
Il trekking al Lago Moo, sopra Ferriere in alta Val Nure, è uno di quei percorsi che obbligano a rallentare il passo e cambiare prospettiva sulla montagna appenninica. Non si tratta del classico giretto al lago raggiunto in pochi minuti dal parcheggio, ma di un anello di circa 15,2 chilometri e 720 metri di dislivello che chiede preparazione, tempo e curiosità.
La prima volta che l’ho percorso sono rimasto colpito da come il paesaggio si trasformi, chilometro dopo chilometro, dall’abitato alla foresta, fino all’ambiente umido del Lago Moo, oggi più torbiera che specchio d’acqua. In estate e inizio autunno il bacino appare quasi nascosto sotto un tappeto di vegetazione, mentre nei periodi più piovosi l’acqua torna protagonista. È un’escursione che unisce geologia, natura e fatica buona, da affrontare con rispetto e un minimo di spirito esplorativo.
Il Lago Moo si trova nel territorio di Ferriere, nell’alta Val Nure, sul versante montano dell’Appennino piacentino. A differenza di molti laghi alpini dall’acqua blu immediatamente riconoscibile, qui ci si trova davanti a un bacino di origine glaciale che nel tempo si è trasformato in una torbiera d’alta quota, un ambiente umido in continua evoluzione.
Quando ci sono arrivato la prima volta, mi sono chiesto per un attimo se avessi sbagliato sentiero: al posto del classico lago di montagna, un grande tappeto verde punteggiato d’acqua e vegetazione acquatica. Nei mesi estivi le piante colonizzano buona parte della superficie, dando l’impressione di un prato umido più che di un lago. In primavera, invece, le piogge e lo scioglimento della neve possono riportare in evidenza l’acqua libera. Più che parlare di lago che “scompare”, conviene pensare al Lago Moo come a un paesaggio che cambia volto a seconda della stagione.
L’itinerario ad anello che porta al Lago Moo parte da Ferriere e misura circa 15,2 chilometri, per un dislivello positivo di circa 720 metri e una durata indicativa di 5 ore e 13 minuti. Sono numeri che spiegano la classificazione del percorso come difficile: non è una passeggiata per improvvisati, ma un trekking adatto a chi ha un minimo di allenamento e dimestichezza con i sentieri di montagna.
Personalmente ho percepito la lunghezza più del dislivello: il lago si raggiunge dopo circa 8,7 chilometri, quindi superata la metà del giro complessivo. Arrivare alla torbiera stanchi, pensando di aver quasi finito, è un errore classico. Il percorso attraversa boschi, tratti rocciosi, zone fangose dopo le piogge e richiede scarpe da trekking con buona aderenza. La stima oraria non include pause lunghe per foto, pranzo o soste contemplative: per godersi davvero la giornata, conviene partire al mattino con un margine di sicurezza, soprattutto a fine estate quando le ore di luce si accorciano.
L’alta Val Nure è un territorio sorprendente per chi conosce solo la pianura emiliana: dorsali che superano i mille metri, boschi estesi, torrenti e ambienti umidi che raccontano una storia geologica legata ai ghiacciai del Quaternario. Il Lago Moo occupa una depressione di origine glaciale, progressivamente colmata da sedimenti e materiale organico che hanno dato vita alla torbiera attuale.
Camminando verso il lago ho avuto la sensazione di attraversare una sequenza di ambienti: prima i margini dell’abitato di Ferriere, poi il bosco fitto, infine l’area umida, dove la superficie vegetata nasconde in parte l’acqua. Sono ecosistemi fragili: uscire dal sentiero o camminare sulla torbiera può danneggiare habitat delicati e rivelarsi pericoloso, perché un terreno apparentemente solido può essere saturo d’acqua. Vale la pena fermarsi sui punti panoramici e osservare con calma: il fascino del Lago Moo sta proprio nell’equilibrio sottile tra acqua, piante e trasformazioni lente del paesaggio appenninico.
La scelta del periodo incide molto sull’esperienza. In estate il Lago Moo appare spesso come un tappeto verde di vegetazione acquatica, mentre tra primavera e inizio autunno le condizioni possono cambiare in base a piogge, temperature e andamento della stagione. Non esiste una data garantita per trovare il lago “come in foto”: conviene partire più per curiosità naturalistica che per inseguire un colore preciso.
Dal punto di vista pratico, considero questo anello una vera uscita giornaliera: servono scorta d’acqua autonoma, cibo adeguato, abbigliamento a strati, guscio impermeabile, lampada frontale e traccia GPS scaricata offline, perché il segnale telefonico può essere discontinuo. Prima di partire è bene controllare meteo e condizioni del sentiero, soprattutto dopo temporali o periodi molto piovosi. Una volta sul posto, è fondamentale restare sui percorsi segnati e osservare il lago senza tentare di attraversare la torbiera. Quello che può sembrare un prato è, in realtà, ancora Lago Moo che continua la sua lenta trasformazione.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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