Il fiordo verde dell’Emilia-Romagna: il lago di smeraldo incastonato tra le foreste con una diga alta 100 metri

Un lago color smeraldo, una diga imponente, boschi selvaggi e pareti di roccia: ecco gli ingredienti di questo percorso ad anello.
Alessandro Cipolla  | 02 Ott 2026

La diga di Ridracoli si trova nella parte meridionale dell’Emilia-Romagna, non lontana dal confine con la Toscana. Siamo nella zona di Bagno di Romagna – celebre località termale – e nel cuore delle Foreste Casentinesi, con questa diga che è una delle più importanti non solo della regione, ma di tutta la parte settentrionale del Belpaese. Infatti rifornisce d’acqua la Romagna e anche San Marino, però oggi a noi interessa un altro aspetto: quello naturalistico ed escursionistico.
La diga di Ridracoli – alta oltre 100 metri – blocca il corso del fiume Bidente in una valle stretta e coperta di boschi, dando vita a un lago. Le pareti ripide così creano una sorta di fiordo. Il bello è che non siamo in Norvegia, con questo giro ad anello – di livello medio/difficile dov’è importante avere un buon passo e le calzature adatte ai piedi – che ti porta a scoprire il lato più selvaggio e nascosto della diga.

Trekking alla diga di Ridracoli

Mappa

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Scheda tecnica

  • Lunghezza: 24,17 km
  • Tipo di percorso: anello
  • Dislivello: 1883 m positivo, 1883 m negativo
  • Altitudine massima: 989 m s.l.m.
  • Altitudine minima: 476 m s.l.m.
  • Difficoltà: E/EE

Il percorso

Questo giro ad anello della diga di Ridracoli procede in senso antiorario. Buona parte del percorso è fuori sentiero, quindi occorre avere una traccia GPS sempre attiva e un buon senso dell’orientamento. Si parte dall’idro-ecomuseo imboccando il sentiero natura. Dopo poco il sentiero supera dall’alto l’ingresso posto alla base della diga. Da lassù si vede la biglietteria e il cancello. Subito dopo ti ricolleghi alla strada da percorrere per un paio di tornanti. Poi l’abbandoni quasi subito e prendi un sentiero in salita verso destra. Il sentiero non è segnato. Da questo punto fino alla località Seghettina i segnali spariscono del tutto. Si arriva così alla prima salita che è impegnativa. L’ascesa porta su una panoramica proprio sopra la diga di Ridracoli. Da qui prosegui verso destra. poi c’è una deviazione a sinistra poco visibile: la segna un omino di pietra e c’è da fare attenzione.

Proseguendo si attraversa la zona di Ridondone e si scende fino a Molinuzzo. Poi occorre risalire dall’altra parte fino alla panoramica di Poggio Pratovecchio. Anche qui fare attenzione perché è facilissimo sbagliare sentiero. Si scende di nuovo fino ad Ammannatoia: qui il sentiero si allarga e diventa semplice da seguire. Lo lasci però all’attacco del ponticello di legno, in direzione Seghettina. Arrivato, si segue il sentiero senza problemi. A un certo punto però la traccia non va più nella direzione giusta. Devi quindi improvvisare e scendere con decisione verso il letto del torrente. Lì non c’è il ponte e occorre guadare.

Dopo averlo superato si deve proseguire fino all’attracco del battello. Da qui la segnaletica è sempre presente, ma ol sentiero 237 spesso è soggetto a chiusure per rischio di crolli. In alternativa si può salire fino al Monte Pratalino, per poi scendere al rifugio Cà di Sopra e continuare sul sentiero natura fino alla diga, dove si segue prima la strada che scende per poi riprendere il sentiero natura – lo stesso dell’inizio della giornata – tornando all’idro-ecomuseo e chiudendo l’anello.

Curiosità sulla diga di Ridracoli

La diga di Ridracoli è relativamente nuova essendo stata inaugurata nel 1982. Molto spettacolare è la cascata di cento metri che si viene a creare quando il lago si riempie e l’acqua tracima. Molto importante poi è l’aspetto della fauna della zona, argomento che finora non abbiamo trattato. L’area fa parte del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Qui vivono cervi – specie in autunno possono facilmente sentire anche da lontano – caprioli e lupi. Insomma, una sorta di piccolo paradiso naturale.

Informazioni utili

Secondo me questo percorso è per escursionisti esperti. Il motivo è presto detto: il telefono non prende nelle prime ore del giro. A prescindere è una buona idea avvertire sempre qualcuno dell’intenzione di fare quest’itinerario. Infine per quanto riguarda i punti d’acqua, ce ne sono due: uno a Seghettina e un altro a Cà di Sopra.

 

Alessandro Cipolla
Alessandro Cipolla

Giornalista pubblicista laureato al D.A.M.S., ama da sempre la montagna e la natura, ma non chiedetegli di prendere una funivia...

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