È lei la perla dell’Appennino: sopra i 1000 metri per scoprire il gioiello delle nostre montagne

A oltre mille metri di quota, un borgo dell’Appennino unisce boschi, sentieri e antiche testimonianze, con percorsi che scendono verso piccole frazioni per poi risalire tra le montagne.
Fabio Belmonte  | 30 Set 2026

Quando penso a Sestola, non mi viene in mente soltanto la neve del Monte Cimone, ma questo anello di 9,43 km che scende deciso verso Ponte Bacconi e poi risale tra campagne e boschi fino a superare di nuovo i mille metri. È un itinerario che ho apprezzato proprio perché ribalta le aspettative: si parte dall’alto e si comincia perdendo oltre 300 metri di quota, con i 403 metri di dislivello positivo che si fanno sentire soprattutto al ritorno. Non è una camminata estrema, la difficoltà resta facile, ma richiede passo sicuro e un minimo di allenamento alla salita.

Lungo il percorso si entra nel cuore rurale del Frignano, tra l’Oratorio di San Biagio, la frazione di Roncoscaglia e un bosco che cambia volto a ogni stagione, offrendo un’ottima alternativa alle solite piste da sci per conoscere davvero l’Appennino modenese.

Trekking ad anello – Oratorio di San Biagio e Roncoscaglia da Sestola

Mappa

Scheda tecnica

  • Punto di partenza: Centro di Sestola (Emilia-Romagna)
  • Punto di arrivo: Centro di Sestola (Emilia-Romagna)
  • Lunghezza: circa 9,43 km
  • Durata: circa 2 ore e 43 minuti
  • Difficoltà: facile
  • Dislivello: circa 403 m+

Sestola oltre le piste da sci: il volto escursionistico dell’Appennino modenese

Sestola, adagiata poco sopra i 1.000 metri, è conosciuta soprattutto come porta d’accesso al comprensorio del Monte Cimone. Eppure, basta allontanarsi dal centro per scoprire un territorio fatto di piccoli nuclei rurali, oratori isolati e boschi fitti che raccontano un’altra anima dell’Appennino modenese. L’anello Sestola–Ponte Bacconi–San Biagio–Roncoscaglia è uno dei percorsi che meglio restituiscono questa dimensione diffusa del paesaggio.

Si tratta di un itinerario di 9,43 chilometri, con 403 metri di dislivello positivo e quota massima attorno ai 1.066 metri. Io lo considero un trekking perfetto per chi vuole passare dalla semplice passeggiata turistica a un’escursione vera, ma senza affrontare terreni tecnici. La classificazione “facile” descrive infatti la natura dei sentieri, non l’assenza di fatica: la lunga discesa iniziale rende inevitabile una fase finale in salita che può farsi sentire nelle gambe, specie se non si è abituati a camminare in montagna.

Dal centro di Sestola a Ponte Bacconi: la lunga discesa verso il fondovalle

 

L’escursione inizia nel cuore di Sestola, nei pressi del porticato con l’ufficio postale, a circa 1.020 metri di quota. Si imbocca il sentiero 5 e, quasi subito, ci si ritrova a scendere. È un dettaglio che al primo giro ho sottovalutato: i metri persi adesso saranno il conto da pagare al ritorno. Si attraversa il rione Albaghiccia, si costeggia il cimitero e si punta verso il Centro Ippico di Sestola, lasciandosi alle spalle il centro turistico più battuto.

Presso una maestà si prende la vecchia strada comunale per Ponte Bacconi, oggi carrareccia, e il paesaggio cambia rapidamente: case e asfalto lasciano spazio a campi, piccoli nuclei e stradine come via Utte, fino alla località La Tapina e alle vicinanze della Fontana del Sasso. Raggiunta la SP30 Sestola–Pavullo, si tocca la quota minima intorno ai 700 metri e, arrivati a Ponte Bacconi, ho sempre la sensazione di trovarmi a un giro di boa: la discesa finisce, da qui inizia davvero il trekking di ritorno.

San Biagio e Roncoscaglia: tra oratori isolati, campagna e boschi del Frignano

Superato Ponte Bacconi e il rio Vesale, si svolta su via Casa Ferrara e compare la prima vera salita su stradello asfaltato. La pendenza qui si fa sentire: è un cambio di ritmo netto dopo la lunga discesa, e a ogni passo mi ricorda quanto sia facile dimenticare il dislivello quando si parte dall’alto. In pochi minuti, la campagna di Roncoscaglia avvolge l’escursionista e l’Oratorio di San Biagio appare isolato, discreto, quasi sospeso tra prati e vecchie vie di collegamento.

Questo è uno dei tratti che preferisco, perché non cerca panorami spettacolari ma racconta il tessuto storico dell’Appennino, fatto di oratori, poderi e strade bianche. Proseguendo verso Roncoscaglia lungo la strada comunale, si entra nella frazione sulle pendici del Cimone e si imbocca una variante del sentiero 4. Qui la traccia si inoltra nel bosco, sempre in leggera ma costante salita, fino a riportare il percorso sopra i mille metri, con il profilo del Cimone che torna a dominare l’orizzonte senza diventare però la vera meta dell’escursione.

Consigli pratici, difficoltà reali e sicurezza lungo l’anello di Sestola

Dal punto più basso, attorno ai 704 metri, si ritorna oltre i 1.000 in circa 9,43 km complessivi: numeri che non spaventano, ma che richiedono comunque un minimo di allenamento alla camminata in salita. La traccia ufficiale parla di 2 ore e 43 minuti totali, con circa 1 ora e 50 di movimento effettivo. Personalmente considero questi tempi indicativi: soste, fotografie, condizioni del fondo e meteo possono allungare l’uscita, quindi preferisco pianificare mezza giornata.

scarponcini con buona suola restano consigliabili, soprattutto nei tratti di bosco del sentiero 4, dove foglie umide, radici e pietre possono rendere il cammino scivoloso. Va prestata attenzione anche ai brevi segmenti su strade aperte al traffico, come la SP30, camminando sempre in sicurezza e ben visibili. Prima di partire è bene verificare lo stato della segnaletica: la traccia, registrata nel 2020, è una base utile ma non sostituisce mai l’osservazione sul posto, indispensabile su qualsiasi itinerario di Appennino.

Fabio Belmonte
Fabio Belmonte

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.

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