
Salire sul Monte Epomeo significa scoprire l’anima più aspra e autentica di Ischia, lontano dalle spiagge affollate e dalle vie dello shopping. Qui, un trekking ad anello di circa 5,27 chilometri e 300 metri di dislivello positivo conduce dal borgo montano di Fontana fino ai quasi 800 metri della vetta, attraversando boschi di castagni, antiche mulattiere e pareti di tufo modellate dall’uomo.
È un’escursione di media difficoltà, alla portata di chi ha un minimo di allenamento, ma abbastanza varia da entusiasmare anche gli escursionisti abituali. Lungo il percorso si incontrano il Ristorante La Grotta, ricavato nella roccia, l’eremo rupestre di San Nicola e una serie di punti panoramici che aprono viste spettacolari sul Golfo di Napoli, su Procida, Capri e sulla costa campana. Un itinerario perfetto per conoscere il lato vulcanico e selvaggio di Ischia, passo dopo passo.
Il Monte Epomeo domina l’Isola d’Ischia come una grande fortezza di roccia, sospesa tra il blu del Golfo di Napoli e i versanti coperti di castagni e macchia mediterranea. Con i suoi circa 788 metri di quota è la cima più alta dell’isola, facilmente riconoscibile da quasi tutte le località costiere, da Forio a Lacco Ameno, fino a Sant’Angelo.
Questa montagna non è un classico cono vulcanico, ma il risultato di un complesso processo di sollevamento di un enorme blocco roccioso all’interno di un’antica caldera. Circa 55.000 anni fa una violenta eruzione creò una vasta depressione centrale; in seguito, la pressione del magma in profondità innalzò progressivamente il terreno, dando origine a quello che oggi conosciamo come Epomeo.
Per chi ama il trekking, questa storia geologica si traduce in un paesaggio sorprendente: pareti di tufo verde scolpite dagli agenti atmosferici, terrazze agricole abbandonate, gole ombreggiate e crinali rocciosi affacciati sul mare.
Il punto di partenza più comodo per l’anello del Monte Epomeo è Fontana, frazione montana del comune di Serrara Fontana, dove si trova un parcheggio utilizzato dagli escursionisti come base per la salita. Da qui la traccia di 5,27 chilometri inizia su asfalto, per poi infilarsi rapidamente sulle antiche mulattiere che risalgono i pendii.
La prima parte dell’itinerario è una progressione regolare tra muretti a secco, castagni e arbusti mediterranei. Il dislivello positivo complessivo è di circa 300 metri, distribuito senza strappi estremi, ma con tratti dove il sentiero si fa più ripido e il fondo più sconnesso. Man mano che si sale, il terreno cambia: la terra lascia spazio a superfici rocciose, gradini scavati nel tufo e brevi rampe molto suggestive.
Dopo circa 1,89 chilometri si raggiunge il Ristorante La Grotta, incastonato in un grande blocco tufaceo. È un riferimento perfetto per una breve sosta e per orientarsi: da qui la vetta dista poco più di 200 metri di dislivello, lungo un tratto finale dove il tufo, soprattutto se bagnato, richiede un passo sicuro e scarpe da trekking con buona aderenza.
Superato il Ristorante La Grotta, il sentiero punta deciso verso la sommità del Monte Epomeo. L’ultimo tratto alterna scalini scavati direttamente nella roccia tufacea e passaggi un po’ irregolari, dove è bene prendersi il proprio tempo, soprattutto in presenza di umidità o fango. Dopo circa 2,11 chilometri dalla partenza si guadagna infine la vetta, un terrazzo naturale sospeso tra cielo e mare.
Da quassù lo sguardo abbraccia gran parte dell’isola: Forio, Casamicciola Terme, Lacco Ameno e i rilievi che scendono verso Sant’Angelo. Nelle giornate più limpide si distinguono chiaramente Procida, Capri, il Vesuvio e la Penisola Sorrentina; verso ovest, talvolta, compaiono anche alcune isole Ponziane. È uno di quei panorami per cui vale la pena scegliere con cura la giornata, magari dopo il passaggio di una perturbazione.
Poco sotto la cima si visita l’Eremo di San Nicola, complesso rupestre medievale scavato nel tufo. La piccola chiesa è documentata già prima del 1459, a testimonianza di un uso religioso antico della montagna. Secoli di vita eremitica hanno lasciato celle, ambienti scavati e tracce di devozione che rendono l’Epomeo un luogo in cui geologia e spiritualità camminano fianco a fianco.
Dalla vetta, l’anello del Monte Epomeo prosegue lungo il crinale, toccando un secondo punto panoramico attorno al chilometro 3,40, prima di rientrare verso Fontana. La discesa conduce nella Gola della Fontana, incisa nei tufi e avvolta dalla vegetazione: un corridoio ombroso e raccolto che contrasta con l’ampiezza dei panorami di cresta. Da qui il sentiero torna progressivamente su terreni più comodi, fino a chiudere il giro al parcheggio iniziale dopo 5,27 chilometri totali.
La difficoltà è classificata come media: la lunghezza è contenuta, ma non mancano tratti ripidi, rocce scivolose e passaggi dove il terreno richiede attenzione. Servono calzature da trekking con buona grip, acqua a sufficienza e protezione dal sole, soprattutto in estate, quando l’esposizione e il caldo possono rendere la salita impegnativa. In autunno, invece, i boschi di castagni regalano colori intensi e spesso una visibilità migliore.
Si può percorrere l’itinerario in buona parte dell’anno, scegliendo giornate stabili e asciutte. Chi arriva con i mezzi pubblici deve considerare il tratto a piedi dalla fermata fino al punto di partenza. In alternativa, è possibile affidarsi a guide escursionistiche locali, che propongono varianti più lunghe, come l’anello di circa sei chilometri tra Fontana, vetta e zona della Migliaccia.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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