
C’è un sentiero in fondo alla penisola sorrentina che guarda dritto verso Capri. È il tracciato di Punta Campanella, tra i più panoramici della zona. Non serve molta fantasia per capirne il motivo: il mare è ovunque, la costa traccia curve suggestive e il profilo dell’isola resta in bella vista anche quando il cielo si chiude. Si parte da Termini (frazione di Massa Lubrense) e si percorrono strade antiche tra la vegetazione mediterranea. Volendo si può chiudere ad anello e tornare da un’altra via (che è il nostro consiglio), ma in ogni caso il cammino è straordinario. Se ami il mare e la storia, questo sentiero non lo dimenticherai mai!

La partenza è da Termini, poco sotto al Monumento ai Caduti e vicino a un paio di piccoli parcheggi. I primi passi sono in salita su una stradella che porta subito a quota; il panorama comincia immediatamente ad aprirsi e, arrivati nella zona del Monte San Costanzo (poco meno di 500 metri s.l.m.), lo sguardo si allargherà su tutta la costa. Capri davanti, il Vesuvio dietro, Ischia a ovest e i rilievi del Cilento.
Passa per la Chiesa di San Costanzo e da lì comincia la discesa verso Punta Campanella, su fondo roccioso e un po’ esposto. Niente di eccessivamente difficoltoso, ma sono necessari un abbigliamento tecnico (scarponi) e molta attenzione e calma. A tal proposito, evita il percorso in piena estate per l’esposizione e in inverno per il possibile fango. Il fondo è misto e il tratto in discesa verso la torre va percorso con concentrazione.
Lungo il crinale scendi fino all’imbocco della Grotta di Minerva (quella che viene chiamata Grotta delle Sirene) e poi fino al faro, ultimo bastione di terra prima del mare aperto. Per il ritorno, dalla torre rientri verso Termini chiudendo l’anello e costeggiando l’altura sul lato nord-ovest. Il mare resta un po’ più in basso, risalendo verso al parcheggio tra gli uliveti e i tratti sterrati. Per chi conosce già il sentiero, è possibile anche percorrerlo al contrario.

A Punta Campanella la storia non è un dettaglio, ma parte del paesaggio. Il nome “Campanella“, infatti, deriva da una campana che avvisava la popolazione in caso di incursioni dal mare, quando la torre era un avamposto. I pirati (i Saraceni principalmente) sono stati a lungo un problema per questa zona. Ma Punta Campanella è stata anche un importante luogo di culto e proprio qui i Greci dedicarono un tempio ad Atena. Ancora oggi, sul Monte San Costanzo si cammina tra i resti sacri.
Secondo la leggenda, poi, in queste acque Ulisse incontrò le Sirene, presso la Grotta di Minerva. A prescindere dai racconti e dai miti, attualmente l’area è tutelata e, tra rocce e macchia mediterranea, i silenzi sono interrotti principalmente dal verso dai gabbiani.
La biodiversità non si impone ma si lascia trovare: qui crescono lentischi, mirto, corbezzoli, e si possono trovare volpi, gheppi che sorvolano la costa e donnole che tagliano il sentiero. I fondali, invece, ospitano praterie di Posidonia oceanica e, dunque, sono rifugio per stelle marine, ricci e banchi di pesci piccoli. Ci passano anche i delfini di tanto in tanto, anche se si spera sempre di trovare la Pinna nobilis, un’enorme conchiglia che ormai è rara.

Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.
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