
Capri, vista dal Sentiero dei Fortini, è quasi irriconoscibile rispetto all’isola delle boutique e degli aperitivi in Piazzetta. Qui, sul versante occidentale, il rumore di fondo è quello del mare che sbatte sulle falesie e del vento che spinge il profumo della macchia mediterranea. Camminando tra fortificazioni costiere, scalinate scolpite nella roccia e tratti esposti al sole, ho avuto la sensazione di percorrere una Capri parallela, più ruvida e autentica.
I 7,23 chilometri di trekking e i circa 190 metri di dislivello non devono ingannare: la fatica non sta tanto nelle cifre, quanto nel ritmo spezzato di salite e discese. Il sentiero chiede attenzione, passo sicuro e rispetto per un ambiente che, a ogni curva, offre scorci sorprendenti sul Golfo di Napoli e sulla costa frastagliata che per secoli è stata sorvegliata dai fortini.
Quando ho imboccato il Sentiero dei Fortini, lasciandomi alle spalle il traffico di Capri e le voci dei turisti, la prima sensazione è stata quella di entrare in un’isola completamente diversa. Il tracciato corre sul versante occidentale, collegando la zona del Faro di Punta Carena con l’area della Grotta Azzurra, lungo una costa ancora poco urbanizzata e dal carattere decisamente selvaggio.
Il percorso misura circa 7,23 chilometri, con un dislivello complessivo intorno ai 190 metri e una difficoltà classificata come media. In pratica significa che non servono tecniche alpinistiche, ma è indispensabile essere abituati a camminare su terreno irregolare, con continui saliscendi, gradini scolpiti nella roccia e tratti dove il sole picchia forte. Qui il mare è una presenza costante, come un filo blu che accompagna ogni passo e rende questo trekking uno dei più scenografici del Golfo di Napoli.
Dal punto di vista escursionistico, il Sentiero dei Fortini è un susseguirsi di scenari diversi. Si passa da tratti scavati nella roccia a scalinate ripide, da balconi naturali affacciati sul Mediterraneo a corridoi immersi nella macchia mediterranea, dove cisto, lentisco e ginepri resistono al vento e alla salsedine. In alcuni momenti, camminando, mi sono trovato sospeso tra cielo e mare, con le onde a picco sotto di me e il profilo del Golfo di Napoli all’orizzonte.
Lungo il percorso compaiono i fortini costieri che danno il nome al sentiero, come il Fortino di Mesola e il Fortino di Orrico, oggi inglobati nella vegetazione ma ancora riconoscibili per le strutture in muratura e le piattaforme panoramiche. Non tutti i resti sono facilmente accessibili in sicurezza, e proprio per questo preferisco considerarli punti di osservazione, più che luoghi da esplorare a fondo. Tra una baia irraggiungibile dall’alto e una curva scavata nel tufo, il sentiero ricorda in continuazione che qui la distanza conta meno della natura del terreno.
Camminando tra un tornante e l’altro, è impossibile non pensare al motivo per cui questi fortini siano stati costruiti proprio qui. Tra XVIII e XIX secolo Capri era un avamposto strategico nel controllo delle rotte del Golfo di Napoli: da questi promontori si poteva scrutare l’orizzonte e intercettare in anticipo l’arrivo delle imbarcazioni. Le strutture difensive furono coinvolte nelle tensioni tra francesi e britannici, che in Mediterraneo si giocavano equilibri politici e commerciali.
Oggi i fortini sono frammenti di storia inseriti in un paesaggio dominato dal blu. Quando mi sono fermato al Fortino di Mesola, il contrasto tra i muri consumati e il mare aperto dava la sensazione di un confine sottile tra passato e presente. Più avanti, nei pressi del Fortino di Orrico, il sentiero sembra trasformarsi in una linea del tempo: la stessa costa che un tempo serviva a difendere l’isola è diventata una balconata panoramica percorsa dagli escursionisti, alla ricerca di una Capri meno mondana e più vera.
Da trekker, considero il Sentiero dei Fortini un itinerario breve ma impegnativo quanto basta per richiedere un minimo di pianificazione. L’esposizione al sole è il fattore critico principale: in estate le ore centrali possono diventare pesanti, mentre settembre e le mezze stagioni offrono temperature molto più gestibili. In ogni caso, consiglio di partire con una buona scorta d’acqua, cappello e crema solare, perché lungo il tracciato non si trovano punti di rifornimento continui.
Sul fronte attrezzatura, sono indispensabili scarpe da trekking con buona aderenza: dopo la pioggia, rocce e gradini diventano scivolosi e un passo incerto può trasformare un’uscita piacevole in un problema. Prima di partire conviene verificare gli orari degli autobus di Capri per raggiungere il Faro di Punta Carena o la zona della Grotta Azzurra, e informarsi su eventuali chiusure o lavori sul sentiero. Organizzato con calma, questo trekking regala una prospettiva unica sull’isola: per qualche ora spariscono traffico e vetrine, restano solo pietra, vento e il Mediterraneo sotto i piedi.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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