Trentino, l’anello di montagna è un percorso lungo 12 chilometri per vivere i più bei ghiacciai delle Alpi

Fabio Belmonte  | 19 Lug 2026

Ogni volta che torno in Val di Peio ho la sensazione di rientrare in un piccolo laboratorio di alta montagna, dove il ghiaccio ha modellato per secoli vallate, pascoli e pareti rocciose. L’anello del Rifugio Guido Larcher, nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio, è uno di quei percorsi che porto sempre come riferimento quando penso a cosa significhi davvero un’escursione d’alta quota in Trentino.

I suoi 14,1 chilometri e gli 810 metri di dislivello non sono numeri da prendere alla leggera, ma chilometro dopo chilometro regalano una varietà di paesaggi rara: boschi freschi di fondovalle, cascate, ambienti morenici e una lunga sequenza di laghi alpini. È un itinerario classificato difficile, adatto a chi ha già esperienza di trekking, ma che sa ripagare con vedute ravvicinate sui ghiacciai del gruppo Ortles-Cevedale e con un contatto diretto con alcuni degli scenari più autentici dell’alta montagna italiana.

Trekking ad anello – Rifugio Larcher e laghi del Careser

Scheda tecnica

  • Punto di partenza: Parcheggio presso la cascata di Salt dei Gembri, Val de la Mare (Trentino)
  • Punto di arrivo: Parcheggio presso la cascata di Salt dei Gembri, Val de la Mare (Trentino)
  • Lunghezza: circa 14,1 km
  • Durata: circa 6 ore e 1 minuto
  • Difficoltà: difficile
  • Dislivello: circa 810 m+

Mappa

Dal parcheggio di Malga Mare ai panorami aperti di Pian Venezia

Il punto di partenza di questo anello è il parcheggio di Malga Mare, in fondo alla Val di Peio. Ogni volta che imbocco il sentiero qui, il rumore dell’acqua e il profumo di bosco segnano l’inizio dell’escursione meglio di qualsiasi segnavia. Il tracciato sale deciso fin da subito, ma il fondo è generalmente buono e permette di trovare il proprio ritmo mentre ci si avvicina alla cascata Salt dei Gembri, una delle prime soste “obbligate” per chi ama fermarsi a scattare foto o semplicemente ad ascoltare il fragore dell’acqua.

Superata la cascata, il bosco inizia ad aprirsi e la salita conduce verso Pian Veneziaoltre i 2.200 metri. Qui il paesaggio cambia radicalmente: gli alberi lasciano spazio a prati alpini e ondulazioni moreniche, e per me è sempre il punto in cui sento davvero di essere entrato nell’alta montagna. Davanti si alzano le cime del gruppo Ortles-Cevedale, con le lingue glaciali che iniziano a comparire tra le valli sospese, anticipando il cuore più severo dell’escursione.

Al Rifugio Guido Larcher, balcone naturale sui ghiacciai del Cevedale

Dopo circa quattro chilometri di salita costante, il sentiero porta al Rifugio Guido Larcher al Cevedalepoco sopra i 2.600 metri. L’arrivo qui è sempre un piccolo traguardo personale: alle spalle rimane il bosco lontano, davanti si apre un anfiteatro di rocce, nevai e ghiacciai che domina la conca. Il rifugio è una base storica per escursionisti e alpinisti, e nei mesi estivi l’atmosfera è quella vivace delle grandi traversate, con zaini appoggiati ovunque e mappe aperte sui tavoli.

Dal terrazzo del Larcher la vista sul ghiacciaio de La Mare è uno dei momenti clou dell’itinerario. Mi capita spesso di restare in silenzio a osservare le lingue di ghiaccio e le morene, pensando a quanto sia cambiato questo paesaggio in pochi decenni. I ghiacciai del gruppo Ortles-Cevedale sono tra i più monitorati delle Alpi e, mentre lo scenario rimane spettacolare, non è difficile leggere nei loro profili i segni evidenti del ritiro e delle trasformazioni climatiche in corso.

Laghi Marmotta, Nero e Careser: il lato più suggestivo dell’anello

 

Lasciato alle spalle il rifugio, il sentiero entra in un ambiente più severo, fatto di pietraie, vecchie morene e pendii dove la vegetazione si fa sempre più rada. È un tratto in cui consiglio passo sicuro e attenzione, soprattutto in presenza di umidità o neve residua. In compenso, è anche la parte che, personalmente, trovo più affascinante: la montagna qui si mostra essenziale, senza filtri.

Il primo specchio d’acqua che si incontra è il Lago Marmotta, un piccolo bacino alpino incastonato tra rocce levigate e pascoli d’alta quota. Poco più avanti appare il Lago Nero, con quelle tonalità scure che, ogni volta, mi colpiscono come se lo vedessi per la prima volta. È uno dei punti più fotografati del percorso, stretto tra conche glaciali e dossi rocciosi. Proseguendo si raggiunge infine il Lago del Careser, invaso artificiale ma circondato da un contesto naturale di grande pregio: il contrasto tra diga e montagne innevate è netto, ma racconta bene anche la lunga storia di convivenza tra uomo e ambiente alpino.

Difficoltà, periodo consigliato e consigli pratici per il trekking

L’anello del Rifugio Larcher misura 14,1 chilometri, con circa 810 metri di dislivello positivo e una percorrenza media di 6 ore. Io lo considero un itinerario impegnativo, più mentale che tecnico, perché si svolge quasi interamente sopra i 2.000 metri, con lunghi tratti su terreno roccioso e morenico. È un percorso adatto a escursionisti con un buon allenamento, capaci di gestire la fatica e i cambi di meteo tipici dell’alta quota.

Il periodo migliore per affrontarlo va generalmente da fine giugno a inizio autunno, quando la neve si è ritirata e il rifugio è operativo. Prima di partire consiglio sempre di controllare il bollettino meteo e le condizioni del sentiero, oltre a non sottovalutare equipaggiamento e riserva d’acqua. Non va dimenticato che ci si muove all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio: restare sui tracciati segnalati, rispettare la fauna e mantenere un profilo discreto è parte integrante dell’esperienza. È anche così che questo anello d’alta quota continua a offrire, passo dopo passo, un contatto autentico con la montagna.

Fabio Belmonte
Fabio Belmonte

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.

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