
Le Dolomiti di Sesto hanno quel tipo di paesaggio che, una volta visto dal vivo, resta inciso nella memoria di chi ama camminare in montagna. L’itinerario ad anello che parte dalla Val Fiscalina e raggiunge i rifugi Zsigmondy, Büllelejoch e Locatelli è uno di quei percorsi che consiglio solo a chi ha già confidenza con i sentieri d’alta quota. Non è una semplice passeggiata panoramica: è un trekking lungo, con dislivello importante, dove la bellezza del paesaggio va sempre letta insieme all’impegno fisico richiesto.
Qui la montagna si mostra senza filtri: boschi radi che lasciano spazio a ghiaioni chiari, pareti verticali e forcelle che obbligano a guardare in su, ma anche a fare attenzione a dove si mettono i piedi. È un percorso che ripaga ogni passo, purché affrontato con preparazione, rispetto per l’ambiente e tempi adeguati alla propria esperienza.
La Val Fiscalina è uno di quei luoghi che, ogni volta che ci torno, mi ricordano perché amo le Dolomiti. Il sentiero prende quota con gradualità, attraversando boschi di conifere e radure dove il profilo delle cime inizia a farsi nitido. Dopo poco più di un’ora di cammino si arriva al Rifugio Fondo Valle, primo vero punto di appoggio del percorso e crocevia di diverse escursioni nel Parco Naturale Tre Cime.
Già in questo tratto iniziale si percepisce che l’escursione non è una passeggiata turistica. Il fondo può essere umido, soprattutto al mattino presto, e un buon paio di scarponi con suola scolpita non è un dettaglio ma una condizione minima di sicurezza. Qui consiglio sempre di prendersi il tempo per regolare lo zaino, bere, osservare il meteo e capire come il corpo risponde ai primi metri di dislivello.
Dal Rifugio Fondo Valle la musica cambia: la pendenza aumenta e il sentiero si fa più diretto. La salita verso il Rifugio Zsigmondy, che si trova oltre i 2.200 metri di quota, richiede passo regolare e testa fredda. In questo tratto mi capita spesso di rallentare di proposito, non solo per gestire lo sforzo, ma anche per assorbire il paesaggio di pareti e canaloni che si apre attorno allo Zwölferkofel.
Superato lo Zsigmondy, il tracciato prosegue verso il Rifugio Büllelejoch, forse uno dei punti più scenografici del giro. La vegetazione si dirada, il terreno diventa più sassoso e la sensazione è quella di entrare in un ambiente quasi minerale. Qui il sole estivo può farsi sentire: porto sempre con me una buona riserva d’acqua, cappello e crema solare, perché la combinazione di quota, fatica e irraggiamento può mettere davvero alla prova.
Dal Büllelejoch al Rifugio Locatelli il trekking assume quel carattere iconico che ha reso le Dolomiti di Sesto famose nel mondo. Il terreno resta impegnativo, ma la prospettiva cambia: il profilo delle Tre Cime di Lavaredo si fa via via più riconoscibile, fino a comparire in tutta la sua verticalità poco prima di raggiungere il rifugio. Ogni volta che arrivo qui, nonostante ci sia spesso molta gente, mi prendo sempre qualche minuto in silenzio per guardare la parete nord.
Il Locatelli è un nodo importante anche dal punto di vista escursionistico: da qui si può proseguire verso altri itinerari oppure iniziare il rientro ad anello. Essere in un’area protetta significa anche adottare comportamenti adeguati. resto sui sentieri segnati, evito scorciatoie sui ghiaioni e porto sempre a valle i rifiuti, compresi quelli più piccoli, perché in un ambiente così frequentato ogni singolo gesto conta.
Con i suoi circa 18 chilometri e oltre 1.100 metri di dislivello positivo, questo anello richiede una giornata piena di cammino. I tempi medi parlano di quasi otto ore, che nella mia esperienza possono allungarsi facilmente se ci si ferma per fotografare, mangiare con calma o semplicemente riposare. Per questo consiglio di partire presto, soprattutto in estate, per evitare i temporali pomeridiani e avere un margine di sicurezza in caso di imprevisti.
In termini di difficoltà, considero questo itinerario adatto a escursionisti allenati, abituati a gestire la fatica e il terreno d’alta quota. Bastoncini telescopici, abbigliamento a strati, riserva d’acqua e una valutazione onesta del proprio livello sono fondamentali. La presenza della fermata dell’autobus a valle facilita la logistica, ma non deve far dimenticare che qui si è in montagna vera: il rispetto per ambiente, meteo e segnali del corpo resta la migliore garanzia per godersi il percorso.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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