Tra i pascoli e le vette della Val di Non, scopri il trekking panoramico verso la Croce del Roen

Fabio Belmonte  | 27 Giu 2026

Tra i trekking che mi porto più volentieri nello zaino dei ricordi, la salita alla Croce del Roen è uno di quelli che tornano spesso alla mente. È un percorso di media lunghezza, con i suoi circa 16,5 chilometri e 740 metri di dislivello, ma soprattutto è un viaggio continuo tra ambienti diversi: boschi ombrosi, pascoli d’alta quota, crinali affacciati sul vuoto e rifugi dal sapore autentico.

Ad ogni curva il paesaggio sembra cambiare tono, rivelando un nuovo scorcio sulla Val d’Adige, sulla Val di Non e sulle montagne che dividono Trentino e Alto Adige. Camminare qui significa attraversare una montagna ancora vissuta, dove i sentieri si intrecciano con la storia delle malghe, delle antiche vie alpine e delle comunità che le abitano. Una di quelle escursioni che, alla fine, ti lasciano addosso la voglia di tornare.

Escursione alla Roenspitze nei dintorni di Bolzano

Scheda tecnica

  • Punto di partenza: Passo della Mendola (Mendelpass), Alto Adige
  • Punto di arrivo: Passo della Mendola (Mendelpass), Alto Adige
  • Lunghezza: circa 16,5 km
  • Durata: circa 5 ore e 47 minuti
  • Difficoltà: difficile
  • Dislivello: circa 740 m+

Mappa

Dal Passo della Mendola ai primi panorami sulla Val di Non

La mia escursione verso la Croce del Roen inizia sempre dal Passo della Mendola, valico storico che collega Trentino e Alto Adige. Appena ci si incammina, il sentiero prende quota con calma, tra prati d’altura e boschi di conifere che profumano di resina, ideale per scaldare gambe e fiato senza strappi improvvisi.

Dopo pochi minuti di cammino, tra un tornante e l’altro, si aprono le prime finestre panoramiche sulla Val di Non, con i versanti coltivati che raccontano la lunga relazione tra agricoltura e montagna. È una zona dove senti davvero di entrare in un altopiano alpino vivo, frequentato da secoli da viandanti, commercianti e oggi da escursionisti che cercano un contatto diretto con l’ambiente naturale. Già in questo primo tratto si coglie il carattere del percorso: un trekking alpino che alterna tratti nel bosco a radure aperte, con il paesaggio che cambia ritmo e profondità a ogni curva.

Prati, malghe e il filo sottile tra uomo e montagna

Proseguendo lungo il sentiero, gli alberi iniziano a diradarsi e il paesaggio si apre sui tipici pascoli d’alta quota. Qui la camminata assume un respiro diverso: lo sguardo corre lungo la dorsale, seguendo i crinali che delimitano il confine naturale tra Trentino e Alto Adige. In estate i prati sono animati dal suono dei campanacci, dalle mandrie in alpeggio e da un silenzio fatto più di natura che di assenza di rumore.

Capita spesso, in questa zona, di fermarmi un attimo a osservare le malghe, le stalle stagionali e i piccoli ricoveri in pietra. Sono tracce concrete di un’economia che per secoli ha vissuto sui pascoli, un equilibrio sottile tra uomo e montagna che ancora oggi si percepisce in ogni dettaglio. Camminando tra questi edifici, il trekking diventa anche un modo per leggere la storia del territorio, passo dopo passo. È uno di quei tratti in cui capisci quanto la montagna non sia solo scenografia, ma luogo abitato, lavorato e rispettato nel tempo.

Rifugi, soste e panorami sulla Val d’Adige

 

Lungo il percorso verso la Croce del Roen, la presenza di rifugi e strutture storiche rende l’itinerario ancora più piacevole. Tra i punti di riferimento spiccano Capanna Enziana e il Rifugio Oltradige al Roen, dove è facile che io decida di fermarmi per una zuppa calda o una fetta di torta prima di riprendere quota. Qui l’ospitalità alpina si intreccia con racconti, dialetti e ricette che parlano di Trentino e Alto Adige.

Da questi balconi naturali il panorama sulla Val d’Adige si fa progressivamente più ampio. Nelle giornate limpide la vista abbraccia la Strada del Vino altoatesina, un mosaico di vigneti che dal sentiero appare come una grande carta geografica agricola. Più in alto, in punti come la Lawenspitze, la sensazione è quella di camminare sospesi tra valle e cielo, con le montagne dell’Alto Adige e del Trentino occidentale che si susseguono fino all’orizzonte. È anche un buon territorio per avvistare rapacimarmotte e, con un po’ di fortuna, piccoli ungulati che si tengono a distanza dal viavai dei camminatori.

La Croce del Roen e l’arrivo in vetta

L’ultimo tratto verso la Croce del Roen è quello che ricordo sempre con più intensità. Il sentiero guadagna gli ultimi metri di dislivello e, quasi all’improvviso, si esce sul versante sommitale del Monte Roen, a oltre duemila metri di quota. La grande croce di vetta segna il punto d’arrivo, ma anche il confine ideale tra le due regioni e tra vallate molto diverse tra loro.

Da quassù lo sguardo corre dalla Val di Non alla Val d’Adige, dalle montagne dell’Alto Adige alle catene più lontane dell’Italia nord-orientale. È una sensazione di spazio difficile da raccontare a chi non c’è mai stato: le creste si inseguono una dopo l’altra, i pascoli scendono morbidi verso il fondovalle e il vento sembra amplificare ogni dettaglio del paesaggio. Quando il sole cala dietro le cime, restare qualche minuto accanto alla croce, in silenzio, è il modo migliore per chiudere la giornata. È in quei momenti che capisco perché continuo a tornare su questi sentieri della Mendola.

Fabio Belmonte
Fabio Belmonte

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.

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