
Arrivare al ponte sospeso AVIS la prima volta è una sensazione che resta addosso: i cavi d’acciaio tesi sulla gola, il vuoto sotto le grate metalliche e, tutto intorno, le pareti chiare delle Piccole Dolomiti. L’itinerario ad anello tra Pian delle Fugazze e Campogrosso non è solo una passeggiata verso una passerella panoramica, ma un vero percorso di montagna che attraversa boschi, malghe e strade storiche.
Quando ci sono stato, ho apprezzato proprio questa varietà: asfalto chiuso al traffico, sterrati, sentieri nel bosco e tratti più ruvidi che richiedono attenzione. In poche ore si cambia spesso scenario, passando dai versanti ombrosi del Pasubio ai prati aperti sotto il Sengio Alto. È un’escursione di media difficoltà, alla portata di chi cammina con regolarità, ma che chiede passo sicuro e un po’ di testa fredda quando arriva il momento di attraversare il ponte.
Il giro ad anello del ponte sospeso AVIS si sviluppa per circa 11,6 chilometri tra il Pian delle Fugazze e il passo di Campogrosso, attraversando a più riprese il confine tra Trentino e Veneto. La quota oscilla grosso modo tra 1.170 e 1.520 metri, con un dislivello positivo di 400 metri che, distribuito in salite regolari, rende l’escursione impegnativa ma gestibile per chi è abituato a camminare.
Quello che mi ha colpito è l’alternanza continua di superfici: quasi metà percorso corre su asfalto chiuso al traffico, il resto si divide tra sterrati, sentieri escursionistici e brevi tratti dal fondo più irregolare. L’anello gira attorno ai rilievi del Monte Baffelan e del Monte Cornetto, con scorci frequenti verso il gruppo del Sengio Alto. Sulla carta la classificazione è moderata, ma dopo la pioggia il terreno può diventare scivoloso e alcuni passaggi chiedono attenzione e passo sicuro.
Il cuore dell’escursione è il ponte sospeso AVIS, spesso chiamato ponte tibetano di Malunga, anche se tecnicamente è un ponte a corde in acciaio. Misura 105 metri di lunghezza e sfiora un’altezza massima di 35 metri sopra il fondo della gola. I cavi laterali e i sistemi anti-vento ne limitano le oscillazioni, ma il movimento resta percepibile, soprattutto quando più persone lo attraversano insieme.
Personalmente ho trovato più impegnativa la testa che le gambe: la pavimentazione metallica lascia filtrare la vista sul vuoto, e la larghezza ridotta accentua la sensazione di esposizione. Non serve imbragatura né attrezzatura da ferrata, ma chi soffre di vertigini deve valutare con sincerità i propri limiti. Il ponte, costruito nel 2016 dal Comune di Valli del Pasubio per superare una frana sulla Strada del Re, è dedicato alla sezione AVIS di Schio, ricordando un grave incidente stradale del 1956 e la mobilitazione dei donatori di sangue.
Dal Pian delle Fugazze si imbocca la Strada del Re seguendo le indicazioni per l’Ossario del Pasubio: il primo tratto, su fondo comodo, porta verso il ponte in circa mezz’ora di cammino. L’ambiente è quello tipico della media montagna calcarea: boschi, pareti chiare, aperture improvvise sulle Piccole Dolomiti. Dopo l’attraversamento della passerella si continua in direzione di Campogrosso, inserendo, nella versione più completa dell’anello, il Sentiero del Losco.
A circa 6,4 chilometri dalla partenza il tracciato entra nel bosco, dove compaiono le sculture in legno di Enzo Mazzucchi: un dettaglio che rende il percorso piacevole anche per chi cammina in famiglia. Più avanti l’itinerario tocca l’area di Malga Boffental e Parco Pousset, tra pascoli e strade rurali. Qui ho avuto la sensazione più forte del cambio di paesaggio: dalle gole e dalla roccia verticale si passa a prati aperti e zone d’alpeggio, con le Piccole Dolomiti che restano comunque sempre sullo sfondo.
Il punto di partenza più comodo è l’area di Pian delle Fugazze, dove si trovano diversi parcheggi, in gran parte a pagamento. I posti auto di Campogrosso vengono indicati come gratuiti, mentre quello presso l’Ossario del Pasubio è riservato ai visitatori del monumento e non va considerato per un’uscita di diverse ore. Prima di mettersi in marcia conviene comunque controllare sul posto segnaletica, tariffe e regolamenti, perché possono variare.
L’anello è di media difficoltà: 11,6 chilometri e 400 metri di dislivello non sono estremi, ma richiedono allenamento di base, scarpe da trekking con buona suola, acqua e abbigliamento adatto ai rapidi cambi di tempo. Io preferisco affrontarlo tra tarda primavera e autunno, evitando neve e ghiaccio. Anche d’estate è fondamentale monitorare il meteo: temporali, vento e nebbia possono rendere delicati sia il ponte sospeso AVIS sia i tratti più esposti sopra la valle.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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