
Ogni volta che ripenso al lungo anello del Rifugio Alimonta nelle Dolomiti di Brenta, mi tornano in mente soprattutto il silenzio della roccia e la sensazione di essere sospeso tra le pareti. 730 metri di dislivello che non concede sconti, un percorso dove l’allenamento conta, ma l’esperienza su ferrata conta ancora di più.
Quando ho messo piede sulle prime cenge della Via delle Bocchette ho capito subito perché qui non si parla di semplice escursionismo panoramico, ma di un vero viaggio d’alta quota. Non è un giro da improvvisare: l’ambiente è tecnico, spesso esposto, e il meteo può cambiare in fretta. 580 metri regala una soddisfazione rara, di quelle che ti accompagnano a lungo, molto dopo il rientro in fondovalle.
L’anello del Rifugio Alimonta, nel cuore delle Dolomiti di Brenta in Trentino, è uno di quei percorsi che cambiano il modo di guardare la montagna. Parliamo di 21,2 km, 1.730 metri di dislivello positivo e oltre 11 ore stimate in ambiente severo: numeri che raccontano chiaramente che non si tratta di una passeggiata panoramica, ma di una traversata d’alta quota riservata a escursionisti davvero esperti.
Quando ho seguito questa traccia per la prima volta, mi sono reso conto che la distanza, in alta montagna, inganna. Sulle cenge e sui tratti attrezzati della Via delle Bocchette ogni passo richiede concentrazione; ritmi e tempi si dilatano, mentre le pareti del Brenta si chiudono attorno al sentiero. Il Rifugio Alimonta, a 2.580 metri, arriva all’incirca a metà del giro, verso il chilometro 10,4, dopo aver attraversato l’ambiente sospeso e roccioso della Bocca di Brenta, quando il fondovalle è ormai soltanto un ricordo lontano.
La Via delle Bocchette non è un sentiero qualsiasi, ma un sistema di vie ferrate che taglia il Brenta sfruttando cenge naturali, forcelle e passaggi scavati nella dolomia. Ricordo la prima volta in cui ho agganciato il set da ferrata al cavo: sotto di me verticalità assoluta, davanti una linea sospesa che collegava valloni e rifugi come un balcone appeso nel vuoto. Il bello di questo itinerario è proprio il suo andamento orizzontale in quota, che non rincorre per forza le cime, ma preferisce entrare nel cuore delle pareti.
I tratti tecnici e potenzialmente pericolosi occupano una porzione importante del percorso. Qui casco, imbragatura e set da ferrata non sono un di più, ma l’equipaggiamento minimo per muoversi in sicurezza. Con roccia bagnata, temporali o neve residua, la difficoltà cresce in modo drastico: per questo, prima di partire, controllo sempre bollettini meteo, condizioni delle vie e aperture dei rifugi, sapendo che il panorama mozzafiato è inseparabile dall’esposizione che lo rende possibile.
Intorno al chilometro 5,6 l’itinerario raggiunge la Bocca di Brenta, un passaggio chiave che sembra aprire una porta tra due mondi del gruppo dolomitico. Qui ho percepito nettamente il cambio di ambiente: i prati alpini arretrano, il verde si assottiglia e la dolomia prende il sopravvento, con pareti, torrioni e campanili che si stringono attorno alle tracce di sentiero. Già più in basso, verso i 2,9 chilometri dalla partenza, la Baita Massodi segna un punto di riferimento, ma non va confusa con un rifugio gestito tradizionalmente.
Quando, più avanti, il Rifugio Alimonta compare tra le rocce, la sensazione è quella di trovare un vero avamposto sospeso nel cuore del Brenta. A 2.580 metri, questo “nido d’aquila” serve da punto d’appoggio prezioso per chi compie grandi traversate sulle Bocchette. Nelle mie uscite ho sempre considerato l’Alimonta non come semplice meta fotografica, ma come infrastruttura d’alta quota da pianificare con attenzione, dove orari, stanchezza del gruppo e condizioni della roccia fanno davvero la differenza sul seguito della giornata.
Con 11 ore di percorrenza e 1.730 metri di dislivello, questo anello va programmato come una vera giornata d’alta montagna, non come una semplice escursione domenicale. Personalmente, parto sempre all’alba: sulle Dolomiti i temporali pomeridiani sono frequenti e trovarsi su una ferrata durante un fronte elettrico è un rischio che non vale mai la pena correre. Prima di ogni tentativo controllo con cura i bollettini meteo, gli aggiornamenti sulle vie ferrate e l’apertura dei rifugi, perché una traccia GPS recente non può garantire le condizioni reali del terreno.
L’equipaggiamento deve includere casco, imbragatura, set da ferrata omologato, guanti, abbigliamento a strati e una riserva d’acqua adeguata, sapendo che i tempi si allungano su roccia e cenge. Chi non ha sufficiente esperienza su tratti esposti farebbe meglio a rivolgersi a una guida alpina o a scegliere itinerari più semplici. Il Brenta premia chi lo affronta con rispetto e prudenza: arrivare e ripartire dal Rifugio Alimonta significa accettare una montagna verticale, che non perdona leggerezze ma ripaga con una delle esperienze più intense delle Alpi italiane.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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