
Nel cuore dell’Alto Adige, il trekking al Lago Selvaggio è uno di quei percorsi che restano impressi nelle gambe e nella memoria. 500 metri della conca glaciale, il sentiero cambia volto più volte: prima le baite di legno e i prati d’alpeggio, poi la gola scavata dal Rio di Valles, infine i pendii ripidi che accompagnano verso il Wilder See.
È un itinerario di 12,54 chilometri complessivi, con 874 metri di dislivello positivo, classificato difficile e destinato a escursionisti con buon allenamento e passo sicuro. La ricompensa è un lago alpino tra i più profondi dell’Alto Adige, incastonato ai piedi del Picco della Croce, punto culminante dei Monti di Fundres. Qui l’ambiente è severo, autentico, lontano dalle folle e dalle strade: un trekking vero, da pianificare con attenzione e da vivere con rispetto per la montagna.
Il Lago Selvaggio, o Wilder See, si trova nella parte settentrionale della Val di Valles, in Alto Adige, nel cuore dei Monti di Fundres, un sottogruppo delle Alpi della Zillertal. Parliamo di un ambiente chiaramente d’alta montagna, fatto di valloni profondi, praterie alpine, pietraie e cime che superano i tremila metri.
Il bacino è di origine glaciale e occupa una conca naturale a circa 2.532–2.538 metri di quota, circondata da versanti ripidi che salgono verso le creste, come un anfiteatro di roccia. Con una profondità riportata dalle fonti turistiche intorno ai 46 metri, è considerato il lago alpino più profondo dell’Alto Adige, ma non di tutto l’arco alpino.
La superficie si aggira sui 10–11 ettari, con forma irregolare e allungata. A dominare la scena è il Picco della Croce (Wilde Kreuzspitze, 3.132 metri), vetta più alta dei Monti di Fundres, che incombe sul lago con pendii detritici e canaloni spesso innevati fino all’inizio dell’estate.
Il trekking al Lago Selvaggio parte dall’area di Malga Fane, a circa 1.739 metri, uno degli alpeggi più caratteristici dell’Alto Adige. Qui un gruppo di baite, fienili, stalle e una piccola chiesa si raccolgono in una conca verde circondata da montagne: un villaggio alpino che racconta secoli di vita d’alpeggio, documentato già nel Quattrocento.
Dal settore dei parcheggi, regolati e a pagamento nei periodi di maggior afflusso, si imbocca il sentiero numero 17. Una stradina sterrata conduce verso il fondo della valle, dove il paesaggio si stringe nella gola di Valles, la Schramme, scavata dal Rio di Valles. Qui il trekking assume subito un tono più selvaggio, tra pareti rocciose, cascate laterali e il torrente che rumoreggia a pochi metri dal sentiero.
La salita è progressiva, mai banale: si alternano tratti regolari e pendenze più marcate che richiedono passo costante. A un bivio ben segnalato si lascia la direzione per il Rifugio Bressanone, che continua sul 17, e si devia sul sentiero 18, puntando verso Malga Pian di Làbes e la conca del Lago Selvaggio, ormai lontano dietro gli ultimi pendii erbosi.
Superata Malga Pian di Làbes, o Labiseben Alm, intorno ai 2.138 metri, la montagna cambia carattere. Il sentiero 18 lascia alle spalle l’atmosfera rassicurante delle malghe e si infila tra pendii erbosi sempre più ripidi, pietraie e affioramenti rocciosi. Da guida di montagna non esito a definirla la parte chiave del trekking: qui emergono allenamento, passo sicuro e capacità di valutare il terreno.
La traccia rimane segnalata, ma diventa più stretta in alcuni punti, con tratti esposti che richiedono concentrazione. Poco sotto la conca del Lago Selvaggio si incontrano passaggi attrezzati con corde fisse, menzionati anche nelle descrizioni ufficiali del percorso. Su terreno asciutto, per chi è abituato alla montagna, non si tratta di passaggi tecnici estremi, ma con pioggia, neve residua o nebbia l’impegno cresce sensibilmente.
Raggiunti i 2.500 metri, la vegetazione lascia spazio quasi solo a rocce e detriti, mentre il lago compare all’improvviso superando un dosso, scuro e profondo ai piedi del Picco della Croce. Da qui alcuni escursionisti proseguono verso il Passo Val di Nebbia (Rauhtaljoch) e quindi alla vetta di 3.132 metri, ma si tratta di un’ascensione più impegnativa, distinta dal classico anello Valles – Lago Selvaggio.
L’itinerario Valles – Lago Selvaggio si sviluppa su 12,54 chilometri complessivi di andata e ritorno, con 874 metri di dislivello positivo e circa 850 in discesa. La quota minima della traccia è di 1.721 metri, mentre il punto più alto sfiora i 2.571 metri, leggermente sopra il livello del lago. Per un’escursione di questo tipo è realistico considerare almeno 4 ore e 15 minuti di cammino effettivo, soste escluse, ma il tempo va adattato al proprio passo.
Il periodo ideale per questo trekking va grosso modo da fine giugno a inizio ottobre, quando la neve si è ritirata dai versanti principali. Già dalla seconda metà di ottobre la presenza di neve e ghiaccio può cambiare completamente lo scenario, trasformando il percorso in un itinerario alpinistico, non più adatto all’escursionista medio.
In zaino non dovrebbero mancare scarponi da montagna con buona suola, abbigliamento a strati, guscio antivento e antipioggia, cappello, occhiali da sole, acqua e alimenti energetici. Una carta escursionistica o una traccia GPS offline diventano preziose se la nebbia sale nella conca del lago. Per raggiungere la Val di Valles si risale la Val Pusteria fino a Rio di Pusteria e si seguono le indicazioni per Valles e Malga Fane, tenendo conto di eventuali limitazioni stagionali a traffico e parcheggi.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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