
Il Sentiero della Pace non è un semplice trekking di più giorni, ma una lunga traversata che attraversa il Trentino seguendo le tracce della Prima guerra mondiale. Per oltre 500 chilometri collega forti, trincee, ghiacciai, vallate abitate e paesi di fondovalle, trasformando un antico fronte alpino in un corridoio di memoria e paesaggio. È un percorso pensato per escursionisti con buona esperienza, interessati sia alla montagna sia alla storia, che vogliono leggere il territorio attraverso strade militari, mulattiere e sentieri d’alta quota.
Chi si mette in cammino deve mettere in conto dislivelli impegnativi, tappe lunghe e tratti esposti, ma viene ripagato da ambienti molto diversi tra loro: dai ghiacciai dell’Adamello alle acque del Garda, dalle valli del Sarca alle creste del Lagorai fino ai piedi della Marmolada. Un itinerario che richiede rispetto, preparazione e tempo lento.
Il Sentiero della Pace corre per circa 535 chilometri lungo le montagne del Trentino, collegando il confine occidentale con la Lombardia alle aree orientali verso il Veneto. È suddiviso in 35 tappe raccolte in sette sezioni, con oltre 29.000 metri di dislivello positivo e un valore simile in discesa. Significa più di 200 ore di cammino complessive, spesso su terreni d’alta quota, esposti o rocciosi.
Le singole tappe variano molto: alcune non superano i dieci chilometri ma affrontano salite ripide e passaggi delicati, altre superano i venti chilometri con giornate da sette-otto ore. Tratti come quello dal Rifugio Trivena a Lardaro o la salita da Nago al Rifugio Damiano Chiesa mostrano bene la severità dell’itinerario, che viene infatti classificato per lo più come difficile. Non è un percorso per chi muove i primi passi in montagna: servono passo sicuro, scarponi adeguati, attrezzatura affidabile e una pianificazione accurata di quote, acqua e punti d’appoggio.
Le prime tappe del Sentiero della Pace partono dal Passo del Tonale e si spingono verso la Presena e il gruppo dell’Adamello, dove mulattiere e trincee corrono accanto a ghiacciai e pareti rocciose. Qui il percorso raggiunge quote superiori ai 3.000 metri, toccando aree studiate anche dal centro glaciologico Julius Payer, e mette subito l’escursionista di fronte a pendenze, creste e condizioni meteo da valutare con attenzione.
Procedendo verso sud il paesaggio cambia: le rocce granitiche lasciano spazio a boschi, dorsali affacciate sulla valle del Chiese e malghe come Ringia e Casinot. Tra queste strutture e il Rifugio Pernici compaiono tratti esposti e salite concentrate, che preparano alla lunga discesa verso Riva del Garda. In pochi chilometri si scende da circa 1.600 metri fino quasi al livello del lago, attraversando ambienti via via più miti. La successiva tappa tra Riva e Nago è una parentesi più morbida: poco più di sei chilometri lungo corsi d’acqua e terreni perlopiù pianeggianti, prima di tornare a salire verso il Monte Baldo.
Il cuore storico del Sentiero della Pace emerge con forza tra Mori, Rovereto, il Monte Zugna, il Pasubio e l’Alpe Cimbra. Salendo da Mori verso il Monte Nagià Grom si incontrano resti di accampamenti, trincee e postazioni scavate nella roccia: un sistema difensivo articolato, oggi leggibile lungo il sentiero. Poco oltre, l’area della Campana dei Caduti e le salite verso il Rifugio Coni Zugna collegano il cammino a uno dei simboli della memoria della Prima guerra mondiale.
Dal Pian delle Fugazze la Strada degli Eroi conduce al Rifugio Achille Papa lungo un’ampia sterrata costruita in ambito militare. Il successivo attraversamento del massiccio del Pasubio rivela gallerie, mulattiere e strutture che seguono la logica del fronte. L’itinerario prosegue poi verso Passo Coe, Lavarone e Luserna, dove forti come Belvedere e Luserna, insieme alle opere di Busa Verle, ricordano quanto fitta fosse la rete di fortificazioni a presidio di valichi e vallate.
Lasciata l’Alpe Cimbra, il Sentiero della Pace scende verso i laghi di Caldonazzo e Levico per poi risalire in direzione del Lagorai. La tappa per il Rifugio Malga Masi supera i 20 chilometri e concentra oltre 1.400 metri di salita, attraversando pascoli, boschi e ambienti sempre più solitari. Nei giorni successivi il percorso tocca Campestrini, il Passo delle Cinque Croci e il Rifugio Brentari, dove la segnaletica e le condizioni del terreno richiedono attenzione e capacità di orientamento.
Da qui una lunga discesa porta a Caoria, poi il tracciato risale verso i laghi di Colbricon, il Rifugio Capanna Cervino e Passo Rolle, ingresso alla settima sezione. Le tappe finali, tra Forcella Juribrutto, il Rifugio Passo delle Selle, la catena dei Monzoni e il Rifugio Contrin, restano quasi sempre sopra il limite del bosco, con dislivelli marcati.
L’ultimo giorno, verso il Passo Fedaia ai piedi della Marmolada, concentra oltre 1.200 metri di salita e altrettanti di discesa in circa 11 chilometri: il ghiacciaio, l’esposizione e il terreno irregolare impongono di scegliere con cura stagione, meteo e compagni di viaggio.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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