
Camminare da Campo Imperatore al Corno Grande significa entrare nel cuore vero del Gran Sasso, lontano dall’idea di una semplice gita panoramica. Ogni volta che imbocco questo itinerario so che mi aspetta una giornata piena: quasi dieci chilometri, 800 metri di dislivello e un terreno che, soprattutto in alto, non perdona leggerezze.
La partenza dall’altopiano, con la luce secca e i profili netti delle montagne, è ingannevole: sembra tutto a portata di passo, ma il sentiero verso il Rifugio Duca degli Abruzzi cambia presto tono, diventando più severo e tecnico. Da lì in avanti l’ambiente si fa decisamente alpino, con creste, pietraie e passaggi esposti che richiedono esperienza e sangue freddo. È una delle escursioni più note dell’Appennino centrale, ma resta un percorso per escursionisti allenati, da affrontare con meteo stabile, orari prudenti e attrezzatura adeguata.
La giornata inizia al parcheggio di Campo Imperatore, tra lo storico albergo e l’osservatorio, in uno degli scenari più riconoscibili del Gran Sasso. L’altopiano, sospeso tra 1.500 e 1.900 metri, è un mosaico di antichi fondi lacustri, morene e circhi glaciali. Ogni volta che arrivo qui, scendendo dalla strada che taglia il pianoro, ho la sensazione di entrare in un piccolo Tibet appenninico, dove gli spazi aperti ti obbligano subito a fare i conti con quota e meteo.
Il sentiero sale con decisione fin dai primi passi, su traccia evidente ma con pendenze che non lasciano spazio al riscaldamento distratto. Si guadagna rapidamente quota sopra l’ex Albergo di Campo Imperatore, e dopo poco più di un chilometro il colpo d’occhio sul pianoro ripaga già della fatica. Vedere l’altopiano che si allunga sotto i piedi, mentre la cresta del Monte Portella si avvicina, mi ricorda sempre che qui l’escursione non è mai solo una passeggiata: è un ingresso graduale in un ambiente di vera montagna.
Il tratto che porta al Rifugio Duca degli Abruzzi è un continuo zig-zag su terreno che alterna sfasciumi, tracce terrose e brevi tratti più compatti. Quando, dopo la prima fatica, il profilo del rifugio compare in cresta, a 2.388 metri, è come arrivare a una porta d’ingresso sull’alta quota del Gran Sasso. Qui spesso mi concedo una pausa lunga: acqua, uno sguardo al cielo e qualche minuto per ascoltare il vento che corre sulla dorsale.
La posizione del rifugio, sospeso tra il vallone e le vedute su Campo Imperatore, spiega perché molti escursionisti si fermino qui, senza proseguire. Dal terrazzo naturale della cresta il Corno Grande sembra vicino, ma so per esperienza che è proprio da questo punto che inizia la parte più impegnativa. Prima di ripartire controllo sempre le nuvole, la direzione del vento e le energie: oltre il Duca degli Abruzzi il margine per gli errori si riduce, e avere passo sicuro e testa lucida diventa fondamentale.
Oltre il rifugio il paesaggio cambia volto: le praterie lasciano spazio a pietraie instabili, ghiaioni e tratti più esposti. La via normale estiva verso il Corno Grande, vetta occidentale a 2.912 metri, è frequentata ma non per questo banale. Ogni passo richiede attenzione al fondo, soprattutto nei segmenti indicati come tecnici e potenzialmente pericolosi. Ricordo bene la prima volta in cui ho sentito la montagna diventare silenziosa intorno a me, come se mi chiedesse di concentrarmi davvero su ogni movimento.
Intorno al quinto chilometro la fatica si fa sentire, ma i panorami aprono scenari che valgono ogni respiro: il Corno Piccolo da un lato, il lago di Campotosto in lontananza dall’altro, e sotto di noi l’altopiano di Campo Imperatore che si fa sempre più piccolo. Sono tratti da vivere con calma, caschetto e bastoncini al seguito, pronti a tornare indietro se il meteo cambia o se le condizioni del terreno non convincono. In montagna, e qui in particolare, la scelta di rinunciare è sempre una prova di maturità.
L’itinerario misura circa 9,89 chilometri, con 800 metri di dislivello positivo e un tempo medio indicativo di 5 ore e 26 minuti. Si parte e si rientra al parcheggio di Campo Imperatore, chiudendo un percorso che, pur essendo molto frequentato, resta classificato come difficile. La combinazione di quota, esposizione e terreno roccioso lo rende adatto a escursionisti esperti, non a chi cerca una semplice camminata panoramica.
Personalmente affronto questa escursione solo con meteo stabile, partenza presto al mattino, casco, abbigliamento a strati, riserva d’acqua e traccia GPS aggiornata. Prima di muovermi verifico sempre l’apertura del rifugio, eventuali segnalazioni su tratti franati o innevati e lo stato fisico del gruppo. Il Gran Sasso, in questo itinerario, insegna a tenere insieme panorama e prudenza: la soddisfazione di vedere il Corno Grande da vicino ha senso solo se si rientra al Campo Imperatore stanchi, sì, ma lucidi e in sicurezza.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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