Questo rifugio è una delle tappe più belle del giro di Campo Imperatore

Violetta Silvestri  | 05 Mar 2026
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Un’escursione sul Gran Sasso non può escludere una sosta all’iconico rifugio Garibaldi. Tra i più antichi ricoveri costruiti sull’Appennino dell’Italia centrale, questa umile ed essenziale costruzione di montagna è una tappa imperdibile per tutti. Fermarsi per una sosta al rifugio, infatti, consente di immergersi completamente nel paesaggio unico di queste montagne. Il Corno Grande sullo sfondo, la fauna selvatica pronta a uscire allo scoperto in un luogo così puro, il silenzio e l’imponenza dei monti rocciosi accompagnano l’escursionista nella pausa.

Il percorso qui proposto è perfetto per vivere pienamente l’esperienza della salita sul Grand Sasso. Tuttavia, è bene sottolineare che l’escursione risulta molto impegnativa e adatta solo a camminatori esperti, allenati, abituati a percorrere anche tratti molto in salita e con difficoltà tecnica. Per questo, l’abbigliamento e l’equipggiamento devono essere completi e professionali.

Trekking da Campo Imperatore

Scheda tecnica

  • Tempo di percorrenza: circa 8 ore
  • Distanza: 19,3 km
  • Dislivello: +1,120 m
  • Difficoltà: elevata
  • Punto di partenza e arrivo: parcheggio Prati di Tivo

Mappa

Percorso

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Dal parcheggio di Prati di Tivo inizia il percorso che conduce al cuore del Gran Sasso. L’escursione è molto suggestiva quanto difficile, con tratti in salita impegnativi e che richiedono una padronanza nel camminare in montagna. Chi si sente pronto e allenato può vivere quest’esperienza unica alla scoperta della rude bellezza dell’Appennino abruzzese.

Dopo aver percorso i primi 200 metri di camminata ci si ritrova immersi nel verde del Prati di Tivo, con la vista del Corno Piccolo che preannuncia l’imponenza delle montagne rocciose. L’escursione prosegue per 7 chilometri alternando sentieri più dolci e boschivi con passaggi più stretti, rocciosi e a strapiombo. Man mano che si sale, infatti, il verde dei prati si affievolisce per lasciare spazion alla grigia roccia del versante montuoso.

La prima tappa interessante arriva dopo aver camminato per quasi 8 chilometri: il rifugio Garibaldi appare isolato nel mezzo del paesaggio montuoso. Da qui il Corno Grande si erge in tutta la sua imponenza e bellezza. Il panorama è mozzafiato e vale la sosta. Sempre aperto per bovacchi di passaggio, il rifugio è un riparo anche in questo periodo in cui è in ristrutturazione.

Si cammina ancora un paio di chilometri per poi fermarsi di nuovo e godere di una vista unica e meravigliosa: Campo Imperatore si stende davanti agli occhi in tutta la sua interezza, con la strada a tornanti che lo attraversa e ne disegna le curve.

La secondo tappa dell’escursione è quasi raggiunta: pochi passi ancora ed ecco il rifugio Duca degli Abruzzi. Qui si può mangiare e bere, per riprendersi dalla fatica. Il panorama offre anche qui scorci di indescrivibile bellezza, dando l’impressione di essere sospesi tra cielo e montagne.

Prima di ricominciare a scendere, si attraversa Passo Fonte della Portella, con la vista di Monte Portella davanti e l’azzurro del cielo – se si è fortunati con il meteo – a coronare l’asprezza della natura intorno. Si percorrono, quindi, altri 8 km circa per scollinare e tornare al punto di partenza. Stanchi, sicuramente, ma emozionati.

Rifugio Garibaldi, simbolo degli Appennini

Il rifugio Garibaldi è una tappa obbligatoria per chi vuole scalare il Gran Sasso. Questo piccolo riparo, infatti, racconta molto dell’alpinismo sugli Appennini ed è diventato un simbolo delle montagne d’Abruzzo.

Il rifugio fu costruito nel 1886 per iniziativa della sezione romana del Club Alpino Italiano (CAI). All’epoca, il Gran Sasso era ancora poco frequentato e le salite al Corno Grande erano vere e proprie imprese esplorative. L’idea era quella di creare un punto di appoggio stabile per alpinisti pionieri, studiosi e geografi, primi escursionisti. Il rifugio fu dedicato a Giuseppe Garibaldi, simbolo dell’unità nazionale, molto celebrato in quegli anni.

Il Rifugio Garibaldi è considerato uno dei più antichi rifugi alpini dell’Appennino un simbolo della nascita dell’alpinismo “organizzato” nel Centro Italia. A differenza dei rifugi alpini del Nord, inizialmente era una struttura molto semplice, pensata più come ricovero spartano che come luogo di soggiorno. Con il tempo è diventato sempre più un bivacco di emergenza, mantenendo però il suo valore storico.

Oggi il Rifugio Garibaldi si presenta come una piccola costruzione in pietra a circa 2.200 m. Non è gestito, ma sempre aperto come riparo e rappresenta una testimonianza storica dell’alpinismo italiano. È ancora utilizzato da escursionisti e alpinisti diretti verso il Corno Grande, soprattutto in caso di necessità.

Violetta Silvestri
Violetta Silvestri

Laureata in Scienze Politiche, con master in Relazioni Internazionali, la mia passione è da sempre la geopolitica. Dopo un’esperienza lavorativa presso un’agenzia ONU, ho iniziato a dedicarmi alla scrittura per il web, spaziando nella redazione di articoli e approfondimenti.

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