Trekking in America Centrale: escursione sul Vulcano Madera

Escursione sul Vulcano Madera

Un sentiero tra la giungla per colmare un dislivello di 1300 metri. In Nicaragua, sull’isola di Ometepe, nel cuore del lago Cocibolca, si affronta uno dei più entusiasmanti ed affascinanti percorsi di trekking di tutta l’America Centrale.

L’isola di Ometepe

Formata da due vulcani, l’Isola di Ometepe è la più grande di tutta l’America Latina

Raggiungibile in circa 1 ora di lancha con partenza da San Jorge, piccolo porticciolo appartenente al dipartimento di Rivas, l’Isola di Ometepe si trova nel cuore del lago Cocibolca.

Si estende su di una superficie pari a circa 300 km2, guadagnandosi così lo status di isola lacustre più grande di tutta l’America Latina. Attraversata da poche strade e abitata da cavalli allo stato brado è formata da due vulcani, uno attivo, il Conception, l’altro dormiente, il Madera. Entrambi possono essere scalati: il primo, altro 1600 metri è più impegnativo da “conquistare”, il secondo, di 1400 metri, più accessibile.

Il nostro Trekking si riferisce a quest’ultimo.

Trekking sul Vulcano Madera

La vista sul vulcano “da sotto”

La scalata andata e ritorno richiede in base al vostro livello di allenamento dalle 6 alle 8 ore: 4 per salire e 2 per scendere nel primo caso, 5 per salire e 3 per scendere nel secondo. 1300 metri di dislivello non sono uno scherzo.

Parliamo di un trekking piuttosto impegnativo: non è difficile perdersi (specialmente nella prima trance), le temperature, d’estate o d’inverno, sono elevate, così come il tasso d’umidità, il sentiero è intricato, fangoso, ripido e roccioso.

Nell’ultima trance è necessario scavalcare enormi tronchi d’albero che tagliano il sentiero e aiutarsi con le braccia aggrappandosi a liane e piante (vi pungerete). NB: fate molta attenzione a dove mettete le mani: arbusti spinosi, ragni e altri simpatici insetti sono sempre in agguato.

Con o sin guìa?

Chi va da sè…

In molti (quasi tutti) vi diranno che per la scalata del Madera sarà necessario prenotare una guida. Falso. Vi diranno che senza guida le probabilità di lasciarci le penne (o nel migliore dei casi di perdersi per giorni/ferirsi gravemente) sono del 90%. Falso.

Certo, serve un buon livello d’allenamento e un pizzico di bon senso: non uscite – quando l’avrete trovato – dal “sentiero”, guardate sempre dove mettete mani e piedi, prendetevi il tempo che vi serve e tutto andrà per il meglio. Anzi, sarà fantastico.

Se l’idea d’avere accanto una guida, invece, vi rende più sicuri, sappiate che il prezzo medio a testa per l’escursione s’aggira intorno ai 10/15 USD, ma anche che il ragazzo vi farà correre parecchio: zero tempo per scattare una foto o per riprendere fiato.

Cosa portare e cosa indossare

Agua y buenas zapatas

Acqua. Tantissima acqua. Almeno 2 litri a testa: chi scrive l’ha fatto con un solo litro e non ha mai avuto tanta sete in vita sua; s’è salvato grazie ad una naranja agria (un’arancia amara) trovata su di un albero.

Qualcosa per riempirsi lo stomaco: meglio una colazione abbondante (uova, platano, gallo pinto, etc) e qualcosa di “veloce” per affrontare i cali di zucchero. Qualche biscotto, una barretta, un paio di bananite… Cose così, insomma.

Uno smartphone con le mappe: il primo tratto (più o meno la prima ora) attraversa diversi campi, alcuni coltivati altri no. Qui è facile perdersi: chiedere ai campesinos la direzione per il vulcano è sempre l’idea migliore (sono simpatici, gentili e disponibili, probabilmente più di qualsiasi altro popolo abbiate mai conosciuto), ma, tuttavia, non essendo questi luoghi propriamente affollati, potreste dovervela cavare da soli. Consiglio Maps.Me, un’ottima app con mappe offline (vanno pre caricate con il wifi dell’ostello) che mostra anche i più piccoli sentieri.

Abbigliamento: scarpe adatte, comode e con un ottimo grip, ovviamente abbinate al giusto paio di calze (evitiamo il filo di scozia da lord inglese e pure il calzino di spugna ruvido come una pomice: i piedi qui si stancano e le vesciche fanno festa).

Pantaloni lunghi: fa caldissimo, è vero, ma la vegetazione è alta; meglio evitare di strusciare cosce e polpacci su piante urticanti e spinose. La felpa potete anche lasciarla a casa: il freddo sarà l’ultimo dei vostri problemi. Un kWay potrebbe essere una buona idea, soprattutto se durante la temporada della pioggia. Consigliato anche un antistaminico in caso d’allergie o, peggio, strane punture d’insetto.

Da dove si parte

Il “sentiero” usato dai campesinos

Per la scalata del Volcan Madera esistono fondamentalmente due accessi: o dal pueblito di Santa Cruz, cioè dall’ingresso principale – quello dei petrogliphos, le antiche rocce scavate dagli indigeni dell’isola, da dove si passa con le guide – oppure tagliando per i campi. Nel primo caso è tutto più semplice: il sentiero è uno ed uno soltanto e, con la guida davanti a voi, non dovrete fare altro che cercare di tenere il passo.

Nel secondo caso, invece, è più facile perdersi: si parte dalla Carretera Merida, tra Santa Cruz e Merida, esattamente di fronte all’hostal Tecalì, e s’attraversano i campi di mais e di riso. Vale il consiglio di prima: chiedete ai campesinos e tenete sott’occhio le mappe.

In circa 1 ora, 1 ora e mezza, vi ricongiungerete al sentiero principale, l’unico possibile per continuare, anzi, per iniziare la salita vera e propria.

La salita

Veduta dal vulcano: il Conception

Il cammino, seppur faticoso, sarà fantastico: intorno a voi non avrete altro che palme, piante di limoni e d’arance, caffè, orchidee colorate, fiori mai visti e sconosciuti, banani, liane e giganteschi alberi secolari, dimora di scimmie ragno e iguane. Un silenzio magico, rotto soltanto dal richiamo degli uccelli tropicali. Siete nella giungla.

Ci si arrampica, si suda, parecchio. In circa un’ora e mezza arriverete al primo mirador: siete quasi a metà strada, ma il peggio deve ancora arrivare. Fermatevi e godetevi il panorama: da qui vedrete sotto di voi l’intera isola e, più in là, circondato dalla nebbia e dal fumo, il Conception. In quel momento sarete felici d’aver scelto l’escursione “facile”.

Ripreso fiato, preparatevi alla seconda trance: il sentiero si stringe, diventa sempre più ripido (userete anche le braccia) e fangoso. Qui si fa fatica per davvero. Due ore per arrivare in cima, non un minuto di meno. Come si dice, però, ne vale la pena!

Sulla cima del vulcano

La laguna formatasi nel cratere del Vulcano Madera

La scalata vi porterà sull’orlo del cratere: sotto di voi la laguna. Per raggiungerla – questa è bella – dovrete riscendere (e poi ovviamente risalire): sono ancora 20 minuti circa, ripidissimi e tra enormi rocce. Fate attenzione. Una volta giunti alla laguna, contemplatene la bellezza dalla riva.

A meno che non vogliate sprofondare di mezza gamba nel fango, sconsiglio il bagno: l’acqua – tiepida – è molto torbida, non troppo invitante e piena di zancudos. Lasciatela alle rane…

La discesa

Non sempre la discesa è meno impegnativa della salita…

Mettete in conto almeno due ore: il sentiero è quello di prima, quindi ripido e scivoloso. È una discesa lenta, alla quale dovrete prestare molta attenzione.

Al ritorno continuate sul sentiero, senza deviare per i campi: stanchi morti, zuppi di sudore, infangati dalla testa ai piedi ma enormemente felici vi ritroverete all’ingresso principale (quello delle guide).

Commenti

Riccardo Allegro