140 anni e non sentirli: sulle vette dell’Abruzzo c’è il rifugio di montagna più alto d’Italia

Stefano Meconi  | 21 Set 2026

Si potrebbe dire che, raggiunti i 100 anni, un essere umano raggiunge un record che riguarda solo una percentuale microscopica della popolazione. A 140 anni, almeno finora, non ci è ancora arrivato nessuno. Non è lo stesso però per il Rifugio Garibaldi sul Gran Sasso d’Italia, che proprio quest’anno ha celebrato il suo 140° anniversario dall’inaugurazione. Un punto di ritrovo, di coesistenza pacifica con il tetto degli Appennini e anche l’inizio di una incredibile storia d’amore tra uomo e montagna.

La storia del Rifugio Garibaldi

 

Quando venne aperto, nel 1886, il Rifugio Garibaldi divenne il primo esempio di un’Italia diversissima da quella attuale: il Palazzo del Quirinale era occupato da Umberto I di Savoia, sul trono di Pietro sedeva Papa Leone XIII (oggi, curiosamente, c’è il suo “successore nominale” Leone XIV). Proprio in quell’anno, sul Gran Sasso, precisamente a Campo Pericoli, 2.231 m s.l.m., veniva costruito quello che sarebbe divenuto il più antico rifugio di montagna del nostro paese.

La realizzazione di questa struttura fu possibile grazie a una importante sinergia tra il suo “costruttore”, Romualdo Baglioni, e la popolazione dell’allora borgo di Camarda, oggi frazione del comune de L’Aquila, entro il cui territorio ricade proprio il Rifugio Garibaldi. Soprattutto, fu un punto strategico per i tanti escursionisti che, da Roma, raggiungevano quella che allora era ancora una regione fortemente pastorale, incontaminata e purissima, meta amata per chi voleva scalare il Corno Grande e conquistare i 3000 metri senza compiere un lunghissimo viaggio (per l’epoca) verso le Dolomiti.

Con la sua costruzione, il “Garibaldi” diede il via a una tendenza mondiale nella realizzazione di strutture (bivacchi e rifugi) per l’assistenza agli scalatori. Eppure, venne declassato dopo circa 20 anni, quando, nel 1908, si inaugurò il Rifugio Duca degli Abruzzi, ora posizionato sulla Via Normale che permette di scalare il Gran Sasso. La sua è una storia decisamente movimentata: dapprima, il Rifugio Giuseppe Garibaldi apparteneva al novero delle strutture del CAI di Roma, ma già nel 1924 passò sotto la diretta responsabilità del CAI L’Aquila, che ne delegò la gestione a una famiglia, i Pilato, proveniente da Assergi, la quale ne portò avanti le sorti fino al 1977, quando tornò sotto la piena gestione del CAI del capoluogo abruzzese.

Il rifugio oggi

 

Anche oggi, pur non avendo la stessa importanza e “appeal” di 140 anni fa, il Rifugio Giuseppe Garibaldi sul Gran Sasso costituisce una importante tappa verso i 2.910 metri del Corno Grande. Si può raggiungere sia partendo da Campo Imperatore (qui si giunge, invece, direttamente con la panoramica Funivia del Gran Sasso) e sia passando per Prati di Tivo. Le percorrenze sono però dissimili: quella da Campo Imperatore, via il Duca degli Abruzzi, richiede circa un’ora, quella da Prati di Tivo ne richiede tre. Aperto solo nel periodo estivo, ovvero da giugno e settembre, il Rifugio Giuseppe Garibaldi organizza numerose attività per i soci del CAI, ed è capace di accogliere fino a 20 persone, di cui dodici nella struttura originale e 8 in una dependance esterna.

Come arrivare al Rifugio Garibaldi sul Gran Sasso

Scheda tecnica

  • Tempo di percorrenza: circa 8 ore
  • Distanza: 19,3 km
  • Dislivello: +1,120 m
  • Difficoltà: elevata
  • Punto di partenza e arrivo: parcheggio Prati di Tivo

Mappa

Stefano Meconi
Stefano Meconi

Giornalista, lettore e scrittore compulsivo e appassionato di tutto ciò che ruota intorno al mondo: numeri, storie e curiosità sono il mio pane quotidiano

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