
Chi ama il trekking di montagna trova, alle sorgenti del Bagnone, uno degli itinerari più autentici della Lunigiana. 200 metri di dislivello che parte da Iera e risale una valle stretta, scolpita dall’acqua e dal tempo. Il sentiero si addentra tra boschi di castagni e faggi, torrenti dal letto roccioso e pozze dove la luce accende riflessi verdi e turchesi, in netto contrasto con l’austerità dell’Appennino tosco-emiliano.
È un’uscita adatta a escursionisti allenati, più montagna che passeggiata fluviale: salite decise, tratti tecnici e fondo spesso umido chiedono passo sicuro e buona preparazione. In cambio, si esplora uno dei settori meno urbanizzati della zona, dove i segni dell’antica vita contadina convivono con una natura che, qui, ha riconquistato spazio e silenzio.
L’anello delle sorgenti del Bagnone parte da Iera, minuscola frazione montana del comune di Bagnone, in provincia di Massa-Carrara. Siamo sulle pendici dell’Appennino tosco-emiliano, in quella Lunigiana che vive da sempre in equilibrio tra boschi, corsi d’acqua e piccoli nuclei rurali.
L’itinerario disegna un circuito di circa 16,47 chilometri con 1.288 metri di dislivello positivo, numeri che collocano questa escursione tra le uscite impegnative di una giornata. Si sale progressivamente lungo i versanti che abbracciano la valle del torrente Bagnone, fino a sfiorare i 1.379 metri di quota, per poi rientrare ad arco verso il punto di partenza.
L’ambiente è quello di un Appennino ancora poco antropizzato: vecchie mulattiere, muretti a secco, terrazzi coltivi in abbandono raccontano la montagna contadina, mentre il bosco riconquista spazi un tempo falciati e pascolati. Per chi è abituato a camminare, è il classico trekking che unisce esplorazione paesaggistica e lettura del territorio.
Il protagonista di questa escursione è il torrente Bagnone, che nasce sui rilievi appenninici e incide una successione di valloni ombrosi prima di raggiungere il borgo che porta il suo stesso nome. L’acqua scorre tra rocce levigate, salti, rapide e piccole gole, plasmando conche naturali dove, in certe condizioni di luce, compaiono sfumature dal verde smeraldo al turchese.
È facile pensare a paragoni esotici, ma qui siamo in pieno Appennino: correnti fredde anche in estate, portata variabile, rocce spesso viscide. Molte di queste pozze non si affacciano direttamente sul tracciato ad anello, e alcune richiedono accessi separati o varianti non sempre evidenti. Per l’escursionista il vero spettacolo è l’insieme: il suono costante dell’acqua, i versanti ripidi coperti di bosco, i ruscelli minori che si gettano nel corso principale.
La valle del Bagnone è descritta dal comune come un sistema di valloni incastonati tra il crinale appenninico e il bacino del Magra. L’escursione verso le sorgenti permette di risalire dall’interno questo paesaggio, osservandone i cambiamenti: tratti incassati, zone più aperte, piccoli pianori dove un tempo si lavorava la terra.
Le pozze, per quanto scenografiche, non vanno considerate piscine naturali: l’acqua può ingrossarsi rapidamente dopo piogge intense, e la combinazione tra freddo, scivolosità e profondità irregolare rappresenta un rischio concreto. Meglio godersi il torrente da punti sicuri, restando sui sentieri segnati.
Salendo da Iera verso le sorgenti del Bagnone si attraversano diverse fasce di vegetazione. Alle quote inferiori dominano i castagneti e i boschi misti, retaggio di un’economia che per secoli ha fatto del castagno un alleato fondamentale per l’alimentazione e il riscaldamento. Più in alto compaiono faggete fresche e umide, tipiche dei versanti appenninici esposti a nord e dei valloni ombrosi.
Tra il fogliame si riconoscono ancora vecchie mulattiere, resti di essiccatoi per le castagne e muretti che reggevano minuscoli terrazzamenti. Oggi il bosco avanza, ma leggere questi segni mentre si cammina permette di ricostruire la geografia di una montagna abitata e coltivata, non solo attraversata per diletto.
La valle è utilizzata anche per escursioni naturalistiche guidate, come i percorsi di forest bathing che risalgono i boschi misti di castagni, ontani e faggi fino alle Capanne di Garbia. Si tratta però di proposte diverse rispetto all’anello di 16,47 chilometri: più brevi, con difficoltà inferiori e un taglio esperienziale più meditativo che sportivo.
In autunno i colori si accendono, ma il fondo può diventare insidioso per foglie bagnate e fango persistente nelle zone in ombra. È una stagione spettacolare per chi ha passo sicuro e ama i paesaggi silenziosi, meno indicata per le prime esperienze su terreni sconnessi.
Dal punto di vista escursionistico, l’anello delle sorgenti del Bagnone è un trekking classificato difficile. I 1.288 metri di dislivello positivo, le salite ripide e i tratti di terreno tecnico richiedono buon allenamento, capacità di gestione dello sforzo e abitudine a muoversi su fondi umidi e potenzialmente scivolosi. La durata registrata di circa 5 ore e 45 minuti è indicativa: soste fotografiche, ricerca del percorso e condizioni meteo possono allungare sensibilmente i tempi.
In uno zaino da montagna non dovrebbero mancare scarponi con suola scolpita, abbigliamento a strati, impermeabile, acqua in quantità adeguata, snack energetici, cartografia o traccia GPS affidabile. Prima di partire è consigliabile consultare la rete sentieristica del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano e verificare eventuali segnalazioni su frane, guadi o chiusure temporanee.
Chi vuole completare la giornata può dedicare tempo al borgo di Bagnone, dove il torrente attraversa una gola rocciosa ai piedi di ponti medievali e case in pietra. Il centro storico, documentato già nel X secolo e legato alla storia dei Malaspina, racconta l’altra faccia di questa valle: non solo boschi e sorgenti, ma un sistema di castelli e vie di collegamento che per secoli hanno controllato i passaggi tra Lunigiana e Appennino.
Il binomio trekking alle sorgenti e visita al borgo offre uno spaccato completo del territorio: l’ambiente selvatico dell’alta valle e il paesaggio costruito del fondovalle, entrambi modellati, in modo diverso, dallo stesso corso d’acqua.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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