Passeggiare nei boschi d’autunno abbassa il cortisolo: dal Giappone arriva il primo studio sull’effetto “Shinrin-yoku”

Passeggiare nei boschi può aiutare a ridurre lo stress? Le ricerche sullo Shinrin-yoku analizzano gli effetti sul cortisolo e la risposta dell’organismo al contatto con la natura.
Fabio Belmonte  | 29 Set 2026

La prima volta che ho sentito parlare di Shinrin-yoku ero su un sentiero di faggio sopra il lago: camminavo piano, quasi senza meta, e mi sono accorto che il fruscio delle foglie copriva il rumore dei pensieri. Da allora, ogni volta che entro in un bosco, cerco di rallentare davvero: passo dopo passo, lascio che siano odori, luce e silenzio a dettare il ritmo.

Questa pratica, nata in Giappone e tradotta come “bagno nella foresta”, non è una nuova moda fitness ma un modo diverso di abitare il verde. La ricerca scientifica la osserva con interesse: alcuni studi mostrano una possibile riduzione del cortisolo, l’ormone legato allo stress, dopo una permanenza tra gli alberi. I risultati non sono miracolosi né garantiti per tutti, ma il bosco resta un alleato prezioso per chi cerca una pausa autentica dalla pressione urbana.

Cos’è davvero lo Shinrin-yoku e cosa si prova nel bosco

 

Quando accompagno gruppi in cammino, la domanda arriva quasi sempre: che cos’è, in pratica, lo Shinrin-yoku? Non è una disciplina sportiva né un rituale esoterico, ma il semplice gesto di immergersi nell’atmosfera della foresta, muovendosi lentamente o restando fermi, lasciando che siano i sensi a guidare l’esperienza.

Nelle mie uscite propongo spesso di dedicare dieci minuti a camminare in silenzio: niente chiacchiere, niente telefono, solo passi morbidi sul terreno, respiro, profumo di resina, luce filtrata tra i rami. È sorprendente quanto cambi la percezione del bosco quando si smette di “fare chilometri” e si comincia ad ascoltare davvero.

A differenza di un trekking impegnativo, qui non contano dislivelli o velocità. Lo Shinrin-yoku è una modalità di frequentare la natura: uno spazio dove ridurre gli stimoli urbani e permettere al corpo di trovare, da solo, un nuovo equilibrio.

Forest bathing e ricerca: cosa sappiamo su stress e cortisolo

 

Gli studi sullo Shinrin-yoku nascono in Giappone negli anni Ottanta e confrontano, in modo rigoroso, passeggiate nel bosco con camminate simili in città. I ricercatori misurano cortisolo salivare, pressione arteriosa, frequenza cardiaca e questionari su ansia e umore per capire come cambia il corpo quando ci si allontana dal traffico.

In diversi lavori emergono, in media, livelli più bassi di cortisolo dopo il tempo trascorso tra gli alberi rispetto all’ambiente urbano. Si osservano spesso anche piccoli miglioramenti della pressione e una maggiore attivazione del sistema parasimpatico, quello legato alle risposte di rilassamento.

Camminando in foresta, però, porto sempre con me una certa prudenza: i campioni di molti studi sono ridotti, i protocolli diversi e le durate brevi. Non possiamo dire che “il bosco cura” o che “abbassa il cortisolo” per tutti allo stesso modo. È più corretto parlare di associazione tra ambienti forestali e minori indicatori di stress, senza trasformare lo Shinrin-yoku in una terapia garantita.

Suoni, luce, foglie: perché la foresta ci fa rallentare

 

Dal punto di vista di chi cammina, l’effetto del bosco è un mosaico di stimoli. Lontano dalle auto, il rumore costante del traffico lascia spazio a suoni naturali regolari: vento tra le foglie, acqua su sassi, richiami di uccelli. La luce è filtrata, la temperatura spesso più mite, l’aria più umida.

Alcuni studi indagano i fitoncidi, composti organici volatili emessi dagli alberi, e ipotizzano possibili effetti biologici. Ma, mentre leggo questi lavori al rientro dalle escursioni, continuo a pensare che non esista un “interruttore magico del bosco”: contano l’insieme di sensazioni, il movimento leggero, la distanza dalle pressioni quotidiane.

L’autunno aggiunge un livello in più. Camminare immersi nel foliage, con il tappeto di foglie secche sotto gli scarponi, modifica il paesaggio visivo e sonoro. Non ci sono prove che i colori caldi riducano lo stress più del verde estivo, ma rendono l’esperienza intensamente memorabile, specie se ci si concede il lusso di rallentare davvero.

Come praticare Shinrin-yoku in sicurezza: consigli di un trekker

Quando organizzo uscite dedicate allo Shinrin-yoku, il primo passo è sempre la semplicità: scelgo sentieri facili, con dislivelli moderati, dove il pensiero non sia occupato dall’ansia di scivolare o perdersi. In autunno, controllo con attenzione meteo, orari di tramonto e condizioni del terreno, perché foglie bagnate e pietre possono diventare insidiose.

Non serve raggiungere foreste remote: spesso un parco collinare vicino a casa offre già silenzio relativo e alberi sufficienti per un “bagno di foresta” convincente. L’importante è prendersi almeno mezz’ora senza telefonate, riducendo le notifiche al minimo.

Zaino leggero, acqua, uno strato in più per il freddo e scarponcini con buona suola rendono l’esperienza più serena. E, se lo stress è parte di un quadro più ampio di ansia o problemi di salute, la passeggiata nel verde resta un complemento prezioso, ma non sostituisce la valutazione di un professionista. Lo Shinrin-yoku funziona meglio quando è libertà, non prescrizione obbligata.

Fabio Belmonte
Fabio Belmonte

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.

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