
In Valchiavenna, poco sopra Chiavenna e a due passi dal confine svizzero, le Cascate dell’Acquafraggia sono uno di quei luoghi che ogni amante del trekking dovrebbe vedere almeno una volta. Il grande doppio salto d’acqua domina il fondovalle di Borgonuovo di Piuro e introduce a un paesaggio modellato da ghiacciai, frane antiche e secoli di passaggi umani lungo la Val Bregaglia.
Qui l’acqua scende impetuosa dalle pareti rocciose, circondata da castagni e da un microclima umido che ricopre tutto di muschi e felci. Non stupisce che Leonardo da Vinci, affascinato dalla forza idraulica delle montagne lombarde, abbia citato queste cascate nel Codice Atlantico.
Oggi l’area è un Monumento naturale della Lombardia e offre sentieri panoramici, mulattiere storiche e un anello di 5,69 chilometri che collega le cascate al borgo di Savogno, regalando scorci spettacolari sulla valle sottostante.
Le Cascate dell’Acquafraggia si trovano a Borgonuovo di Piuro, all’imbocco occidentale della Val Bregaglia italiana, in provincia di Sondrio. Il torrente nasce in ambiente alpino, nell’area del Pizzo di Lago oltre i tremila metri, e precipita verso il fondovalle con una lunga serie di salti, gole e conche glaciali sospese.
Il tratto più scenografico è quello che vedi dalla piana di Borgonuovo: qui l’acqua compie un doppio salto spettacolare lungo pareti verticali e inclinate, con un dislivello complessivo di circa 150-170 metri nel settore monumentale. È questo scenario, fatto di rocce scure, spruzzi e arcobaleni nelle giornate di sole, ad aver colpito anche Leonardo da Vinci, che lo cita nel Codice Atlantico.
Dal 1984 le cascate e l’ambiente circostante sono tutelati come Monumento naturale della Regione Lombardia, per un’estensione di quasi 40 ettari. Per chi ama camminare, l’area è ideale: puoi limitarti al prato alla base oppure seguire i sentieri che risalgono il versante, avvicinandoti alle pareti rocciose e ai diversi salti del torrente.
Camminando ai piedi delle Cascate dell’Acquafraggia, la prima cosa che colpisce è la forza dell’acqua. Il torrente ha scavato nel tempo un versante ripidissimo, creando gole, gradini naturali e vasche dove l’erosione è ben visibile persino a occhio nudo. Nei tratti più umidi, muschi e felci colonizzano ogni fessura, disegnando un contrasto netto con il colore scuro della roccia.
Dal prato di Borgonuovo parte un sentiero panoramico attrezzato che permette di cambiare rapidamente punto di vista sulle cascate. Rampe, gradini e qualche scala metallica ti portano a lambire il corso d’acqua, con balconi naturali affacciati sui salti principali. Qui percepisci davvero gli spruzzi e il rumore continuo del torrente.
Salendo guadagni quota sulla Valchiavenna e la vista si apre progressivamente sulla piana di Chiavenna e sull’imbocco della valle verso la Svizzera Il paesaggio alterna boschi di castagni, piccoli nuclei rurali, muri a secco e antiche mulattiere, ricordando che queste montagne, prima ancora che meta escursionistica, sono state per secoli un corridoio commerciale tra Lombardia e regioni transalpine.
Il nome Acquafraggia deriva dal latino aqua fracta, “acqua spezzata”, chiaro riferimento alla successione di salti che interrompono il corso del torrente. Già alla fine del Quattrocento Leonardo, impegnato negli studi idraulici per il Ducato di Milano, annotò nel Codice Atlantico la presenza di grandi cascate nei pressi del fiume Mera, oggi associate proprio a questo sito.
Ma il legame tra l’Acquafraggia e la storia del territorio va ben oltre la citazione leonardesca. Tra Settecento e Ottocento, viaggiatori e studiosi europei inserirono le cascate dell’Acquafraggia tra i paesaggi alpini più suggestivi, mentre la Valchiavenna consolidava il suo ruolo di via di transito verso i passi e la Val Bregaglia.
Il trekking ad anello permette di toccare con mano questa stratificazione storica. Salendo verso il borgo di Savogno, a circa 930 metri di quota, percorri un fitto reticolo di mulattiere lastricate, muri in pietra e gradini scolpiti nel versante. Case in pietra, vicoli stretti e la chiesa affacciata sulla valle raccontano di una comunità legata all’agricoltura e alla pastorizia, che si muoveva quasi esclusivamente a piedi lungo questi ripidi collegamenti montani.
L’itinerario ad anello di 5,69 chilometri con 658 metri di dislivello positivo è un trekking breve ma intenso. Le quote variano da circa 419 a 1.055 metri e, nonostante alcune schede lo indichino come facile, il dislivello concentrato richiede un minimo di allenamento su sentieri ripidi. In chiave escursionistica è più corretto parlare di difficoltà moderata, o impegnativa per chi è alle prime armi.
La partenza classica è da Borgonuovo di Piuro, facilmente raggiungibile in auto lungo la statale 37 del Maloja da Chiavenna. Trovi parcheggi nelle vicinanze e, in pochi minuti a piedi, arrivi al prato ai piedi delle cascate. Da qui imbocchi il sentiero panoramico e poi ti innesti sulla rete di mulattiere che sale verso Savogno, facendo attenzione a seguire la traccia prescelta: esistono varianti più brevi, come un anello da 3,9 chilometri per circa 500 metri di dislivello.
Per affrontare il percorso conviene avere scarponcini da trekking, abbigliamento a strati e una buona scorta d’acqua. Il periodo migliore va dalla primavera all’inizio dell’estate, quando la portata del torrente è massima, e in autunno per i colori dei boschi. Dopo piogge intense o con umidità elevata, scale e rocce possono diventare scivolose: resta sui sentieri segnalati, evita di avvicinarti ai bordi dei salti e informati sempre sulle condizioni meteo e sulla percorribilità presso il Comune di Piuro o il portale InfoPiuro.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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