
Il Parco Gola della Rossa, nelle Marche, ospita le Grotte di Frasassi, esplorate a partire dalla fine degli anni Quaranta del secolo scorso, dopo la scoperta, nel 1948, della Grotta del Fiume. Il luogo acquisì fama internazionale solo nel 1971, quando un gruppo di speleologi di Jesi, allargando uno stretto passaggio (poi chiamato la Strettoia del Tarlo), da cui usciva una corrente d’aria di una certa intensità, riuscì ad accedere a un imponente complesso sotterraneo che impilava una serie di cavità, gallerie, pozzi, per un totale di 5 chilometri.
Sempre in quell’anno, attraverso un piccolo squarcio nelle pendici settentrionali del monte Vallemontagnana, altri speleologi scoprirono la Grande Grotta del Vento, gigantesca, dalla profondità di oltre 100 metri. Pochi mesi dopo, si trovarono le connessioni tra la Grotta del Fiume e la Grotta Grande del Vento, un enorme labirinto di ambienti sotterranei che si susseguono incessantemente per oltre 13 chilometri, visibile nella sua interezza solo dagli esperti. Ma tale bellezza, anche se in parte, non poteva non essere mostrata a tutti. Così, nel 1972 si costituì, tra il comune di Genga in cui le grotte si aprono e la Provincia di Ancona, il Consorzio Frasassi, per tutelare il complesso e costruire una galleria artificiale di oltre 200 metri fino alla Grotta Grande del Vento. A questo percorso fu, poi, aggiunto un altro di circa 600 metri, per rendere meglio fruibili le parti più belle. Pronti a esplorare questo posto incantevole?

[foto @ValerioMei/ Shutterstock.com, solo per uso editoriale]
A partire da 190 milioni di anni fa, con l’arretramento della linea di costa e il sollevamento degli Appennini, i fiumi qui presenti, soprattutto il Sentino, diventarono particolarmente aggressivi, tanto da scavare i rilievi calcarei presenti e, unendosi alle fratture delle rocce, modellarono il sottosuolo e crearono i grandiosi fenomeni carsici.
Le Grotte di Frasassi sono un universo sotterraneo dalle magiche forme, dovute alla deposizione di carbonato di calcio in formazioni costituite da stalattiti, stalagmiti, colate calcitiche, laghetti cristallizzati che hanno assunto, via via nel tempo, un’atmosfera fiabesca, come le altre bellissime grotte presenti in Italia.

Il percorso turistico dura circa 75 minuti ed è lungo 1,5 chilometri, una vera e propria passeggiata geologica che attraversa cinque sale. La temperatura è sui 14°C, quindi sarà necessario un maglione, oltre che scarpe comode e antiscivolo. L’itinerario è facile anche per chi non ha problemi di mobilità. In questo camminamento, si può ammirare l’Abisso Ancona, la parte iniziale della grotta apparsa per prima agli scopritori: 180 metri di lunghezza, 120 metri di larghezza e 200 di altezza.
C’è, poi, il laghetto cristallizzato, sopra il quale è presente una stalagmite ferrigna di oltre due metri su cui, lateralmente, si è originata una piccola concrezione bianca. La chiamano Diavolo con la candela. Attorno ci sono guglie e pinnacoli del Castello delle Fatine e il possente gruppo di stalagmiti dei Giganti.
La Cascata del Niagara è una enorme e bianchissima colata di calcite pura, al limitare dell’Abisso Ancona, la cui volta si abbassa prima di raggiungere la Sala dei Duecento, lunga 200 metri e caratterizzata da bizzarre concrezioni, tutte rossastre all’inizio, con tante stalagmiti-guglie (il cd. Castello delle Streghe), di cui una si è congiunta con una stalagmite formando la Colonna.
In un angolo della grotta, le nuance, oltre che bianche e terrose, si mostrano rosa con lievi sfumature di grigio cenere, tipico della presenza dell’ossido di manganese, vicino a una solitaria stalagmite detta Obelisco. Si prosegue con il Grand Canyon, con crepacci e cavità allagate e altri punti di grande impatto, le Canne d’Organo, stalattiti parallele, e la Sala delle candeline, attorno a un laghetto. Nella Sala dell’Orso e dell’Infinito ci sono pozzi-condotte da cui risalivano le acque sulfuree che hanno contribuito alla manipolazione dell’ambiente.

C’è anche la possibilità di visitare il complesso nelle zone sprovviste di camminamenti e luci artificiali, ammirando le bellezze più nascoste e con l’ausilio di guide. Due sono i percorsi e vanno prenotati. Il Percorso azzurro dura 2 ore, caratterizzato da brevi arrampicate, cunicoli, strettoie e scivoli, fondo sconnesso e scivoloso. Il Percorso rosso dura 3 ore ed è quello più impegnativo. All’inizio c’è il pozzo Falconara, voragine profonda 30 metri, da superare assicurati a una corda. Ci sono, poi, i cunicoli bassi circa 30 metri da percorrere a carponi e strisciando.
Si prosegue con sali-e-scendi e l’arrampicata di 10 metri sulla salita della spaccata. Sempre con l’aiuto delle guide e di appigli artificiali, si arriva alle Sale del Palcoscenico, del Molare e dell’Elefante. Non mancano alcuni passaggi stretti, sconsigliati a chi è cardiopatico, soffre di claustrofobia e non è magrissimo (non ci passerebbe!).
In grotta vengono forniti casco, tuta, stivali, copricapi igienici. Bisogna indossare abbigliamento comodo, calzature adeguate, calzini in spugna, guanti e portare con sé un cambio indumenti intimi. In questi percorsi è consentito scattare fotografie.

Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.
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