
Un borgo pittoresco accarezzato dall’acqua, conosciuto sin dai tempi antichi. Famosissimo per i numerosi mulini e per le sue gualchiere, non si trova in Olanda ma in Umbria, vicino alle Gole del Nera. Eccoci a Stifone, una delle frazioni più affascinanti del centro Italia.
Siamo nel comune di Narni, in provincia di Terni e Stifone è il termine che indicava un luogo dove si costruivano barche, zattere e navi vere e proprie. Questa attività era sviluppata già ai tempi dell’antica Roma, ma la località protagonista dell’itinerario odierno cela molti altri tesori da offrire. Pronti a scoprirli?

Stifone è un borgo che costeggia il fiume Nera, alla sua sinistra, creando un’ansa misteriosissima dal colore super turchese. Nato grazie ai Silori, una casata importante di Narni, che fu ideatrice della maggior parte delle abitazioni, è caratterizzato da vicoletti stretti e sentieri fiabeschi nella natura incontaminata. Il colore turchese delle acque è vivido, molto acceso, grazie alla forte presenza di minerali, che crea una macchia di verde intenso, dove la natura cresce molto rigogliosa. La struttura medievale di Stifone è tutt’ora intatta, nonostante sia popolato da circa 40 persone.
Le fonti d’acqua nascono fra le casette di quello che, praticamente, è un condominio a cielo aperto, in cui il tempo sembra essersi fermato. Stifone, inoltre, è una delle tappe dei vari itinerari di trekking alla scoperta delle Gole del Nera, come quello che parte da Narni Scalo e prosegue lungo il sentiero CAI 659a o quello delle Mole di Narni, percorribili sia a piedi sia in bicicletta. Ma è possibile sperimentare anche sentieri a cavallo o in canoa.

La presenza di enorme quantità di acqua ha portato vantaggi economici per il borgo di Stifone, soprattutto grazie alla lavorazione della lana. Presso le gualchiere si effettuava la follatura (o gualcatura), proprio sfruttando la forza idrica; in pratica, la lana veniva infeltrita per renderla compatta e/o impermeabile. Prima dell’invenzione delle gualchiere, il lavoro era effettuato a mano, mentre, con l’arrivo di queste strutture, l’attività avveniva tramite magli idraulici. I gualchierai di Stifone custodivano le gualchiere e se le tramandavano di padre in figlio. Il periodo di massima attività delle gualchiere (che, in totale, furono nove) fu quello compreso tra il XIV e il XVIII secolo, come testimoniato dagli statuti delle Corporazioni (primo fra tutti, quello dell’Arte della Lana).
Vicino al fiume Nera, poi, il porto di Narnia è stato usato dall’epoca romana fino al XVIII secolo per spostare persone, legno, provviste e laterizi in tutto il centro Italia, sfruttando sorgenti subacquee intricatissime.
Parliamo di centinaia di sorgenti, rigagnoli, fiumi sotterranei che alimentano il Nera in un punto preciso, facendolo diventare navigabile poco prima dell’incontro col Tevere. L’utilizzo del porto è testimoniato sia da citazioni storiche, da Plinio il Vecchio a Tacito a Virgilio nell’Eneide, sia da dettagli strutturali. I resti dell’antico porto sono ancora visibili.
[foto copertina @ValerioMei/Shutterstock.com, solo per uso editoriale]

Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.
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