
Arrivare all’Alpe Devero in autunno significa entrare lentamente in un altro ritmo, quello dei passi sul sentiero e del vento tra i larici. 600 metri e le montagne sembrano allargarsi per fare spazio a prati, baite e corsi d’acqua. La prima volta che ci sono stato ho avuto la sensazione netta di camminare dentro le Alpi, non soltanto davanti a un panorama da cartolina.
L’assenza di auto nel cuore della conca amplifica ogni rumore naturale: il torrente, i campanacci lontani, lo scricchiolio degli scarponi sul ghiaino gelato del mattino. È un luogo che invita a rallentare, ma anche a pianificare bene le proprie escursioni, perché qui la montagna è accogliente e, allo stesso tempo, esigente.
L’Alpe Devero è una grande conca alpina del Piemonte settentrionale, nel comune di Baceno, sospesa a circa 1.630 metri tra le Alpi Lepontine e il confine con la Svizzera. Si raggiunge risalendo la Valle Antigorio e poi la Valle Devero, fin dove la strada si ferma e lascia spazio ai sentieri. È proprio qui che, ogni volta che torno, sento di entrare davvero in montagna.
Il pianoro è ampio e sorprendentemente dolce per una quota simile: prati, corsi d’acqua e lariceti si alternano ai nuclei di baite in pietra e legno, testimoni della lunga storia pastorale ossolana. L’area rientra nel Parco naturale dell’Alpe Veglia e dell’Alpe Devero, che tutela ecosistemi, paesaggio e biodiversità. L’accesso regolamentato alle auto mantiene intatto il carattere pedonale dell’alpe: niente traffico, solo il rumore dei passi e dell’acqua.
In autunno, le temperature scendono rapidamente e le giornate si accorciano. È una stagione splendida per chi ama camminare, ma richiede attenzione nella scelta degli itinerari e dell’equipaggiamento.
Dal cuore dell’Alpe Devero parte uno dei percorsi più frequentati e, secondo me, irrinunciabili: il sentiero per Crampiolo e il Lago di Devero (o Codelago). È un itinerario relativamente semplice, ma non banale, che attraversa prati, boschi di larici e piccoli ruscelli. Ogni volta che lo percorro mi colpisce come il paesaggio cambi passo dopo passo, senza mai diventare monotono.
Il tratto fino a Crampiolo permette di osservare da vicino la struttura storica degli alpeggi, con le baite in pietra e legno raccolte in un nucleo compatto. Da qui il percorso prosegue verso il Lago di Devero, bacino incastonato tra montagne e boschi, legato anche allo sfruttamento idroelettrico. In autunno, il contrasto tra l’azzurro dell’acqua e l’oro dei larici è uno di quei panorami che ti fanno rallentare il ritmo, anche se avevi in mente una tabella di marcia.
Nonostante la fama di escursione facile, in questa stagione valuto sempre con attenzione fondo, presenza di neve o ghiaccio e ore di luce. Un sentiero estivo, a ottobre, può cambiare completamente volto.
Fra fine settembre e ottobre l’Alpe Devero entra, a mio avviso, nel suo momento più scenografico: il foliage dei larici. Queste conifere decidue prima ingialliscono, poi si tingono di oro intenso e infine perdono gli aghi, creando tappeti morbidi sui sentieri. Non esiste una data fissa: ogni anno altitudine, esposizione e prime gelate spostano in avanti o indietro il picco di colore.
Camminando tra i boschi si percepisce però anche la dimensione storica del paesaggio. Prati e pascoli raccontano secoli di alpeggi, allevamento e scambi transalpini. I valichi verso la Svizzera, oggi meta di trekking più impegnativi, erano un tempo vie di collegamento essenziali tra comunità di versanti diversi. Mentre avanzo sul sentiero, mi capita spesso di immaginare questi percorsi senza zaini tecnici né mappe GPS, ma con carichi di merci e animali al seguito.
Il paragone con la “Svizzera” viene spontaneo per l’ordine apparente del paesaggio, ma siamo nel cuore dell’Ossola piemontese, con una propria identità culturale e pastorale ben definita.
Pianificare una giornata di trekking all’Alpe Devero in autunno significa prima di tutto fare i conti con luce e temperatura. Io imposto sempre l’orologio mentale sulla montagna: partenza presto, margine abbondante per le soste a Crampiolo o al Lago di Devero e rientro programmato ben prima del tramonto. Qui il sole scompare dietro le cime più in fretta che in pianura.
Prima di salire verifico le modalità di accesso, la situazione dei parcheggi e le indicazioni aggiornate del Parco Veglia-Devero. Nei weekend di foliage la frequentazione è alta e arrivare tardi può significare trovare i posteggi pieni. Sul fronte equipaggiamento, considero obbligatori strati caldi, guanti leggeri, cappello, lampada frontale e scarponi con buona suola: ghiaccio e brina mattutina trasformano facili stradine in tratti insidiosi.
Cartografia affidabile, meteo controllato fino all’ultimo e rispetto dei sentieri segnalati chiudono il cerchio. L’Alpe Devero non è un parco giochi, ma una montagna vera: proprio per questo, preparati, la si può vivere al meglio.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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