
Monteviasco è uno di quei luoghi che, se ami il trekking, ti restano nelle gambe e nella memoria. Non è un borgo “instagrammabile” raggiungibile in auto e foto al volo: qui la strada finisce davvero a Ponte di Piero, nel cuore dell’alto Varesotto, e da quel punto in poi entra in scena solo il passo umano. La storica mulattiera che sale nel bosco verso il paese, con i suoi centinaia di gradini in pietra, non è un semplice sentiero panoramico ma l’antico collegamento quotidiano fra fondovalle e case.
La quota supera i 900 metri, il dislivello si sente e l’ambiente montano, affacciato verso il confine con la Svizzera, cambia aspetto con le stagioni, trasformando la salita in un’esperienza sempre diversa. Prima di partire è indispensabile informarsi sulle condizioni della funivia, spesso sospesa dopo il grave incidente del 2018, e organizzare l’escursione come una vera salita di montagna, non come una passeggiata improvvisata dell’ultimo minuto.
Monteviasco è una frazione montana del comune di Curiglia con Monteviasco, nell’alto Varesotto, a pochi chilometri in linea d’aria dal confine con la Svizzera. La normale viabilità automobilistica si interrompe in località Ponte di Piero: da qui in avanti non esiste alcuna strada carrabile che raggiunga direttamente le case del borgo, arroccato oltre i 900 metri di quota.
Per arrivare bisogna imboccare una storica mulattiera, per decenni l’unica via di collegamento fra fondovalle e paese. Il tracciato scavalca un dislivello significativo attraverso una sequenza impressionante di gradini in pietra, tradizionalmente indicati in oltre mille. È una salita breve sulla carta, ma intensa nelle gambe, che va affrontata con passo regolare e un minimo di allenamento.
Il contesto è quello di un territorio di boschi e valloni tipico delle Prealpi lombarde, dove i sentieri proseguono poi verso alpeggi e crinali prossimi al confine. L’isolamento viario non è un’invenzione turistica: è la condizione reale che ha modellato nei secoli la vita della comunità di Monteviasco.
Da escursionista, il punto di svolta del viaggio è il parcheggio di Ponte di Piero. Qui si chiude la portiera dell’auto e si apre una dimensione completamente diversa: l’imbocco della mulattiera che risale il versante nel bosco. I gradini in pietra si susseguono uno dopo l’altro, con pendenze che non vanno sottovalutate, soprattutto se non si ha l’abitudine a dislivelli continui.
Pur non essendo una salita tecnica, non è neppure una semplice passeggiata. Il tempo di percorrenza varia molto in base al passo, alle soste, al peso dello zaino e alle condizioni del fondo. Dopo la pioggia, pietre, foglie e radici possono diventare scivolose; in inverno gelo e neve cambiano radicalmente la difficoltà, rendendo indispensabili calzature adatte e, se necessario, ramponcini.
È bene portare acqua, qualche strato in più e tenere d’occhio il meteo fin dalla partenza. Salendo, il rumore delle auto svanisce, il bosco prende il sopravvento e il borgo resta nascosto fino alle quote più alte: un avvicinamento che racconta da solo quanto Monteviasco sia diverso dai paesi serviti da una strada asfaltata.
Quando compaiono le prime case di Monteviasco, il dislivello guadagnato diventa evidente. Il borgo si sviluppa sul pendio con vicoli stretti, passaggi in pietra e edifici ravvicinati, pensati per persone e animali, non per le automobili. La relazione fra paese e territorio è immediata: davanti la valle, alle spalle boschi e sentieri che risalgono verso gli alpeggi.
Per gli abitanti la storica mulattiera non era un sentiero escursionistico, ma una vera arteria quotidiana: lungo questi gradini passavano merci, attrezzature, viveri. La successiva costruzione della funivia Ponte di Piero–Monteviasco ha rappresentato un cambiamento decisivo, riducendo i tempi di spostamento e incidendo su lavoro, servizi e possibilità di restare in paese.
Nel 2018 un grave incidente durante operazioni sull’impianto provocò la morte di un manutentore e portò a una lunga sospensione del servizio. Oggi è essenziale verificare sempre, tramite Comune e gestore, lo stato aggiornato della funivia prima di partire, senza affidarsi a vecchie guide. Monteviasco, nonostante lo spopolamento, non è un “borgo fantasma”: restano abitazioni, proprietà private e una vita reale da rispettare, come in qualsiasi altro centro montano.
Raggiungere Monteviasco non chiude necessariamente l’escursione. Dal borgo partono sentieri che si spingono verso alpeggi, crinali e percorsi in direzione del confine svizzero. Prima di proseguire, però, è fondamentale valutare energie residue, dislivello già accumulato e condizioni del terreno: il fatto di aver “conquistato” il paese non rende automatici gli itinerari successivi.
In autunno i boschi dell’alto Varesotto si colorano in modo spettacolare, ma le foglie coprono gradini e irregolarità. In inverno entrano in gioco neve e ghiaccio, mentre in primavera le piogge possono rendere più insidiosi alcuni tratti. Servono scarponi affidabili, acqua, abbigliamento adeguato e una cartografia o traccia GPS aggiornata se si esce dal percorso principale.
Un’ultima nota da trekker: controlla meteo, orario del tramonto e stato della funivia immediatamente prima di partire, e metti in conto che, se l’impianto non è operativo, ogni gradino salito andrà ripercorso in discesa. È solo al ritorno, quando riappaiono il parcheggio e l’asfalto, che si capisce davvero cosa significhi un borgo dove la strada, da sempre, finisce molto più in basso delle sue case.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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