
Chi ha detto che si deve arrivare fino in Trentino per vedere dei laghi meravigliosi? Troppa fatica, troppo dispendio economico e, probabilmente, troppa lontananza. Contrariamente a quanto si possa pensare, va bene anche la Calabria per ammirare splendidi laghi di montagna. Dove? Nel cuore del Parco Nazionale della Sila, il cui territorio è costituito principalmente da un sottostrato di granito poco impermeabile, che favorisce lo scorrimento superficiale dell’acqua piovana. Si creano, dunque, tanti corsi che finiscono in quattro fiumi che originano vari laghi. Partiamo alla scoperta dei laghi della Sila.

Stavolta faremo una delle famose Strade del Benessere della zona, lunga circa 95 chilometri, che comincia dal Lago Ampollino a 1.279 metri s.l.m. in mezzo ai boschi, fra i tre laghi artificiali più grandi. Nacque fra il 1916 e il 1927 grazie a una grossa diga di sbarramento ed è diventato velocemente uno dei luoghi preferiti da chi visita la zona, fra i boschi e le vette maestose del Montenero sopra e del Gariglione sotto. Nella parte meridionale, troviamo il Villaggio Palumbo e Trepidò, due frazioni di Cotronei, quasi nascoste tra i pini.
L’acqua è la parte migliore di questi laghi e dell’Ampollino in particolare. A Trepidò c’è anche il Museo dell’Acqua e dell’Energia, dove ci sono apparecchi speciali per esplorare a livello multimediale i paesi che si trovano nel parco stesso, mentre il Villaggio Palumbo è ben più conosciuto per lo sport sui pendii del Gariglione, fra piste e impianti da sci anche in estate. Da qui partono, inoltre, diversi sentieri, come quello della Fiumarella. Il lago si può girare in mtb agilmente. Dopo l’esplorazione, prendiamo la SP210 e continuiamo per i Laghi della Sila.

Si tira dritto verso il Lago Arvo e becchiamo la piccola frazione di Lorica, in mezzo a due montagne: il Botte Donato e il Montenero, le due più alte. Quella che nasce come centro agricolo e ha una storia paleolitica è diventata una gemma turistica da non poco conto. Arrivati al Lago Arvo, che prese forma tra il ‘27 e il ‘31 con la costruzione diga, ci troviamo di fronte a una pletora di cose da fare all’aria aperta: windsurf, kayak, bici d’acqua, canoe e c’è anche un battello turistico.
Il luogo offre, inoltre, la possibilità di escursioni di mtb lungo tutto il perimetro del lago, che si può fare anche a cavallo. Vicino Lorica c’è Cavaliere, che porta alla salita con la cabinovia fino al Botte Donato, luogo altamente panoramico.

Si continua verso la Stonehenge della Sila, la Pietra dell’Altare, misterioso come non mai. Prendiamo la SP211, tornando indietro verso Rovale (una frazione a pochi metri dal Lago Arvo), per poi continuare fra boschi di pini larici e prati smeraldini. Dopo un bel po’ di rettilineo, troviamo le indicazioni per la nostra Stonehenge. Si narra che un gruppo di cavalieri, post-crociate, decise di utilizzare una di queste pietre per celebrare una messa per il ringraziamento.
Altri, invece, affermano che tale rito venne fatto assieme a Carlo Magno. Tornando sui nostri passi per i Laghi della Sila (SP211), andiamo verso il lago Ariamacina, che vive grazie al Neto. Sta sulle falde del Volpintesta ed è abbracciato da foreste di abeti, gli ormai usuali pini larici e faggi.

Continuiamo verso il lago Cecita, quello più grande della Sila, vicino Camigliatello Silano, sulla ex statale 107. Prendiamo, poi, la SP207 e, all’incrocio con la SS177, andiamo a destra e ci troviamo davanti il Cecita. Sembra di stare in Scozia, ma sempre fra i pini larici. Qui c’è la chiesetta di San Lorenzo, luogo davvero suggestivo per meravigliose foto ricordo.
Da segnalare anche la presenza del Centro di Osservazione Naturalistica del Cupone , con tanto di orto botanico e parco geologico. Al lago Cecita, comunque, si può fare pesca sportiva e girare il lago in mtb. Salutate martore e scoiattoli neri, se li vedete. Abbiamo quasi finito coi Laghi della Sila.

Dopo il Lago Cecita, continuiamo e finiamo il nostro percorso riprendendo la SP217 scendendo a est e passando per le praterie che lasciano scorrere la foresta della Fossiata, fra i boschi più antichi in zona. Ci si può fermare per Cava di Melis, dove c’è il vigneto più alto d’Europa, ma si scende verso Longobucco, da dove si vede il fiume Trionto. La città da sogno delle Mille e una notte favorita da Norman Douglas ci farà brevemente da sfondo, fino al termine dell’itinerario presso le gole nella roccia all’incrocio con la Via Basiliana.

Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.
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