
In Val Fondillo il trekking di settembre ha un ritmo diverso. I sentieri si infilano tra faggete silenziose e sorgenti fredde, il torrente accompagna il passo e, quando la luce cala, il bosco sembra trattenere il respiro. Camminando qui mi è capitato più volte di rallentare senza accorgermene, attratto da un fruscio sul versante opposto o da un improvviso silenzio degli uccelli.
Poi, all’improvviso, un richiamo profondo ha attraversato la valle: il bramito di un cervo nascosto tra gli alberi. Non è uno spettacolo programmato, né qualcosa da inseguire fuori sentiero, ma un possibile regalo della montagna.
La valle resta prima di tutto un grande corridoio verde, dove l’escursione viene prima di tutto il resto e la fauna è un incontro eventuale, da rispettare a distanza, mentre il trekking diventa il modo più onesto per ascoltare davvero questo angolo di Appennino centrale.
La Val Fondillo si apre poco oltre il borgo di Opi, sospeso su uno sperone roccioso dell’Alto Sangro, nel cuore del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. La valle si allunga come un corridoio verde tra montagne boscose, dove faggete compatte si alternano a radure, prati umidi e meandri del torrente che dà il nome all’area.
Il toponimo racconta subito la sua natura: un luogo ricco d’acqua, di sorgenti e di ruscelli che tagliano il fondovalle creando una sequenza continua di piccoli habitat diversi. Ogni volta che torno qui, il primo impatto è sempre sonoro: acqua che scorre, foglie mosse dal vento, passi ovattati sul terreno umido.
Dal punto di vista escursionistico, la Val Fondillo è una meta perfetta per chi cerca camminate modulabili. Sentieri ben segnati permettono giri brevi adatti alle famiglie o traversate più lunghe verso i crinali, senza l’obbligo di puntare una vetta per vivere una giornata piena di montagna.
I percorsi della Val Fondillo seguono il filo del torrente e poi risalgono tra i faggi, con pendenze generalmente dolci ma variabili a seconda dell’itinerario scelto. Alcuni tratti restano aperti e luminosi, altri entrano in faggete fitte dove, a settembre, la luce filtra in diagonale e l’aria si fa più fresca. È proprio qui che, nelle ore del tardo pomeriggio, mi piace rallentare e ascoltare, sperando in un richiamo lontano.
La valle offre tracciati di diversa lunghezza e difficoltà: da semplici passeggiate di poche ore fino a escursioni più strutturate che guadagnano quota sui versanti. Prima di partire è fondamentale controllare distanza, dislivello e stato dei sentieri, perché il terreno può essere umido anche dopo giornate asciutte. Una buona scarpa da trekking con suola scolpita fa la differenza su radici bagnate e pietre viscide.
Nel Parco l’uscita dal sentiero non è solo sconsigliata ma potenzialmente dannosa: inseguire un animale, cercare scorci “migliori” o accorciare il percorso significa disturbare un habitat delicato. In Val Fondillo il trekking è già, di per sé, l’esperienza principale: il bramito dei cervi, quando arriva, è un valore aggiunto, non l’obiettivo da inseguire.
Tra settembre e l’inizio dell’autunno, la Val Fondillo può riempirsi di un suono profondo, quasi primordiale: è il bramito dei cervi maschi nel pieno della stagione riproduttiva. È un verso basso, potente, che si propaga a grande distanza soprattutto quando il bosco è silenzioso. Nelle mie uscite serali qui, il momento più intenso è sempre lo stesso: un improvviso richiamo che emerge da un versante che non riesco a vedere.
Il bramito si percepisce più spesso nelle ore crepuscolari e notturne, ma non segue orari pensati per i visitatori. Meteo, temperatura e presenza umana possono cambiare completamente la giornata. Si può camminare per ore nel silenzio e poi, all’improvviso, sentire un richiamo lontano; è questa imprevedibilità a distinguere l’osservazione naturalistica da uno spettacolo programmato.
Nel Parco d’Abruzzo vivono cervi, lupi, camosci e il rarissimo orso bruno marsicano, ma un trekking in Val Fondillo non è un safari fotografico. Avvicinare gli animali, usare richiami registrati o uscire dal sentiero per vederli meglio è scorretto e rischioso. Binocolo e teleobiettivo permettono di osservare a distanza; smartphone e grandangolari, invece, spingono spesso troppo vicino a un maschio di cervo in pieno bramito, che resta pur sempre un animale selvatico.
Il borgo di Opi è il punto di appoggio naturale per entrare in Val Fondillo e verificare informazioni aggiornate su sentieri, meteo ed eventuali restrizioni decise dall’Ente Parco. Prima di ogni uscita controllo sempre avvisi, condizioni del terreno e orari del tramonto, soprattutto se prevedo di restare in valle fino alle ore migliori per l’ascolto del bramito.
A settembre le giornate si accorciano e le temperature possono crollare rapidamente dopo il calare del sole. Nello zaino non dovrebbero mancare uno strato caldo, un guscio impermeabile, acqua e qualcosa da mangiare, in quantità adeguata alla durata del trekking. Una lampada frontale affidabile è fondamentale se si rientra al crepuscolo: la torcia del telefono non è una soluzione sufficiente.
Per chi non conosce la zona, affidarsi a una guida escursionistica locale è un modo sicuro per interpretare tracce, versi e comportamenti della fauna senza disturbarla. Quando la sera scende sulla valle, il torrente si fa più presente, il bosco si chiude e qualche richiamo profondo può rompere il silenzio. In quei momenti, camminando sul sentiero con la luce che svanisce, si percepisce quanto spazio selvatico esista ancora nel cuore dell’Italia.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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