Lo chiamano orrido, ma è tutt’altro che così: una meraviglia naturale della Garfagnana pronta a essere scoperta

Claudia Giammatteo  | 27 Mag 2026

Nel cuore più autentico della Garfagnana, tra montagne selvagge, boschi rigogliosi e piccoli borghi dal fascino senza tempo, si nasconde uno dei tesori naturalistici più sorprendenti della Toscana. Stiamo parlando dell’Orrido di Botri, una spettacolare gola calcarea scavata nei secoli dalle acque del torrente Rio Pelago, considerata oggi uno dei canyon più belli d’Europa e il più profondo dell’intera regione toscana.

Questo luogo straordinario, situato all’interno di una riserva naturale protetta, regala paesaggi quasi irreali: pareti rocciose che raggiungono anche i 200 metri di altezza, passaggi stretti e suggestivi, acque cristalline e una vegetazione incontaminata che contribuisce a creare un’atmosfera selvaggia e affascinante. Visitare l’Orrido di Botri significa immergersi in un ambiente naturale unico, dove il silenzio della montagna si alterna al suono dell’acqua che scorre tra le rocce, offrendo un’esperienza emozionante per gli amanti del trekking, dell’avventura e della natura più autentica.

Ma prima di scoprire i percorsi, i trekking e le attività che rendono quest’area una meta imperdibile per escursionisti e viaggiatori, vale la pena approfondire le caratteristiche e le peculiarità che fanno dell’Orrido di Botri uno dei luoghi più affascinanti della Garfagnana.

Orrido di Botri: la riserva delle Aquile Reali

L’Orrido di Botri, nella zona della Garfagnana, è una riserva naturale creata negli anni ‘70 con lo scopo di proteggere e tutelare le aquile reali, che già da tempo nidificavano nelle profonde gole del canyon. Si tratta di una gola calcarea dalle pareti altissime, incastrata alle pendici dei monti Tre Potenze e Rondinaio. È un luogo particolarmente affascinante, ma con al tempo stesso un lato più tetro: il nome non è sicuramente casuale. Le pareti della gola sono strette e, una volta imboccato il canyon, non vi sono vie d’uscita secondarie; solo arrivati a fondo si può tornare indietro.

Proprio per questo motivo, l’accesso all’Orrido di Botri è regolamentato, per fornire una maggiore sicurezza ai visitatori, ed è necessario prenotare l’accesso. Ovviamente, trattandosi di una gola senza via di uscita, se non quella dell’andata, è molto importante fare attenzione alle condizioni atmosferiche. In ogni caso, se avete comunque voglia di passare una giornata adrenalinica esplorando l’Orrido di Botri, c’è anche la possibilità di farlo insieme a delle guide esperte.

Cosa serve per visitare l’Orrido di Botri?

Innanzitutto, è necessario avere un caschetto. Essendo un posto stretto e profondo, non è raro che dei piccoli sassetti o altri detriti cadano verso il basso. Un’altra cosa fondamentale sono delle scarpe adatte ad un terreno roccioso e impervio: delle scarpe da trail running o degli scarponi da trekking vanno benissimo. Oltre a portare con sé acqua e qualche snack, è sempre importante avere un capo d’abbigliamento per proteggersi dal freddo o dalla pioggia. Ricordiamo, inoltre, che nei mesi invernali il sito naturalistico è chiuso al pubblico.

Esplorando il canyon più profondo della Toscana

L’escursione all’Orrido di Botri è una delle più belle e interessanti della Toscana, ma che cosa vi potete aspettare inoltrandovi nell’Orrido? Oltre alle ripide pareti spettrali, il canyon ospita una flora variegata e stupenda. I livelli più bassi della gola, quelli più umidi, nascondono una grande quantità di muschi e licheni, mentre salendo di quota le piante umide lasciano spazio ad aquilegie e silene.

Per il trekking dell’Orrido, si parte dalla località di Ponte Gaio e si inizia a risalire la gola scavata dal torrente Pelago. Proprio per questo, camminiamo su un letto di ciottoli, cercando la traccia più asciutta, anche se a volte è inevitabile bagnarsi i piedi. In un tratto particolare, chiamato le Prigioni, a seconda dei livelli dell’acqua del torrente, potrebbe essere necessario camminare con i piedi immersi per circa un centinaio di metri.

Alla fine, dopo circa un’ora e mezzo di cammino, si arriva al Salto dei Becchi, dove una volta era possibile procedere salendo con l’ausilio di corde. Oggi, però, in seguito alle piene, alcune corde e ancoraggi non sono più sicuri ed è sconsigliato proseguire oltre. Ci si può, invece, fermare a rilassarsi nelle pozze d’acqua prima di tornare indietro verso il Ponte Gaio.

Claudia Giammatteo
Claudia Giammatteo

Giornalista pubblicista, laureata in lettere. Scrivo da sempre, prima per passione, poi anche per lavoro, prima sulla carta stampata e ora sul web per raccontare brand, luoghi ed esperienze.

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