
Petra è il noto sito archeologico in Giordania, un museo a cielo aperto e una testimonianza forte di una civiltà vissuta 2000 anni fa. Ma chi lo ha detto che dobbiamo andare necessariamente in Giordania per vivere un’esperienza altrettanto mozzafiato? L’abbazia di San Martino in Valle, all’interno del Parco Nazionale della Majella, è una delle chicche più sorprendenti dell’Abruzzo, un luogo davvero unico nel suo genere, dalle parvenze oniriche e le suggestioni fiabesche. Scopriamo insieme la magia di questo posto.

L’abbazia di San Martino in Valle è un antico edificio religioso benedettino, oggi ormai in stato di rovina. Si trova in prossimità delle Gole di Fara San Martino, in Abruzzo, in provincia di Chieti. Entrando tra i resti delle mura, è possibile fare un vero e proprio salto nel passato e sentire l’eco delle voci dei monaci che un tempo abitavano l’abbazia. Le prime testimonianze di questa struttura risalgono all’anno 829, con le fonti che descrivono il sito come un possedimento del monastero di Santo Stefano in Lucania di Tornareccio, un dono di Ludovico II Pio. Nell’844, l’abbazia passò sotto il dominio del vescovo di Spoleto e, in seguito, divenne un possedimento dell’abbazia di San Liberatore a Majella. Nel 1044, il conte teatino Credindeo prima di morire e in un disperato atto di redenzione, donò l’edificio religioso al sacerdote Isberto, affinché lo rendesse un monastero benedettino indipendente.
Nel 1818, in seguito a una disastrosa alluvione, il monastero fu definitivamente abbandonato e i ruderi dell’edificio furono definitivamente rinvenuti soltanto in seguito a una campagna di scavi del 2009.

Ma che cosa possiamo vedere oggi? Ciò che è rimasto è un affascinante rudere che mostra un cancello che si apriva verso il cortile, il cui perimetro era segnato da un portico con tre arcate. Sul versante nord possiamo immaginare ancora lo splendore che, un tempo, rivestiva il campanile a vela. La chiesa del monastero di San Martino era composta da ben tre navate; quella settentrionale e quella centrale erano divise da un muro che presentava tre arcate. Sulle rovine di quel muro un timido velo ci rivela la presenza di antichi affreschi. Possiamo ancora vedere chiaramente i resti dei gradini in pietra dove sedeva il coro. Il fulcro della chiesa era scavato nella roccia, che fa pensare a una sua possibile funzione di eremo. La posizione tra le Gole di Fara San Martino rende questa struttura ancora più misteriosa, avvolta da un’aura magica che lascia a bocca aperta. Per immortalare la bellezza del luogo, consigliamo di portare una fotocamera durante la visita.
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Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.
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