La bellezza della Val di Fassa si scopre anche sotto la neve: ecco la ciaspolata fino ad uno dei rifugio più accoglienti

Claudia Giammatteo  | 22 Gen 2026

Una ciaspolata rigenerante nel bel mezzo della natura, mentre la neve ci abbraccia con il suo manto candido e delicato. Sembra un sogno, eppure la Val di Fassa lo rende realtà.

Ciaspolata al rifugio Gardeccia è la frase chiave nascosta nelle parole felicità, Natale e vacanze. E allora scopriamo questo facile percorso con le ciaspole che ci regala la possibilità di sentire nuove sensazioni, nuovi odori della foresta…una nuova esperienza che non dimenticheremo mai.

Il paradiso si trova in Val di Fassa: il percorso della ciaspolata al rifugio Gardeccia

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Il nostro viaggio alla volta della ciaspolata al rifugio Gardeccia inizia a Pian Pecei.

Troviamo dunque un parcheggio attorno a dove parte la funivia Catinaccio di Vigo di Fassa, e finalmente, ciaspole ai piedi, emozione alla mano…partiamo. Dirigiamoci verso la funivia e prendiamo il nostro biglietto per il paradiso. La cabina, in pochissimo tempo, ci condurrà a 2.000 metri, sul pianoro di Ciampedie…o Campo di Dio. Sembra un nome impegnativo, ma un motivo c’è: il paesaggio attorno a noi potrebbe davvero essere un pezzo di paradiso staccatasi dal cielo per arrivare sulla Terra. Il Catinaccio ci guarda, la Roda di Vael ci porge i suoi saluti più sinceri e i Larsech si tuffano a capofitto nella Valle del Vajolet. Dopo aver ammirato tutta questa meraviglia prendiamo la seggiovia che ci farà scendere verso Pian Pecei, per condurci verso l’inizio della nostra avventura. La ciaspolata al rifugio Gardeccia inizia. Se non fosse inverno potremmo prendere il sentiero 540 per giungere Gardeccia. Tuttavia, farlo in inverno è pericolo, poiché passeremmo per le piste da sci, il che sarebbe decisamente pericoloso. La nostra ciaspolata al rifugio Gardeccia dovrà seguire la segnaletica blu, segnata da una figurina con le ciaspole.

Ecco che dovremo inizialmente aggirare la stazione delle seggiovie Vajolet 2 e Pra Martin. Finalmente, il nostro sentiero è di fronte a noi. Inizieremo dunque in salita, accanto al tracciato di sci, mentre gli spaccati che gli alberi ci mostrano su Larsech entrano nel nostro cuore e nella nostra mente. Ecco che siamo nel bosco. Questo tratto è tranquillo, poco faticoso, circondato da pini e abeti che ci sussurrano storie portate dal vento. Senza nemmeno accorgercene, ci troveremo di fronte ad un bivio con due strade. Qui potremmo dire che tutte le strade conducono a Gardeccia. Possiamo prenderle tutte e due, ma per un’esperienza magica optiamo per la strada di destra e seguiamo il Sentiero delle Leggende.

Qui delle installazioni ci racconteranno la storia di Re Laurino e del suo meraviglioso e leggendario giardino di rose. Ecco che la ciaspolata al rifugio Gardeccia ci insegna ad ascoltare e leggere la magia. Andiamo dunque a scoprire che cosa ci racconta questa appassionante leggenda, per poi proseguire la nostra ciaspolata al rifugio Gardeccia.

La leggenda che leggeremo durante il nostro percorso

Col dei Rossi, Canazei. IS: 1494763012

La leggenda che incontreremo durante la nostra ciaspolata al rifugio Gardeccia sarà la seguente. Il Re Laurino era il sovrano del popolo dei nani. Non vi erano mura che proteggevano il regno, solo un filo di seta e gli splendidi giardini di rose tutto attorno. Un giorno il re si innamorò di una principessa di un reame vicino a lui, e la rapì per renderla sua sposa. Il fratello della principessa non smise mai di cercarla, per ben sette anni. Quando la trovò, scatenò una battaglia contro il re. Una volta che la sorella gli raccontò di come in realtà Re Laurino fosse un uomo buono, il principe decise di stringere un’alleanza con lui.

Tuttavia, l’esercito nel principe non era della stessa idea, e fecero prigioniero il re. Quando giunse alle pendici del Catinaccio, realizzò che era stato il suo amato giardino di rose a tradirlo: era stato quello a rendere riconoscibile la sua posizione agli occhi del fratello della sua sposa. Il re era anche un mago, e decise dunque di trasformare tutto in pietra e cancellare quelle rose dalla faccia del suo regno. Non si dovevano vedere né di giorno né di notte.

Ma fece un errore: non considerò l’alba e il tramonto. Ancora oggi le rose, dice la leggenda, sono visibili al nascere e al calar del Sole.

Per questo le Dolomiti si tingono di rosa.

Siamo quasi arrivati! La ciaspolata al rifugio Gardeccia giunge al suo compimento

Ora che, camminando con comode scarpe da trekking, calma e gustandoci la leggenda, attraversiamo il bosco, siamo sempre più vicini alla nostra meta. La ciaspolata al rifugio Gardeccia sta giungendo ad un termine. Una volta che arriveremo a due belle casette dette I Poz, capiremo che non siamo lontani dalla nostra meta. Ora, l’unica cosa che ci resta da fare è superare due salite leggermente ripide. Mentre siamo sempre più vicini a concludere la ciaspolata al rifugio Gardeccia, i profumi dei rifugi che ci aspettano cominciano a pervadere la nostra mente e farci venire l’acquolina in bocca ancora prima di arrivare di fronte al rifugio Gardeccia. È stata una ciaspolata abbastanza semplice, ma la soddisfazione invade il nostro cuore, pieno di quella magia che ci ha stregati mentre leggevamo quelle meravigliose parole che ci hanno narrato la leggenda.

Dopo la seconda salita, ecco che siamo pronti a svoltare a sinistra, sino ad arrivare al parcheggio estivo. Ci basterà girare la curva ed eccoci arrivarti a destinazione.

Ami queste esperienze? Scopri tutti i rifugi del Catinaccio!

 

Credit dell’immagine in evidenza: www.fassa.com

Claudia Giammatteo
Claudia Giammatteo

Giornalista pubblicista, laureata in lettere. Scrivo da sempre, prima per passione, poi anche per lavoro, prima sulla carta stampata e ora sul web per raccontare brand, luoghi ed esperienze.

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