In Alto Adige l’autunno sembra un quadro: la passeggiata spettacolare ai piedi delle guglie rocciose delle Odle

Tra boschi dorati, prati e masi alpini, un sentiero conduce ai piedi di imponenti pareti dolomitiche che in autunno cambiano colore con la luce.
Fabio Belmonte  | 23 Set 2026

Arrivare in Val di Funes in autunno, per chi ama il trekking, significa ritrovarsi in un anfiteatro naturale dove le Odle fanno da quinta scenografica a boschi, prati e masi operosi. Ogni volta che torno qui tra settembre e ottobre mi colpisce la nitidezza dell’aria: le guglie dolomitiche sembrano più vicine, i contorni più affilati, mentre larici e latifoglie iniziano a virare dal verde al giallo e all’arancio.

Camminare ai piedi delle pareti nel Parco naturale Puez-Odle permette di leggere il paesaggio pezzo per pezzo, passando dai fondovalle ai versanti coltivati, fino al limite dei boschi. Non esiste un’unica “passeggiata delle Odle”: la valle offre itinerari con dislivelli e distanze molto diversi, dai percorsi brevi fino alle escursioni giornaliere. È una destinazione che in autunno premia chi sa programmare tempi, condizioni e soste con un minimo di attenzione.

Val di Funes in autunno: la valle delle Odle tra boschi, prati e masi

 

La Val di Funes, o Villnöss, in Alto Adige è una delle valli dolomitiche che più mi piace frequentare in autunno. Il paesaggio rimane immediatamente riconoscibile: sullo sfondo le guglie delle Odle, davanti una sequenza di prati, boschi e masi distribuiti sui pendii, con piccoli centri come San Pietro e Santa Maddalena a fare da porta d’ingresso ai sentieri.

Tra settembre e ottobre le giornate limpide regalano una visibilità sorprendente sulle Dolomiti, mentre larici e latifoglie iniziano il loro foliage. Camminando mi accorgo di come la valle cambi tono con il passare delle ore: la luce fredda del mattino lascia il posto a riflessi più caldi, fino all’enrosadira serale che incendia le pareti delle Odle per pochi minuti.

Gran parte della valle rientra nel Parco naturale Puez-Odle, istituito nel 1978 e inserito nel sistema dolomitico Patrimonio UNESCO dal 2009. Questo significa sentieri segnalati, una buona rete di malghe e rifugi, ma anche la necessità di mantenere comportamenti adeguati in un territorio che è allo stesso tempo alpino, rurale e protetto.

Santa Maddalena, San Giovanni in Ranui e il sentiero Adolf Munkel

 

Quando voglio una prima immersione nella Val di Funes autunnale parto quasi sempre da Santa Maddalena. Il paese si apre come una terrazza sulle pareti delle Odle, con la chiesa e i masi sparsi sui prati a comporre uno dei paesaggi più fotografati dell’arco alpino. Camminando tra le stradine poderali è evidente che qui il turismo si inserisce in un contesto agricolo vivo: i terreni sono coltivati e le strade servono masi e stalle, motivo per cui rispetto di recinzioni e proprietà private è fondamentale.

Poco distante, la chiesetta di San Giovanni in Ranui, incorniciata dai prati con le Odle sullo sfondo, offre un’altra icona della valle. Quando passo di qui in autunno trovo spesso fotografi in cerca della luce migliore e del foliage al massimo, ma preferisco ricordare che non esiste la “settimana perfetta”: venti, temperature e piogge decidono per noi.

Per un escursionismo più strutturato, uno degli itinerari che continuo a ripetere è il sentiero Adolf Munkel. Di solito lo raggiungo dalla zona di Malga Zannes, a circa 1.680 metri, dove parte una fitta rete di tracciati. Il percorso alterna bosco, radure e tratti dove le Odle sembrano alzarsi direttamente sopra il sentiero: in queste giornate d’autunno, con il contrasto fra aghi gialli e roccia chiara, l’effetto è particolarmente marcato.

Parco naturale Puez-Odle: Dolomiti UNESCO, tradizioni rurali e rispetto dei luoghi

 

Ogni volta che rientro nel Parco naturale Puez-Odle mi colpisce la convivenza tra un paesaggio dolomitico di grande valore geologico e una valle che continua a vivere di agricoltura di montagna. Il parco si estende tra il gruppo delle Odle e quello del Puez, proteggendo pareti dolomitiche, altopiani, prati alpini e boschi dove, in autunno, il passaggio di stagione è evidente.

Le Odle, o Geisler, culminano in cime come il Sass Rigais e la Furchetta, attorno ai 3.025 metri. Dai sentieri più semplici di valle non si raggiungono queste vette senza affrontare itinerari alpinistici di ben altra difficoltà. Quando accompagno amici alle prime esperienze qui, insisto nel distinguere una passeggiata ai piedi delle pareti da una salita in alta montagna: sono mondi diversi, che richiedono competenze e attrezzature non confrontabili.

Il riconoscimento UNESCO non è solo un’etichetta: implica tutele e regole precise. Restare sui sentieri, tenere i cani al guinzaglio dove previsto, non disturbare la fauna, soprattutto in un periodo delicato come l’autunno, sono comportamenti essenziali. Allo stesso tempo, masi, pascoli e prati da sfalcio continuano a modellare il paesaggio: è proprio questa sovrapposizione fra Dolomiti spettacolari e lavoro quotidiano che rende la Val di Funes così particolare.

Consigli pratici per trekking autunnali in Val di Funes

Programmare un trekking in Val di Funes tra settembre e ottobre significa fare i conti con giornate più corte. Personalmente evito di partire tardi per itinerari lunghi: il tramonto arriva in fretta e la valle entra rapidamente in ombra. Una torcia frontale nello zaino, anche per percorsi apparentemente semplici, è un’abitudine che qui considero non negoziabile.

Le temperature possono ingannare. In fondovalle il sole scalda, ma nei tratti ombreggiati o a quota superiore restano facilmente brina e ghiaccio. Per questo scelgo sempre scarponi con buona aderenza e vesto a strati, aggiungendo un guscio antivento e un pile anche quando la mattina sembra mite. La prima neve sulle Odle può arrivare presto: controllare meteo e condizioni dei sentieri tramite canali ufficiali è indispensabile.

Un altro punto riguarda i servizi: malghe e rifugi possono ridurre orari o chiudere dopo l’estate. Verificare aperture aggiornate evita sorprese a metà giro. Infine, alcuni parcheggi e accessi – in particolare in zona Zannes e Santa Maddalena – possono essere regolamentati nei periodi di maggiore affluenza, con ticket e limiti di orario. Informarsi tramite gli uffici turistici locali o i siti istituzionali rende il trekking più sereno e lascia spazio a ciò che conta davvero: camminare in tranquillità sotto le Odle, seguendo il ritmo lento dell’autunno.

Fabio Belmonte
Fabio Belmonte

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.

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