In Abruzzo c’è un canyon spettacolare con un ponte leggendario: è lo scenario naturale perfetto per l’autunno

Pareti calcaree, boschi che cambiano colore e un antico passaggio avvolto dalle leggende accompagnano il torrente dentro uno degli scenari più suggestivi dell’Appennino.
Fabio Belmonte  | 24 Set 2026

Le Gole del Salinello sono uno di quei luoghi dove, da escursionista, hai subito la sensazione di entrare in un altro mondo. Il torrente ha inciso in profondità i Monti Gemelli, tra la Montagna dei Fiori e la Montagna di Campli, disegnando un corridoio stretto in cui boschi, pareti calcaree, grotte ed eremi si incastrano senza soluzione di continuità.

Ogni volta che percorro questi sentieri, soprattutto in autunno, mi colpisce il contrasto tra il foliage caldo e la roccia chiara, quasi fredda. È un paesaggio diverso dai classici altopiani aperti dell’Abruzzo, più raccolto, verticale, intimo. Ma proprio per questo richiede attenzione: la luce cala presto, il terreno si fa umido, il torrente può cambiare volto in poche ore. Camminare qui significa leggere un paesaggio complesso, dove la natura dialoga continuamente con storia, fede e tradizioni locali.

Panoramica delle Gole del Salinello e dei Monti Gemelli

 

Le Gole del Salinello si aprono nel settore settentrionale dell’Abruzzo, quasi al confine con le Marche, dove il torrente ha scavato una profonda incisione tra la Montagna dei Fiori e la Montagna di Campli, i celebri Monti Gemelli. Sin dai primi passi si avverte il cambio di atmosfera: le pareti si stringono, il bosco si infittisce, i rumori della valle si spengono e rimane soprattutto il suono dell’acqua.

Ogni volta che entro in questo canyon ho la sensazione di lasciare “fuori” l’Abruzzo delle grandi praterie, per entrare in un ambiente più segreto, quasi introverso. Le Gole del Salinello appartengono al Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, ma offrono scenari molto diversi da Campo Imperatore: qui dominano la verticalità della roccia calcarea, l’ombra dei versanti e il continuo alternarsi di forre, piccoli allargamenti e strettoie.

Dal punto di vista escursionistico non esiste un unico itinerario: si tratta piuttosto di un sistema di sentieri che permettono di entrare e uscire dalle gole, collegando boschi, eremi rupestri e punti panoramici a quote differenti.

Paesaggi, sentieri, cascate ed eremi lungo il torrente

 

Il paesaggio delle Gole del Salinello è il risultato di un lunghissimo lavoro erosivo: il torrente ha inciso le rocce carbonatiche, mentre i fenomeni carsici hanno creato grotte, cavità e ripari naturali. Camminando lungo il corso d’acqua si passa da tratti relativamente aperti a passaggi dove le pareti calcaree sembrano chiudersi sopra la testa, con il sentiero che talvolta si stringe accanto al torrente.

Uno degli elementi che amo di più qui è la varietà: un tratto di bosco umido, una piccola cascata, poi una cengia più esposta e, all’improvviso, l’imbocco di un eremo rupestre nascosto nella roccia. In autunno il foliage delle latifoglie colora di giallo e arancio il versante, mentre il bianco-grigio del calcare rimane quasi immobile. Spesso mi fermo a osservare il contrasto tra l’acqua che cambia continuamente e la parete che resta.

I sentieri che entrano nelle gole richiedono sempre di valutare bene la variante scelta: dislivello, passaggi vicino all’acqua, eventuali guadi o tratti più esposti. Sulla carta le distanze possono sembrare modeste, ma sul terreno il passo rallenta facilmente.

Eremi rupestri, Ponte d’Abisso e storie di confine

Le Gole del Salinello non sono solo un itinerario naturalistico: sono anche un archivio di storie, fede e passaggi di frontiera. Le pareti e le cavità sono state frequentate per secoli, come testimoniano gli eremi rupestri, tra cui spicca l’eremo di Sant’Angelo, incastonato in un ambiente che sembra fatto apposta per la ricerca di silenzio e isolamento. Ogni volta che arrivo qui, con lo zaino ancora sulle spalle, penso a quanta determinazione servisse per vivere in questi luoghi quando l’escursionismo non esisteva.

Intorno alle gole circolano anche racconti legati al cosiddetto Ponte d’Abisso, nome che ricorre nella toponomastica e nell’immaginario locale. Come spesso accade in montagna, tradizioni orali e leggende si intrecciano alla storia documentata: storie di fughe, briganti, confini difficili da controllare. Prima dell’Unità d’Italia questo settore era vicino alla frontiera tra Regno delle Due Sicilie e Stato Pontificio, e il territorio conservava davvero un carattere di margine.

Camminare oggi significa attraversare uno spazio profondamente cambiato, ma la geografia è rimasta la stessa: le pareti stringono il passaggio, il torrente corre sul fondo e certi punti sembrano ancora più remoti di quanto dicano la cartina e il GPS.

Consigli pratici per un trekking autunnale nelle Gole del Salinello

 

L’autunno è forse il momento più affascinante per esplorare le Gole del Salinello, ma anche quello in cui, da escursionista, mi sento più attento alla pianificazione. Le ore di luce calano rapidamente, soprattutto nei settori più incassati dove il sole scompare presto dietro i versanti, e il terreno resta umido a lungo. Per questo cerco sempre di partire presto, scegliendo un itinerario adeguato al gruppo e lasciando un margine di tempo per gli imprevisti.

Le piogge sono il fattore più delicato: possono far crescere la portata del torrente, rendere scivolose rocce e foglie e modificare il fondo dei sentieri. Prima di tornare qui in autunno controllo non solo le previsioni del giorno, ma anche le precipitazioni dei giorni precedenti. calzature da trekking con buona aderenza, bastoncini, strati termici e una traccia affidabile sono indispensabili. Non bisogna dare per scontata la copertura telefonica.

Prima della partenza è sempre utile consultare il sito del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga per verificare ordinanze, chiusure o problemi sui sentieri, e rispettare le indicazioni ufficiali su accesso a eremi e cavità. Così il foliage, le gole e il rumore del Salinello restano protagonisti, senza che la giornata si trasformi in un’uscita oltre le proprie capacità.

Fabio Belmonte
Fabio Belmonte

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.

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