
Settembre in montagna è sempre stato, per me, il mese dei bilanci. Sui sentieri che salgono ai rifugi sopra i 2.000 metri l’estate sembra resistere, ma basta una folata di vento freddo per ricordare che l’autunno è già lì, dietro la cresta. Camminare in questo periodo verso il Rifugio Vittorio Emanuele II nel Gran Paradiso, il Rifugio Locatelli nelle Dolomiti di Sesto o il Rifugio Garibaldi nell’Adamello significa accettare questo equilibrio sottile: giornate ancora godibili, ma margini più stretti sugli orari, sul meteo e sulle aperture.
Ogni volta che programmo una di queste salite cerco informazioni aggiornate direttamente dai gestori, perché a fine stagione basta una nevicata per cambiare tutto. È il momento in cui l’idea degli “ultimi rifugi aperti” diventa concreta, ma non deve mai trasformarsi in fretta: la montagna resta, anche quando le sue porte in quota si chiudono per l’inverno.
Ogni fine estate mi ritrovo a guardare le carte delle Alpi con la stessa domanda: quali rifugi sopra i 2.000 metri sono ancora raggiungibili in sicurezza? Le giornate restano abbastanza lunghe per escursioni impegnative, i sentieri spesso sono ancora liberi dalla neve e una parte dei rifugi tiene aperto fino a ottobre, ma il margine si assottiglia.
Sopra quota il meteo cambia in fretta. Ho visto giornate partire azzurre dal fondovalle e chiudersi, a 2.500 metri, con nebbia, vento e temperatura in picchiata nel giro di un’ora. A settembre una nevicata improvvisa può trasformare un percorso escursionistico in un itinerario per cui non si è più attrezzati.
Per questo considero sempre le date di chiusura solo come indicazioni generali: ogni rifugio ha un suo calendario, spesso variabile in base al tempo e alla presenza di escursionisti. Prima di partire, per me, è obbligatorio un contatto diretto con i gestori per verificare apertura, possibilità di pernottare e disponibilità della cucina.
La salita al Rifugio Vittorio Emanuele II, dalla zona di Pont in Valsavarenche, resta una delle mie classiche di fine stagione nel Gran Paradiso. Il sentiero guadagna oltre 800 metri di dislivello, parte tra prati e boschi e si fa progressivamente più minerale, tra pietraie e lastroni. Quando arrivo in vista del rifugio, a circa 2.735 metri, sento sempre quel cambio di atmosfera tipico dell’alta montagna, anche se non proseguo verso la vetta.
In giornate serene la vista sui ghiacciai e sulle vette del Parco nazionale Gran Paradiso ripaga ampiamente la fatica, ma la quota non perdona. A settembre sono salito con sole caldo a Pont e trovato, in alto, vento tagliente e temperature quasi invernali. In zona la fauna del parco – stambecchi, camosci, marmotte – è di casa, ma non bisogna mai forzare l’avvicinamento o dar loro cibo.
Altrettanto iconica, ma in un ambiente completamente diverso, è la camminata verso il Rifugio Locatelli nelle Dolomiti di Sesto. Dai sentieri attorno alle Tre Cime di Lavaredo, salendo oltre quota 2.400 metri, il paesaggio di torri dolomitiche, ghiaioni e pareti verticali ha sempre qualcosa di irreale. La fama della zona porta molta gente, anche a settembre, e a volte sembra di partecipare a una grande processione escursionistica.
Ho imparato però a non sottovalutare questi percorsi solo perché sono frequentati: la nebbia può calare in pochi minuti, il vento gelido spazzare gli altipiani e una spolverata di neve cambiare la percezione del sentiero. Anche l’accesso stradale, con parcheggi, navette e limitazioni, va sempre verificato prima, perché regole e costi possono cambiare da una stagione all’altra.
Il Rifugio Garibaldi, nell’area dell’Adamello, lo associo sempre a giornate più dure, di quelle in cui si parte presto con la sensazione di avere davanti una vera uscita d’alta montagna. Posto a circa 2.550 metri nei pressi del Lago Venerocolo, richiede un dislivello e una distanza che non vanno presi alla leggera, soprattutto se non si è abituati a camminare a lungo.
La salita attraversa ambienti molto diversi: boschi alle quote inferiori, poi prati magri, valloni ampi, infine rocce e paesaggi quasi lunari, segnati dalla geologia glaciale e dalle testimonianze della Prima guerra mondiale. Ricordo bene il contrasto tra il blu del lago, poco sotto il rifugio, e il profilo imponente dell’Adamello sullo sfondo, un panorama che racconta anche l’arretramento dei ghiacciai rispetto alle vecchie foto.
In settembre qui la montagna può assumere rapidamente un volto invernale: ghiaccio sui sentieri nelle ore del mattino, tratti bagnati che diventano scivolosi, residui di neve dopo una perturbazione. Quando programmo il Garibaldi considero sempre tempi ampi, calcolo soste, verifico con attenzione le previsioni e, soprattutto, non mi affido mai solo ai tempi indicati dalle app: il rientro deve avvenire con luce piena e con ancora un margine di energia nelle gambe.
Quando organizzo salite a rifugi come Vittorio Emanuele II, Locatelli o Garibaldi a fine estate, seguo sempre qualche regola personale. La prima è informativa: cerco sul sito ufficiale o sui canali social del rifugio le date di apertura e, se ho dubbi, telefono direttamente. Verifico anche gli orari di cucina, perché arrivare tardi e trovare il servizio chiuso non è solo una delusione, ma può complicare la gestione delle energie.
La seconda riguarda l’equipaggiamento: sopra i 2.000 metri, a settembre, porto sempre strati termici, guscio impermeabile, guanti leggeri e cappello caldo. Nel mio zaino non mancano mai acqua in quantità adeguata, snack energetici, una lampada frontale con batterie cariche e una cartografia affidabile, che sia cartacea o digitale con traccia salvata offline.
Infine il meteo: controllo le previsioni la sera prima e di nuovo la mattina dell’escursione, facendo attenzione non solo alle temperature ma anche al vento, al rischio di temporali e alla possibilità di nevicate. Se l’ultima perturbazione ha portato neve in quota, riconsidero l’itinerario: un sentiero classificato come escursionistico in estate può diventare impegnativo o fuori portata senza attrezzatura adeguata.
La chiusura dei rifugi, in fondo, non è una corsa contro il tempo, ma un segnale: le giornate si accorciano, la montagna cambia ritmo. Accettarlo significa saper rinunciare quando condizioni e calendario non sono dalla nostra parte, sapendo che quelle stesse cime ci aspetteranno la prossima stagione.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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