
Dal CERN alle ondulate colline circostanti ricoperte di vigneti, dall’eccellenza del cioccolato alle sedi dei maggiori consessi mondiali, dagli spazi lacuali ai parchi e agli alti picchi visibili all’orizzonte: viaggio nella città svizzera dove innovazione, natura e qualità della vita si rincorrono intrecciandosi fra loro.
Citta-stato fino a un recente passato e storico centro della Riforma protestante, adagiata sul lago Lemano e circondata da grandi catene montuose e rilievi, Ginevra è in grado di vivere simultaneamente in epoche diverse o addirittura prescindere proprio dal fattore tempo. Può infatti volgere lo sguardo verso i severi palazzi calvinisti e quelli imponenti della diplomazia internazionale, oppure ancorarsi all’oggi quotidiano, in direzione delle migliori firme di orologi, dei negozi di gran lusso, delle boutique super-chic del cioccolato, della cornice naturale che circonda l’ampio abitato. Ma può anche a piè pari proiettarsi al di là della dimensione cronologica, dove la materia viene continuamente interrogata, sfidata, ridefinita, studiata e l’intelligenza artificiale scuote l’albero delle nostre certezze.
Chissà che non sia proprio questa la chiave che ci spinge e tornare a Ginevra per un paio di notti, dopo averne già apprezzato, in un precedente viaggio, il centro storico, l’orologeria di lusso, i vigneti, il lungolago, il viavai delle persone indaffarate, il passo cosmopolita, il respiro profondo del mondo.
Dal CERN alla sinuosa campagna di Satigny, a un passo dal centro, dai tram al tuk-tuk, dalla tavoletta di cioccolato plasmata con le proprie mani in un workshop di grido, al grande mercato agricolo agostano nel Parc des Bastions, Ginevra diventa una sorta di fucina nella quale scienza, ambiente, gastronomia, logiche imprenditoriali e qualità urbana vengono continuamente reinventati in un groviglio di novità.
Laboratorio CERN a Ginevra
Dal centro di Ginevra basta prendere il tram 18 lasciando che la città cambi lentamente fisionomia. I prospetti degli edifici cedono spazio via via a un paesaggio urbano più arioso fino ad arrivare alla fermata del CERN.
Qui svetta lo Science Gateway, il grande centro dedicato alla divulgazione scientifica che accoglie visitatori da tutto il globo terracqueo. Entrarvi significa calarsi nei panni di intrepidi esploratori, questa volta non fra montagne e vallate ma dentro la materia del mondo e dell’universo.
Inseriti in una visita guidata veniamo introdotti alla conoscenza del Synchrocyclotron, il primo acceleratore del CERN, entrato in funzione nel 1957. Una macchina che appartiene ormai alla storia della scienza e che, grazie anche a ricostruzioni e videomapping, racconta un’epoca in cui il mondo digitale era di là da venire e il laboratorio muoveva i suoi primi passi.
Poi appare l’ATLAS Control Room.
È uno di quei luoghi nei quali le parole incontrate sui libri o nei giornali – particelle, acceleratori, bosone di Higgs – perdono improvvisamente il carattere astratto. Incollati ai monitor operano scienziati provenienti da tutto il mondo, all’interno di uno dei grandi esperimenti del Large Hadron Collider che hanno contribuito alla scoperta del bosone di Higgs annunciata nel 2012.
Il CERN appare così non soltanto come un gigantesco laboratorio, per lo più sotterraneo e ad anello, bensì come una specie di esperimento mondiale: persone di lingue, nazionalità e culture completamente diverse lavorano insieme per rispondere ad alcune delle domande più elementari e insieme più vertiginose che l’uomo possa porsi.
Di che cosa è fatto l’Universo?
Domanda piuttosto impegnativa per un sabato mattina.
Science Gateway, il futuro spiegato ai più giovani
La visita prosegue liberamente nello Science Gateway, concepito proprio per avvicinare il grande pubblico alla ricerca attraverso installazioni, esperimenti ed esperienze interattive.
Qui il termine “divulgazione” assume il suo significato migliore: non semplificare banalizzando, ma mettere le persone nelle condizioni di avvicinarsi a ciò che non conoscono.
E colpisce soprattutto la quantità di bambini e ragazzi che si muovono fra gli spazi espositivi. In fondo uno dei compiti dichiarati del Science Gateway è proprio questo: far nascere curiosità per la scienza e la tecnologia nelle nuove generazioni.
La materia invisibile diventa così quasi un territorio da esplorare. Un trekking mentale, verrebbe voglia di dire, nel quale al posto dei segnavia colorati ci sono acceleratori, protoni e domande.
CERN – Corpo centrale
Lasciato il CERN, dopo poco il paesaggio, fisico e mentale, cambia nuovamente.
Dalla fisica delle particelle alle vigne e alle campagne a bordo di un tuk-tuk il passo è breve: direzione Satigny, un piccolissimo comune di circa 4000 abitanti.
Il passaggio è quasi cinematografico nel suo brusco mutare.
La Ginevra delle organizzazioni internazionali e dei laboratori scientifici si dirada per lasciare il passo a una campagna placida e ben curata, composta di stradine secondarie, campi coltivati, vigne, corsi d’acqua e filari. Da queste parti basta allontanarsi per meno di una ventina di minuti dal centro che subito compare un paesaggio rurale e boschivo, quieto e sereno.
Ancora una volta la città sembra rifiutare la contrapposizione fra tecnologia e natura. L’una non esclude l’altra. Convivono compenetrandosi.
Café_de_Peney: una porzione di rane e purè
Collocato nell’area rurale ginevrina il Café de Peney, a Satigny, è un bistrot appartato e piacevolissimo, con uno spazio esterno immerso nel verde che, nelle giornate estive, diventa la naturale e fresca prosecuzione della sala interna.
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L’esperienza culinaria che ci accingiamo a vivere è affidata alle sapienti mani dello chef Yannick Geoffroy, la cui filosofia professionale si fonda sulla tradizione della cuisine francese e la qualità dei prodotti. Fra i piatti assaggiati, molto delicate ci sono apparse le rane saltate in padella (sembra un gioco di parole!) accompagnate da purè di patate. Buona selezione di vini e chiusura del pasto con dei dessert memorabili al cioccolato accompagnati da palline di gelato. Un vino bianco consigliato da Yannick? Le Chasellas, che poi è anche il vitigno a bacca bianca più importante e diffuso in Svizzera
L’aver avuto l’opportunità di fermarci a pranzare al Café de Peney, oltre che per l’aspetto gastronomico-culturale di qualità, ci fa comprendere meglio quanto sia particolare la continuità territoriale tra Ginevra città e il suo Cantone. La città internazionale è vicina, vicinissima, ma scompare in un batter d’occhio oltre una collina, un bosco, un corso d’acqua, una collina tondeggiante.
Insomma si passa dalla città alla campagna senza nemmeno accorgersene, quasi senza soluzione di continuità.
Rientrati in centro rifocillati e soddisfatti, un altro tipo di laboratorio ci attende. Questa volta, fortunatamente, non bisogna comprendere la fisica delle particelle.
Negozio di cioccolato di Favarger – Ginevra
Da Favarger, storica maison del cioccolato ginevrino, l’esperimento è molto più “digeribile”: scegliere uno stampo, riempirlo di cioccolato, aggiungere decorazioni di zucchero, elementi croccanti e frutta secca secondo il proprio estro, aspettare che si raffreddi, confezionare la propria creazione e puntare a mangiare le chocolat il prima possibile!
La Svizzera sa trasformare alcune delle sue tradizioni più riconoscibili in esperienze manuali e di attenzione, senza farle diventare necessariamente puro folklore.
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In un viaggio che ha iniziato la prima giornata davanti a un acceleratore di particelle, ritrovarsi qualche ora dopo con le mani impegnate ad impreziosire una tavoletta di cioccolato potrebbe sembrare una brusca sterzata.
In realtà il filo resta lo stesso: conoscenza, precisione, manualità e trasformazione della materia.
Il viaggio urbano continua a piedi, verso uno dei grandi polmoni verdi del centro di Ginevra: il Parc des Bastions.
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In questo fine settimana che coincide con il nostro soggiorno a Ginevra di fine estate, il parco ospita il Festi’Terroir, manifestazione dedicata alla vendita diretta di alimenti, ai prodotti biologici e all’agricoltura locale. Più di novanta stand trasformano il parco in una grande mappa gastronomica del territorio ginevrino: frutta, verdura, pane, formaggi, cereali, piante, vini e produzioni artigianali.
La parola “sostenibilità”, spesso abusata fino a perdere qualsiasi consistenza concettuale, qui, nella città dei vertici e dei palazzi della politica globale, torna improvvisamente concreta.
Il bilanciamento tra natura e circuito economico ha il volto di chi fa nascere un formaggio, coltiva ortaggi, cura e imbottiglia un vino. Ha una provenienza geografica precisa e soprattutto una distanza ridotta tra chi produce e chi consuma.
È un modo rispettoso di concepire il rapporto tra l’uomo e il territorio che abbiamo incontrato spesso viaggiando in Svizzera: accorciare le filiere significa anche ristabilire un dialogo diretto con I luoghi.
E tutto questo procedimento viene rappresentato nel cuore della città, ariosa e piena di gente, fra alberi monumentali, prati e morbide linee architettoniche che caratterizzano Ginevra, seconda per abitanti solo a Zurigo.
Kiosque des Bastions – Ginevra
Nel parco, a poca distanza dall’ingresso principale, il Kiosque des Bastions esprime un’altro profilo della Ginevra contemporanea.
Architettura elegante, grandi spazi esterni, elementi liberty a vetrata e una sala circondata dal verde del parco compongono come un mosaico gli elementi di una brasserie moderna e molto frequentata. La gastronomia proposta lavora sulle contaminazioni: piatti di pesce e carne, carpacci, contorni fantasiosi e influenze in provenienza da continenti diversi.
È una Ginevra meno austera di quella raccontata dallo stereotipo, più giovane, liberata, cosmopolita, curiosa.
D’altra parte non potrebbe essere molto diverso in una città nella quale una quota considerevole della popolazione proviene da tutti i paesi del mondo e nella quale la dimensione internazionale, come un dna acquisito, è entrata da tempo risalente nella vita di ogni giorno.
Seduti al Kiosque des Bastions, nel parco al centro della città, questo “passo” internazionale non ha bisogno di essere spiegato. È semplicemente diffuso intorno ai tavoli, lo si percepisce nella diversità degli idiomi parlati, dei colori, degli indumenti indossati.
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La base del soggiorno è l’Hotel Royal, a pochi minuti a piedi dalla stazione di Cornavin.
L’edificio gioca anch’esso sulla contrapposizione – o forse sarebbe meglio dire sulla collaborazione – fra heritage e innovazione. Stile neoclassico, ambienti piuttosto raffinati e un’impostazione contemporanea convivono senza difficoltà.
All’ottavo piano la nostra bellissima suite, dotata di terrazza, offre inoltre quella particolare sensazione che si prova osservando una città dall’alto: il reticolo delle strade sembra improvvisamente più leggibile e Ginevra, che dalla strada appare composta da tanti episodi stilistici diversi, recupera una sua forma unitaria.
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Ginevra si disvela… camminando
Gran parte della città può e forse deve essere vissuta semplicemente, un passo dopo l’altro, bighellonando senza dover necessariamente andare da qualche parte.
Dal lungolago ai Bastions, dalle vie commerciali al centro storico, Ginevra possiede volumi sufficientemente contenuti da permettere di abbandonare spesso mappe e programmi e procedere abbastanza casualmente.
E per una testata che si chiama GoodTrekking non è un dettaglio secondario.
Non occorre infatti che un’attività di trekking inizi necessariamente in un contesto completamente naturale. Esiste anche il cammino urbano: quello che permette di misurare una città con le proprie gambe, accorgendosi del mutare della fisionomia dei quartieri, dei monumenti, dei palazzi, della disposizione degli alberi, delle rive e delle piazze grazie all’incedere con occhi curiosi.
A Ginevra l’acqua è onnipresente. Il Rodano alimenta il lago Lemano prima di riprendere il suo corso, e le rive della città sono collegate da 5 ponti proprio nella parte iniziale di vita “post-lacustre” del grande fiume che nasce sulle Alpi svizzere. All’orizzonte gli alti rilievi, in particolare il Salève, il Massiccio del Giura e il Monte Bianco ricordano che la natura dalla voce grossa non è poi così lontana.
Anche la gastronomia racconta questa doppia identità.
Da un lato il territorio: campagna, vigneti, produzioni locali, filiere corte. Dall’altro una città internazionale nella quale le tradizioni culinarie viaggiano, si rincorrono, entrano in dialogo fra loro.
Il Café de Peney rappresenta bene la prima anima; il Kiosque des Bastions bene la seconda. Nel mezzo ci sono il cioccolato, i vini ginevrini e quella continua ricerca della qualità che in Svizzera sembra trasformarsi quasi in una disciplina nazionale di stampo etico.
Il soffermarsi sul food diventa pertanto un altro modo, intimo e profondo, per leggere il territorio.
In definitiva il CERN rimane forse l’immagine più potente di questo viaggio.
Eppure sarebbe del tutto riduttivo identificare il carattere innovativo di Ginevra soltanto con la grande scienza.
Il futuro si costruisce anche attraverso città nelle quali è semplice muoversi con il trasporto pubblico, dove i parchi occupano ancora spazi centrali, dove la campagna rimane vicina, dove un grande festival cittadino può mettere al centro agricoltori e produttori locali. Senza contare poi che a Ginevra operano centinaia di startup e diversi incubatori, segno di innovazione tecnologica di primissimo ordine.
Perfino il cioccolato, da queste parti, riesce a stare contemporaneamente dalla parte della tradizione e da quella delle novità, con lanci di nuove creazioni dolciarie da parte delle grandi firme del settore.
Forse è proprio questa la vera modernità di Ginevra: il futuro, lungi dal voler cancellare il passato, è invece proiezione dell’oggi nel domani proponendo formule nuove e originali.
La mattina si possono osservare macchinari degli anni ’50 concepiti per studiare l’infinitamente piccolo; a pranzo ci si può coricare su un prato in piena campagna; nel pomeriggio è possibile allenarsi a sfornare cioccolato con le proprie mani; la sera è consigliato attraversare un parco e cenare sotto gli alberi.
Scienza, natura, gusto, innovazione e qualità della vita.
Benvenuti nella Fucina.
Arrivare a Ginevra dall’Italia è semplice sia in treno, con la stazione di Genève-Cornavin che penetra nel cuore della città e consente di raggiungere facilmente a piedi numerosi alberghi e le principali zone centrali, sia in aereo, atterrando all’aeroporto di Ginevra, ben collegato al centro.
Nel nostro caso, però, Ginevra era parte di un viaggio più ampio alla scoperta della Svizzera e abbiamo scelto di raggiungere il Paese in aereo, volando da Roma a Zurigo con SWISS. Un modo per entrare subito nell’atmosfera svizzera, già a bordo, con l’immancabile cioccolatino elvetico di benvenuto.
Da Zurigo abbiamo poi proseguito in treno, affidandoci allo Swiss Travel Pass. In un itinerario come il nostro, il viaggio in treno è diventato parte integrante dell’esperienza: dal finestrino si susseguono laghi, montagne, piccoli centri e paesaggi che raccontano, quasi senza soluzione di continuità, la varietà della Svizzera.
Lo Swiss Travel Pass, pensato per chi visita il Paese dall’estero, permette di viaggiare liberamente su treni, autobus, battelli e trasporti pubblici urbani, rendendo particolarmente semplice costruire un itinerario itinerante. È stato così anche per noi: grazie al pass abbiamo raggiunto comodamente il Mendrisiotto, nel Canton Ticino, una regione che merita di essere scoperta lentamente, tra il Monte Generoso e il Monte San Giorgio. Ne abbiamo seguito le strade e i sentieri in un viaggio che abbiamo raccontato qui: Il viaggio come una volta tra Monte Generoso e Monte San Giorgio, nella regione da scoprire.
Il pass, disponibile per 3, 4, 6, 8 o 15 giorni e anche nella versione Swiss Travel Pass Flex, comprende inoltre l’ingresso gratuito in numerosi musei e alcune escursioni in montagna, oltre a riduzioni su diverse funivie, ferrovie di montagna ed escursioni panoramiche. Più che un semplice titolo di viaggio, nel nostro itinerario si è rivelato quindi uno strumento per muoversi con libertà e lasciare che fosse la Svizzera stessa, paesaggio dopo paesaggio, a diventare parte del viaggio.
Per gli ospiti delle strutture ricettive è disponibile la Geneva Transport Card, che permette di utilizzare gratuitamente i trasporti pubblici ginevrini per tutta la durata del soggiorno. Nel nostro itinerario il tram è stato sufficiente anche per raggiungere il CERN dal centro.
Per chi vuole concentrare più visite esiste inoltre il Geneva City Pass, disponibile per uno, due o tre giorni, con ingressi gratuiti o ridotti in numerose attrazioni, incluso lo strepitoso Choco Pass che consiste in un tour di assaggi tra le migliori cioccolaterie.
Geneva Tourism & Conventions Foundation
Svizzera Turismo – Ginevra, pagina in italiano
Testo di Andrea Scotto | Foto di Alessandro Scotto | Reel/Video di Francesca Barbarancia

Esperta di Marketing, Comunicazione e Turismo con oltre 25 anni di esperienza. Docente di Marketing e Turismo presso diverse università americane a Roma, attualmente è ricercatrice universitaria sull'Intelligenza Artificiale legata all' apprendimento.
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