Gambe allenate e panorami infiniti: 3 grandi classici del trekking per chiudere l’estate in bellezza

Fabio Belmonte  | 31 Ago 2026

La fine dell’estate, in montagna, per me ha sempre il sapore di una seconda occasione. Le folle di agosto si diradano, l’aria diventa più nitida e lungo i sentieri di Dolomiti di BrentaGran Paradiso e Gran Sasso si respira un silenzio diverso, più concentrato. È il momento in cui capisci se il tuo allenamento estivo è stato davvero sufficiente per affrontare dislivelli importanti, vie ferrate e lunghe traversate tra rifugi.

Tra settembre e le prime settimane d’autunno, questi tre territori mostrano volti quasi opposti: il verticale delle Bocchette, il glaciale del Gran Paradiso, l’ampio respiro di Campo Imperatore. Ogni volta che torno su questi itinerari mi accorgo di quanto la fine stagione chieda lucidità: rifugi che chiudono, meteo più instabile, giornate corte. È un periodo magnifico per chi ama il trekking serio, ma da vivere con pianificazione rigorosa e capacità di rinunciare quando serve.

Dolomiti di Brenta: Vie delle Bocchette tra cenge e ferrate verticali

Nel cuore delle Dolomiti di Brenta, il sistema delle Vie delle Bocchette è uno di quei percorsi che, ogni volta che lo preparo, mi obbliga a fare un check onesto delle mie capacità. Non è solo un trekking: è un intreccio di vie ferrate sospese tra cenge, forcelle e pareti, in un ambiente quasi interamente roccioso. La base ideale spesso è il Rifugio Alimonta, attorno ai 2.580 metri, punto di partenza o tappa di collegamento tra diverse varianti.

settembre qui è una lama a doppio taglio. Nelle giornate stabili si cammina con temperature più gestibili rispetto ad agosto e con meno affollamento sui cavi. Ma basta una perturbazione per trasformare scale metalliche e traversi esposti in passaggi insidiosi, con ghiaccio, neve fresca e nebbia che riduce la visibilità. Personalmente non parto mai senza aver controllato bollettini meteo, condizioni delle ferrate e apertura dei rifugi: a fine stagione, una chiusura anticipata può ribaltare l’intera pianificazione.

Su questo terreno le gambe allenate sono solo il punto di partenza. Servono casco, imbrago, set da ferrata omologato, passo fermo e, soprattutto, capacità di tornare indietro se le condizioni peggiorano. Le Bocchette regalano panorami unici su campanili e pareti dolomitiche, ma pretendono esperienza vera, non improvvisazione.

Gran Paradiso: l’anello tra Chabod e Vittorio Emanuele II sotto i ghiacciai

 

Sul versante valdostano del Parco Nazionale Gran Paradiso, la Valsavarenche è uno di quei luoghi dove mi sento davvero dentro l’alta montagna. L’anello tra il Rifugio Federico Chabod e il Vittorio Emanuele II supera facilmente i mille metri di dislivello e si sviluppa per oltre 15 chilometri, a seconda delle varianti. È una giornata piena, da affrontare con passo regolare e margine di sicurezza sulle ore di luce.

Il Chabod guarda il versante nord-occidentale del massiccio, con una prospettiva ravvicinata su seracchi e ghiacciai. Il Vittorio Emanuele II, incastonato nella conca di Moncorvé, attorno ai 2.730 metri, regala un ambiente più aperto, fatto di pietraie e grandi valloni. Nel mezzo si alternano boschi, pascoli e tratti rocciosi, spesso frequentati da stambecchi e camosci: ogni volta che li incontro, mi fermo qualche minuto a osservarli a distanza, ricordandomi che siamo solo ospiti nel loro habitat.

fine estate, qui il contrasto termico è netto: mattine fredde, possibili lingue di ghiaccio nei punti in ombra, escursioni termiche marcate. Prima di partire controllo sempre l’apertura effettiva dei rifugi, perché una struttura chiusa cambia completamente gestione dell’acqua, dei pasti e di eventuali emergenze. Il Gran Paradiso dimostra bene che settembre in quota non è una coda di agosto, ma una stagione autonoma, più severa e affascinante.

Gran Sasso e Campo Imperatore: verso il Corno Grande e l’orizzonte appenninico

Per cambiare completamente prospettiva bisogna lasciare le Alpi e salire sull’altopiano di Campo Imperatore, nel massiccio del Gran Sasso d’Italia. Ogni volta che arrivo quassù resto colpito dalla vastità: prati d’alta quota, creste rocciose, pochissimi alberi e l’orizzonte che si allunga per decine di chilometri. Il Corno Grande, con i suoi 2.912 metri, domina il paesaggio e attira escursionisti su diversi itinerari, dalla Via Normale ai tracciati più impegnativi.

Anche sui percorsi classificati escursionistici, però, dislivello, quota e terreno richiedono preparazione seria. L’ambiente è esposto al vento, con cambi di meteo rapidi e nebbie capaci di cancellare i punti di riferimento in pochi minuti. In settembre mi è capitato più volte di partire con cielo sereno e ritrovarmi, nel pomeriggio, in un bianco uniforme che rendeva preziosissima la traccia GPS e la cartografia cartacea nello zaino.

Il Gran Sasso ricorda che l’Appennino non è una “copia ridotta” delle Alpi: il Corno Grande sfiora i 2.900 metri e l’ambiente può essere severo, soprattutto con il primo freddo serale. In cambio offre una lettura unica dell’Italia centrale, tra altopiani ondulati, rocce chiare e una sensazione di spazio aperto difficilmente replicabile altrove.

Pianificare la fine estate: luce, rifugi, meteo e attrezzatura

Dolomiti di Brenta, Gran Paradiso e Gran Sasso hanno in comune una cosa: a fine estate non perdonano leggerezze. La prima variabile che considero è sempre la luce. A settembre il tramonto arriva prima e un’ora di ritardo pesa molto di più che a luglio. Pianifico l’orario di rientro con un buon margine, tenendo conto anche di eventuali soste fotografiche o pause in rifugio.

La seconda è la gestione dei servizi in quota. Rifugi e impianti possono ridurre orari o chiudere del tutto: per questo, prima di partire, contatto direttamente i gestori o verifico i loro canali ufficiali. Sapere se troverò cena, acqua o un semplice punto d’appoggio può cambiare la scelta dell’itinerario.

Infine c’è il meteo, che sopra i 2.500 metri può ribaltarsi in poche ore. Nel mio zaino di fine estate non mancano mai strati termici, guscio impermeabile, guanti leggeri, cappello caldo, acqua, protezione solare e strumenti di orientamento. Per le vie ferrate aggiungo sempre casco, imbrago e set omologato. Settembre regala spesso sentieri più silenziosi e panorami limpidi, ma proprio per questo merita un approccio maturo: scegliere l’itinerario sulle condizioni reali, non solo sulla foto vista a casa.

Fabio Belmonte
Fabio Belmonte

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.

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