
Arrivare alla Grotta della Poesia a Roca Vecchia, zaino in spalla e scarpe da trekking leggere ai piedi, significa trovarsi davanti a uno degli affacci più sorprendenti del Salento sul mare Adriatico. La roccia calcarea si apre all’improvviso in un cerchio quasi perfetto, lasciando spazio a una piscina naturale collegata al mare, dove il colore dell’acqua cambia di continuo tra azzurro e turchese.
Camminando lungo il bordo roccioso, sento sempre la stessa sensazione: qui geologia, archeologia e mare condividono pochi metri di spazio. Non è solo un luogo da foto-ricordo o da tuffi spettacolari, ma un tratto di costa fragile, inserito nel sito archeologico di Roca Vecchia e sottoposto a regole precise. Per questo, quando programmo un’escursione in zona, considero sempre la Grotta della Poesia come una tappa da vivere con rispetto, più che come semplice piscina naturale.
La Grotta della Poesia si trova sulla costa adriatica del Salento, nel territorio di Melendugno, tra San Foca e Torre dell’Orso. È inserita nell’area archeologica di Roca Vecchia, un pianoro roccioso affacciato sul mare, raggiungibile facilmente in auto e poi a piedi lungo brevi tratti su roccia calcarea.
Ogni volta che arrivo in zona, la prima cosa che noto è il contrasto tra il paesaggio brullo e il blu profondo dell’Adriatico. Poi, all’improvviso, la roccia si apre e compare la grande cavità circolare della Grotta della Poesia, con l’acqua che cambia sfumature a seconda di luce, profondità e vento. È stata definita spesso una delle piscine naturali più belle del mondo: classifiche mediatiche, certo, ma che rendono l’idea dell’impatto visivo.
Da escursionista, però, la considero prima di tutto come un ambiente fragile, dove costa, mare e testimonianze archeologiche convivono in pochi metri, imponendo passo attento e grande rispetto.
La forma della Grotta della Poesia sembra quasi disegnata a tavolino: un bacino roccioso, circolare, aperto verso il cielo. In realtà è il risultato del crollo della volta di un’antica cavità carsica, scavata lentamente dall’acqua marina nella roccia calcarea del Salento. È una morfologia in continua trasformazione, non una cartolina immobile.
Camminando lungo il bordo, mi soffermo sempre sul collegamento con il mare aperto: passaggi nella roccia mettono in comunicazione diretta la piscina naturale con l’Adriatico. Onde, correnti e livello dell’acqua dipendono dalle condizioni del mare esterno, e questo, da escursionista, cambia radicalmente il modo di vivere il luogo.
Con mare mosso, quella che in foto appare come acqua calma diventa uno spazio dinamico e potenzialmente pericoloso. Le pareti non sono piattaforme progettate per i tuffi, ma scogliera viva, irregolare, segnata da erosione continua. È il mare stesso che ha creato la Grotta della Poesia e continua, lentamente, a modificarla.
La Grotta della Poesia è solo una parte del mosaico di Roca Vecchia, sito archeologico che racconta una frequentazione umana lunghissima, ben precedente al turismo balneare. Sulle stesse rocce che oggi raggiungiamo in sandali, per secoli sono passate comunità che guardavano ai Balcani dall’altra sponda dell’Adriatico.
Durante le mie visite, alterno sempre lo sguardo sull’acqua alla curiosità per le tracce archeologiche: mura, resti di fortificazioni, strutture di insediamenti stratificati. Nelle cavità della zona sono state trovate iscrizioni in lingue diverse, legate a pratiche cultuali e frequentazioni antiche, un patrimonio che spiega la tutela stringente del sito.
Intorno alla Grotta circolano leggende legate a una principessa o a una giovane donna che avrebbe ispirato poeti, forse all’origine del nome “Poesia”. Sono racconti suggestivi, ma vanno distinti dalle evidenze scientifiche. Camminando tra scogliere, torri costiere, baie sabbiose di Torre dell’Orso e il porto di San Foca, è facile capire come questo tratto di costa di Melendugno sia stato, da sempre, luogo di passaggi e incontri.
Un’uscita alla Grotta della Poesia sembra semplice, ma la considero a tutti gli effetti un piccolo itinerario su roccia costiera. Prima di partire controllo sempre due cose: le condizioni del mare Adriatico e le informazioni ufficiali del Comune di Melendugno e dei gestori dell’area archeologica su accessi, balneazione e regole in vigore.
La pressione turistica, soprattutto tra luglio e agosto, può essere elevata su una superficie rocciosa relativamente ridotta. È bene verificare parcheggi, eventuali ticket e percorsi obbligati, ricordando che recinzioni e delimitazioni servono sia alla sicurezza sia alla protezione delle superfici archeologiche. Per questo suggerisco di scegliere, quando possibile, periodi come giugno o settembre, quando l’affollamento cala ma l’acqua è ancora piacevole.
Dal punto di vista escursionistico, le calzature fanno la differenza: le infradito sono poco adatte a una roccia lisciata dall’erosione e scivolosa quando bagnata. Meglio sandali tecnici o scarpe da trekking leggere, zaino essenziale, acqua e cappello. E soprattutto, uno sguardo costante al mare: una piscina naturale collegata direttamente all’Adriatico segue sempre l’umore del vento e delle onde.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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