Dalle Alpi al mare in bicicletta, lo straordinario viaggio lungo la Ciclovia Alpe Adria

Fabio Belmonte  | 02 Ago 2026

Pedalare lungo la Ciclovia Alpe Adria significa attraversare le Alpi senza correre una gara, ma vivendo un viaggio che cambia chilometro dopo chilometro. Ho percorso questo itinerario da Salisburgo a Grado seguendo il tracciato ufficiale, circa 415 chilometri suddivisi in otto tappe, e l’impressione più forte è stata quella di passare lentamente da una dimensione alpina pura al respiro largo della pianura friulana e della laguna. Si parte tra guglie barocche e pareti rocciose, si scende attraverso vallate scavate da fiumi e ferrovie, si arriva con la ruota anteriore quasi a sfiorare l’Adriatico.

È un viaggio adatto a chi ama il trekking e l’escursionismo su due ruote, più che la performance sportiva: richiede programmazione, consapevolezza dei dislivelli e una certa familiarità con giornate intere in sella, ma restituisce la sensazione rara di un filo continuo tra montagna e mare.

Cos’è la Ciclovia Alpe Adria e che tipo di viaggio offre

La Ciclovia Alpe Adria collega Salisburgo a Grado lungo 415 chilometri, attraversando Austria e Friuli Venezia Giulia. L’itinerario ufficiale è suddiviso in otto tappe, per circa trenta ore effettive sui pedali, con un dislivello positivo complessivo di circa 5.410 metri e uno negativo leggermente superiore.

Quando l’ho percorsa, non l’ho vissuta come una ciclovia “facile”, ma come un viaggio accessibile a chi ha un minimo di allenamento e sa gestire tappe consecutive. L’impatto vero non è dato solo dalle salite, ma dalla continuità dello sforzo: serve abituarsi a stare in sella per molte ore, spesso con borse cariche o carrellino.

Il tracciato alterna piste ciclabili, strade secondarie, argini fluviali e lunghi tratti ricavati da ferrovie dismesse, in particolare nel Friuli montano. Questo significa paesaggi spettacolari, ma anche la necessità di pianificare bene eventuali tappe intermedie, dove dormire e come affrontare i tratti più esposti al traffico.

Dalle valli del Salisburghese alla Carinzia, fino al confine italiano

 

La partenza dalla Mozartplatz di Salisburgo ha sempre qualcosa di teatrale: pochi minuti prima sei tra palazzi barocchi e caffè storici, poco dopo segui il fiume Salzach e senti le prime montagne chiudersi all’orizzonte. La prima tappa ufficiale termina a Bischofshofen, dopo aver toccato Hallein e Golling e sfiorato il castello di Hohenwerfen, che domina la valle come una sentinella di pietra.

Su questo tratto, classificato facile, ho percepito però una criticità: tra Golling e Werfen alcuni segmenti corrono su strade aperte al traffico. Capisci subito che “ciclovia” non significa sempre sede protetta. Non a caso il sito ufficiale consiglia alle famiglie di saltare in treno questo passaggio. Da Bischofshofen a Bad Gastein la valle si restringe e la salita verso la valle di Gastein si fa più decisa, con un tunnel ciclabile di circa 1,5 chilometri. A Böckstein la bici sale sul treno che attraversa il tunnel dei Tauri: un valico aggirato, non eliminato, che introduce alla Carinzia e alla lunga discesa verso Spittal an der Drau e Villach.

La magia della vecchia ferrovia Pontebbana e l’ingresso in Friuli

L’ingresso in Italia, verso Tarvisio, è uno dei momenti che ricordo meglio: la salita da Arnoldstein non è estrema, ma il cambio di Paese, lingua e segnaletica si sente subito. Da qui la val Canale e l’ex ferrovia Pontebbana trasformata in pista ciclabile sono un piccolo paradiso per chi ama lunghe traversate. Pedalare sui viadotti e attraversare le gallerie dove un tempo correvano i treni, tra Pontebba, Chiusaforte e Moggio Udinese, dà la sensazione di scorrere sospesi a mezza costa, con le gole della Fella sotto e le pareti rocciose ai lati. Le pendenze restano contenute proprio perché il tracciato ricalca quella ferrovia storica.

Da Coccau a Grado i chilometri sono circa 175, con una quota massima di poco superiore agli 800 metri in zona Camporosso. Oltre Venzone il paesaggio si apre, le Alpi arretrano e la ciclovia inizia a dialogare con la pianura friulana, alternando tratti asfaltati a segmenti con fondo più vario, dove una bici da trekking robusta, o una gravel, fa davvero la differenza.

Organizzare il viaggio: tappe, stagione, bici e gestione logistica

Affrontare la Ciclovia Alpe Adria come viaggio completo richiede un minimo di strategia, soprattutto se, come me, arrivate dal mondo del trekking e delle lunghe traversate a piedi. Gli otto giorni proposti dal tracciato ufficiale sono una buona base, ma nulla vieta di spezzare le tappe in più segmenti, soprattutto tra Tarvisio e Udine, dove i paesi e la rete ferroviaria (quando attiva) aiutano molto. La stagione migliore va indicativamente da fine primavera a inizio autunno, tenendo conto che sulle Alpi il meteo può cambiare in fretta. Ho trovato particolarmente gradevoli giugno e settembre, con meno traffico turistico e temperature più gestibili.

Quanto alla bici, una trekking bike o una gravel con portapacchi è la scelta più versatile; la bici elettrica aiuta a rendere più morbide le salite verso la valle di Gastein e il confine. Prima di partire conviene verificare lo stato dei lavori sulla linea Udine–Tarvisio, le eventuali chiusure estive e la disponibilità di trasporto bici su treni e bus sostitutivi, così da avere piani B in caso di imprevisti meccanici o maltempo.

Fabio Belmonte
Fabio Belmonte

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.

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