
Pedalare lungo la Ciclovia Alpe Adria significa attraversare le Alpi senza correre una gara, ma vivendo un viaggio che cambia chilometro dopo chilometro. Ho percorso questo itinerario da Salisburgo a Grado seguendo il tracciato ufficiale, circa 415 chilometri suddivisi in otto tappe, e l’impressione più forte è stata quella di passare lentamente da una dimensione alpina pura al respiro largo della pianura friulana e della laguna. Si parte tra guglie barocche e pareti rocciose, si scende attraverso vallate scavate da fiumi e ferrovie, si arriva con la ruota anteriore quasi a sfiorare l’Adriatico.
È un viaggio adatto a chi ama il trekking e l’escursionismo su due ruote, più che la performance sportiva: richiede programmazione, consapevolezza dei dislivelli e una certa familiarità con giornate intere in sella, ma restituisce la sensazione rara di un filo continuo tra montagna e mare.
La Ciclovia Alpe Adria collega Salisburgo a Grado lungo 415 chilometri, attraversando Austria e Friuli Venezia Giulia. L’itinerario ufficiale è suddiviso in otto tappe, per circa trenta ore effettive sui pedali, con un dislivello positivo complessivo di circa 5.410 metri e uno negativo leggermente superiore.
Quando l’ho percorsa, non l’ho vissuta come una ciclovia “facile”, ma come un viaggio accessibile a chi ha un minimo di allenamento e sa gestire tappe consecutive. L’impatto vero non è dato solo dalle salite, ma dalla continuità dello sforzo: serve abituarsi a stare in sella per molte ore, spesso con borse cariche o carrellino.
Il tracciato alterna piste ciclabili, strade secondarie, argini fluviali e lunghi tratti ricavati da ferrovie dismesse, in particolare nel Friuli montano. Questo significa paesaggi spettacolari, ma anche la necessità di pianificare bene eventuali tappe intermedie, dove dormire e come affrontare i tratti più esposti al traffico.
La partenza dalla Mozartplatz di Salisburgo ha sempre qualcosa di teatrale: pochi minuti prima sei tra palazzi barocchi e caffè storici, poco dopo segui il fiume Salzach e senti le prime montagne chiudersi all’orizzonte. La prima tappa ufficiale termina a Bischofshofen, dopo aver toccato Hallein e Golling e sfiorato il castello di Hohenwerfen, che domina la valle come una sentinella di pietra.
Su questo tratto, classificato facile, ho percepito però una criticità: tra Golling e Werfen alcuni segmenti corrono su strade aperte al traffico. Capisci subito che “ciclovia” non significa sempre sede protetta. Non a caso il sito ufficiale consiglia alle famiglie di saltare in treno questo passaggio. Da Bischofshofen a Bad Gastein la valle si restringe e la salita verso la valle di Gastein si fa più decisa, con un tunnel ciclabile di circa 1,5 chilometri. A Böckstein la bici sale sul treno che attraversa il tunnel dei Tauri: un valico aggirato, non eliminato, che introduce alla Carinzia e alla lunga discesa verso Spittal an der Drau e Villach.
L’ingresso in Italia, verso Tarvisio, è uno dei momenti che ricordo meglio: la salita da Arnoldstein non è estrema, ma il cambio di Paese, lingua e segnaletica si sente subito. Da qui la val Canale e l’ex ferrovia Pontebbana trasformata in pista ciclabile sono un piccolo paradiso per chi ama lunghe traversate. Pedalare sui viadotti e attraversare le gallerie dove un tempo correvano i treni, tra Pontebba, Chiusaforte e Moggio Udinese, dà la sensazione di scorrere sospesi a mezza costa, con le gole della Fella sotto e le pareti rocciose ai lati. Le pendenze restano contenute proprio perché il tracciato ricalca quella ferrovia storica.
Da Coccau a Grado i chilometri sono circa 175, con una quota massima di poco superiore agli 800 metri in zona Camporosso. Oltre Venzone il paesaggio si apre, le Alpi arretrano e la ciclovia inizia a dialogare con la pianura friulana, alternando tratti asfaltati a segmenti con fondo più vario, dove una bici da trekking robusta, o una gravel, fa davvero la differenza.
Affrontare la Ciclovia Alpe Adria come viaggio completo richiede un minimo di strategia, soprattutto se, come me, arrivate dal mondo del trekking e delle lunghe traversate a piedi. Gli otto giorni proposti dal tracciato ufficiale sono una buona base, ma nulla vieta di spezzare le tappe in più segmenti, soprattutto tra Tarvisio e Udine, dove i paesi e la rete ferroviaria (quando attiva) aiutano molto. La stagione migliore va indicativamente da fine primavera a inizio autunno, tenendo conto che sulle Alpi il meteo può cambiare in fretta. Ho trovato particolarmente gradevoli giugno e settembre, con meno traffico turistico e temperature più gestibili.
Quanto alla bici, una trekking bike o una gravel con portapacchi è la scelta più versatile; la bici elettrica aiuta a rendere più morbide le salite verso la valle di Gastein e il confine. Prima di partire conviene verificare lo stato dei lavori sulla linea Udine–Tarvisio, le eventuali chiusure estive e la disponibilità di trasporto bici su treni e bus sostitutivi, così da avere piani B in caso di imprevisti meccanici o maltempo.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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