
La prima volta che sono entrato in Valcellina ho avuto la sensazione che fosse l’acqua, più che le montagne, a dettare le regole del paesaggio. Tra Barcis e la Riserva naturale della Forra del Cellina il torrente ha inciso gole profonde, scavando nella roccia forme che sembrano quasi architetture naturali.
A pochi chilometri di distanza, lo stesso corso d’acqua si allarga nel lago di Barcis, dove il verde smeraldo cambia tono a ogni variazione di luce e di meteo. Camminare qui significa seguire un filo continuo: quello dell’acqua che da bacino artificiale si trasforma in corrente impetuosa, affiancata da vecchie strade scavate nella parete e da sentieri che salgono nei boschi delle Prealpi friulane. Ogni volta che torno in valle, cerco di alternare il fondo gola ai punti panoramici in quota: solo così, dall’alto e dal basso, questa valle stretta rivela davvero il suo carattere.
La Valcellina si trova nel Friuli-Venezia Giulia occidentale, in provincia di Pordenone, e segue il corso del torrente Cellina tra la pianura e le Prealpi Carniche. È una valle relativamente corta ma molto articolata, dove il paesaggio cambia rapidamente tra gole strette, versanti boscati e tratti più aperti. Il cuore scenografico è la Riserva naturale regionale della Forra del Cellina, che protegge la porzione di gola compresa tra Barcis, Andreis e Montereale Valcellina.
Per chi ama il trekking, la valle offre un mix raro: una forra profondamente incisa, un lago artificiale dal colore cangiante e una rete di vecchie strade e sentieri che raccontano la storia dei collegamenti tra montagna e pianura. Personalmente, considero la Valcellina una delle migliori “aule a cielo aperto” del Friuli: in pochi chilometri si leggono la geologia della roccia, l’azione dell’acqua e il tentativo dell’uomo di ritagliarsi un passaggio dove la montagna sembrava chiusa.
Il tratto più impressionante della Valcellina è la forra vera e propria: un canyon nel quale le pareti calcaree si stringono fino a lasciare al torrente un corridoio minimo. Qui l’acqua, in milioni di anni, ha inciso le rocce carbonatiche sfruttando fratture e punti deboli, scavando marmitte, strettoie e cavità che oggi si osservano a picco sull’alveo. Camminando lungo i punti autorizzati ci si rende conto di quanto il lavoro erosivo sia ancora in corso, con il rumore del Cellina che rimbalza tra le pareti.
Poco più a monte, il paesaggio cambia radicalmente con il Lago di Barcis. Il bacino è artificiale, legato agli impianti idroelettrici, ma il colore resta uno dei più fotogenici del Friuli. A ogni mia visita il lago si presenta diverso: a volte verde intenso, altre quasi turchese, a seconda di luce, sedimenti in sospensione, livello dell’acqua e condizioni del cielo. Un facile percorso ad anello permette di costeggiare il lago e cogliere queste variazioni cromatiche da più punti panoramici.
La vecchia strada della Valcellina è uno dei tratti che più mi colpiscono a ogni ritorno in zona. Costruita all’inizio del Novecento per servire anche gli impianti idroelettrici, correva aggrappata alla gola, tra gallerie scavate a mano e tratti intagliati direttamente nella roccia. Oggi non è più l’asse principale di collegamento, ma alcuni segmenti sono visitabili, sempre seguendo le indicazioni degli enti gestori. Camminare qui significa leggere, passo dopo passo, la fatica di chi cercò di aprire un varco in un ambiente ostile ai collegamenti.
Per avere una visione d’insieme della valle, vale la pena salire verso il settore del Dint, sopra Barcis. Da questi percorsi si domina la forra dall’alto, con il cosiddetto Skywalk che si protende nel vuoto offrendo un affaccio diretto sulla valle. È un punto in cui mi fermo spesso in silenzio: sotto corre il Cellina, stretto tra le pareti, mentre alle spalle i boschi risalgono verso le creste prealpine.
Dal punto di vista escursionistico, il periodo migliore per visitare la Valcellina va in genere dalla primavera all’autunno, evitando le giornate di forte maltempo che possono rendere più critici i tratti esposti o in forra. Alcune aree della Riserva naturale regionale della Forra del Cellina, inclusi segmenti della vecchia strada, seguono regolamenti e orari specifici: prima di mettersi in cammino controllo sempre siti istituzionali o punti informativi locali per verificare aperture e eventuali chiusure per rischio frane.
I percorsi sul fondovalle e intorno al Lago di Barcis sono adatti anche a chi ha poca esperienza, mentre i sentieri panoramici verso Dint e i rilievi circostanti richiedono passo sicuro, calzature da trekking e attenzione a pioggia, neve o ghiaccio. Consiglio di portare con sé una giacca impermeabile leggera, bastoncini telescopici e una cartografia aggiornata o tracce GPS affidabili. Chi preferisce un approccio più soft può usare Barcis come base per passeggiate brevi e soste panoramiche, senza rinunciare a uno sguardo ravvicinato sulla forra dove consentito.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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