
C’è un momento, in un cammino di più giorni, in cui il corpo smette di avvertire la fatica e diventa soltanto presente: capita all’improvviso, con i piedi a mollo nella fontana di una piazza di paese, in un piatto condiviso a un’unica lunga tavolata, in una risata condivisa con chi il giorno prima non conoscevi nemmeno. È stato proprio uno di quei momenti a farmi capire cosa fosse davvero il Va’ Sentiero Fest. Ve lo racconto dall’inizio.
Va’ Sentiero non è un nome nuovo per chi segue il mondo dei cammini italiani: è il progetto nato nel 2019 dall’idea di Yuri Basilicò e Sara Furlanetto, che ha attraversato a piedi l’intero Sentiero Italia, oltre 7.000 km e 7 mesi di cammino, raccontandolo con foto, video, un libro e un sito diventato un punto di riferimento per gli appassionati.
Il Fest è l’evoluzione naturale di quel lavoro: un trekking di due settimane che intreccia il cammino a un calendario di eventi culturali diffusi nei paesi attraversati, incontri, cene, laboratori, serate di comunità.
L’iscrizione alle singole tappe è libera e gratuita: chiunque può unirsi anche solo per un giorno, con uno zaino, la voglia di camminare e di conoscere nuove persone. È un dettaglio che vale la pena sottolineare, perché racconta bene la filosofia del progetto: non un evento per addetti ai lavori, ma un cammino aperto e condiviso.
Dopo l’edizione zero del 2025, tra Molise e Abruzzo, l’edizione 2026 ha attraversato il Pollino da un mare all’altro: tredici giorni, 190 chilometri, dal 5 al 17 luglio, grazie alla collaborazione con Catasta, l’impresa sociale che gestisce l’hub turistico di Campotenese, nell’ambito del progetto “Next Stop Pollino”.
Mi sono unito al gruppo a Terranova di Pollino, in Basilicata, quando il gruppo aveva già percorso oltre metà del suo itinerario: dietro c’erano giorni di cammino che non avevo vissuto, davanti restava la parte che sarebbe stata mia, fino al traguardo sullo Ionio.
Quello che non mi aspettavo era la naturalezza con cui il gruppo mi ha accolto. Nessuno mi ha chiesto perché arrivassi solo adesso, nessuno mi ha trattato da ospite dell’ultimo minuto: in pochi minuti ero già dentro le conversazioni, i soprannomi, le battute che si erano costruite nei giorni precedenti, come se ci fossi sempre stato anch’io.
Da Terranova, il cammino si è snodato tra boschi e crinali silenziosi, chilometri che hanno scaldato le gambe senza metterle troppo alla prova: la mia prima tappa, che ci ha portati dritti a San Lorenzo Bellizzi, appena 450 abitanti, con un’intera giornata di sosta ad aspettarci.
In un paese così piccolo, fermarsi per un giorno intero non significa solo riposare le gambe. È bastato camminare per le strade perché qualcuno si fermasse a salutare, attaccasse discorso volentieri, o invitasse a sederci al bar per una partita a carte: non per cortesia verso ospiti di passaggio, ma perché lì un volto nuovo si nota, e si accoglie.
La connessione internet era complicata quasi ovunque, e per una volta non è stato un problema da risolvere ma un sollievo da accettare: niente da controllare, niente notifiche a interrompere una conversazione. Ho capito, quel giorno, che il tempo che scorre senza avere nulla da fare è semplicemente una cosa bellissima, e che nella vita di tutti i giorni, sempre iperconnessi e sempre attivi, ce lo dimentichiamo quasi sempre.
La sera, la Pro Loco ha organizzato delle cene straordinarie: musica popolare, sorrisi, la voglia di stare insieme che si respirava in ogni angolo. È in momenti come questo che il senso del Fest si coglie più a fondo: non solo un cammino, ma un modo di rimettersi in contatto con luoghi e persone che normalmente si attraversano di corsa, o non si incontrano affatto.
Da San Lorenzo Bellizzi il cammino è ripartito verso le Gole del Raganello, tra pareti a strapiombo, attraversamenti di torrenti, scorci da trattenere il fiato, fino al passaggio sul Ponte del Diavolo, con davanti la salita finale verso Civita, enclave arbëreshe e Borgo Bandiera Arancione.
L’ultimo chilometro è stato difficile da affrontare: salita con pendenze severe, che si sentiva nelle gambe dopo venti chilometri alle spalle, con il profilo del paese che si avvicinava lentissimo.
Poi, all’improvviso, la piazza centrale, con la sua grande fontana.
Ci siamo ritrovati tutti lì, uno dopo l’altro, man mano che il gruppo arrivava: chi con i piedi immersi nell’acqua, chi con una birra ghiacciata in mano, tutti, senza eccezione, enormemente orgogliosi di aver chiuso quella tappa.
L’arrivo a Sibari Arrivare al mare, dopo giorni di montagna, è stata un’emozione particolare. Per molti di chi era partito dal Tirreno si è chiuso un percorso durato due intere settimane; per me solo una, ma il momento è stato lo stesso per tutti: quello dei saluti. Ci siamo salutati sapendo di aver condiviso qualcosa di raro, di quelle esperienze che restano addosso più a lungo dei chilometri percorsi, e la sensazione, più forte di tutte, era la gratitudine per averlo vissuto.
Il Fest è organizzato da Va’ Sentiero, ma a portarlo nel Pollino ha contribuito anche Catasta, insieme ad altre realtà del territorio, anche istituzionali, come l’Ente Parco Nazionale del Pollino e il Dipartimento Turismo della Regione Calabria. Catasta è una cooperativa sociale che dal 2021 gestisce a Campotenese, nel comune di Morano Calabro, un hub che è insieme punto di accoglienza, bottega di prodotti tipici, spazio culturale e punto informazioni per chi arriva nel Parco del Pollino. È da qui che è partita la collaborazione con Va’ Sentiero: un modo per mettere in rete le risorse del territorio e costruire un sistema di promozione che parte dal basso, dalle comunità locali.
La struttura è sorprendente avveniristica. Posizionata sul pianoro di Campotenese a 1.000 metri di quota. Ma ancora più bella è l’accoglienza di Giovanni e Manuela, che la gestiscono: ci hanno accolti con i prodotti del territorio e con tanti sorrisi, lo stesso spirito che si ritrova poi lungo tutto il cammino, nei borghi attraversati dal Fest.
Da Terranova a Sibari sono solo sette giorni, sulla carta. Ma bastano a lasciare addosso qualcosa che non se ne va facilmente: il peso leggero di uno zaino diventato abitudine, il sapore di una partita a carte con chi il giorno prima non conoscevi, gli occhi lucidi di chi, come me, si è ritrovato a salutare compagni di cammino come se li conoscesse da una vita intera.
Non ho attraversato tutto il Pollino, ma il Pollino, in qualche modo, ha attraversato me. E se ripenso a quella fontana di Civita, ai piedi in ammollo e alle birre ghiacciate, capisco che non serve percorrere l’intero cammino per portarsene a casa l’anima.
L’edizione 2026 del Va’ Sentiero Fest si è conclusa il 17 luglio a Sibari, ma il progetto continua: Va’ Sentiero è già al lavoro sulle prossime spedizioni, e Catasta prosegue tutto l’anno le sue attività di promozione del Parco del Pollino, tra eventi, laboratori e degustazioni all’hub di Campotenese
Sono un appassionato escursionista, sciatore e mountainbiker con una vera e propria passione per l'avventura e la bellezza della montagna. Amo la sensazione di solitudine che si prova camminando o pedalando tra i monti e mi piace condividere queste esperienze con altri appassionati. In questo momento sto cercando attivamente un lavoro che mi permetta di vivere la mia passione tutto l'anno e di esplorare sempre nuove destinazioni.
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